CONSIGLI NON RICHIESTI/ I tre criteri per dare soldi alle Pmi senza buttarli via

- Carlo Pelanda

Il Governo dovrebbe adottare una strategia di differenziazione degli interventi a sostegno dell’economia per evitare il peggio

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La varietà di situazioni oggetto di necessario aiuto economico/normativo eccede quella dei provvedimenti decisi dal Governo o in bozza. In sintesi, c’è un gap evidente tra domanda e offerta di facilitazioni, superiore e anomalo in relazione alle nazioni europee comparabili. Il settore del turismo e ristorazione, per esempio, non sta ricevendo i sostegni necessari, così come quelli dei trasporti, agricoltura e altri. Mentre molte risorse trovano impieghi di dubbia efficacia del denaro pubblico, dissipandolo.

In particolare, è discutibile la scelta di assumere in autunno decine di migliaia di insegnanti in base a un criterio di diradamento delle classi che ha altre soluzioni più efficienti mentre quei soldi pubblici servirebbero a rafforzare il presidio medico diffuso e altre spese più utili o comunque, visto che sono a debito, risparmiate. In generale, appare confermato quanto lo scrivente ha qui abbozzato tempo fa: il Governo non riesce a differenziare gli interventi indirizzandoli dove veramente servono così dissipando una quantità eccessiva di risorse.

Il metodo giusto sarebbe quello di classificare i settori economici in tre categorie: vanno bene (circa il 35%, stime di luglio del gruppo di ricerca dello scrivente); con i giusti sostegni potranno riprendersi rapidamente (circa il 40%); hanno bisogno di una terapia intensiva economica prolungata (circa il 25%).

La prima categoria, per andare meglio, ha solo bisogno di facilitazioni fiscali. La seconda è più sensibile agli investimenti in infrastrutture/costruzioni e il denaro pubblico, nonché la semplificazione burocratica, dovrebbero essere lì concentrati in quantità superiori e tempi inferiori a quelli oggi visibili e prevedibili. Nella terza ci sono aziende di vario tipo che hanno bisogno di rateazioni lunghissime del debito fiscale e/o suo condono parziale, sostegni per il merito di credito e iniezioni di capitale a fondo perduto. Ma il Governo offre solo una cassa integrazione quasi generalizzata fino a novembre, vieta i licenziamenti fino a dicembre (e a gennaio cosa succede?) invece di dare ai lavoratori protezioni vere in caso di licenziamento.

È comprensibile che il Governo sia in affanno per una situazione complessa reale e interna. Ma almeno studi il metodo giusto di politica economica e copi le nazioni che lo applicano, Germania in particolare, e cerchi di limitare l’indebitamento indirizzando le risorse dove veramente servono.

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