Consultazioni Mattarella, caos crisi Governo/ Renzi ‘scarica’ Conte, Pd non risponde

- Niccolò Magnani

Consultazioni da Mattarella chiuse per oggi: crisi di Governo in diretta video streaming dal Quirinale. Scenari e ultime notizie: Renzi ‘scarica’ Conte, Pd non risponde a domande

andrea marcucci
Consultazioni Mattarella, Pd: Nicola Zingaretti e Andrea Marcucci (LaPresse)

«Grande preoccupazione per l’apertura della crisi di Governo, atto irresponsabile di chi l’ha aperta», attacca subito il Segretario del Pd Nicola Zingaretti uscendo con la delegazione Dem al Quirinale. «Serve risolvere crisi in tempi rapidi, noi siamo disponibili a sostenere un Governo con Giuseppe Conte alla guida», aggiunge il Governatore del Lazio. Un Governo che conti su ampia e solida maggioranza parlamentare, con obiettivo europeista e solidale: per Zingaretti «servono le riforme istituzionali di cui il Paese ha bisogno per ripartire in fretta, a partire da una nuova legge elettorale di stampo proporzionale».

La sfida del Pd è la stessa di Conte, aperta a tutte le realtà all’interno del Parlamento: «ci facciamo carico con responsabilità di questa missione per aiutare l’Italia ad uscire a testa alta che noi non abbiamo voluto». Clamorosa la scena al termine del breve comunicato letto da Zingaretti all’uscita dalle Consultazioni con il Colle: i giornalisti provano a porre le prime domande, ma il Segretario del Pd stoppa tutti dicendo che non risponderà a nessuna domanda e se ne va rapidamente scuro in volto dimostrando come probabilmente le possibilità del Conte-ter siano assai più inferiori di questa mattina. “Pesa” anche la telefonata fatta in extremis fatta da Giuseppe Conte a Matteo Renzi prima di salire al Quirinale – confermato dal leader Iv dopo le Consultazioni – il che conferma un segno politico di “debolezza” per chi al momento non riesce a costruire una trattativa vincente sul nodo dei responsabili.

LE DICHIARAZIONI DI MATTEO RENZI

«Attendiamo di capire se la valutazioni degli altri partiti è quella di coinvolgere Italia Viva e nel caso allora chiediamo di discutere di idee per il Recovery Plan: ma se questa disponibilità non vi fosse, allora siamo disposti ad un Governo istituzionale o alle Elezioni. Conte-ter? Nessun veto o ricatto ma vogliamo discutere di contenuti e non abbiamo fatto il nome di Conte», così spiega Matteo Renzi dopo le Consultazioni al Presidente Mattarella nel fulcro della crisi di Governo. «Abbiamo ringraziato il Presidente Mattarella per il lavoro di questi 6 anni: abbiamo espresso la preoccupazione non solo per la crisi politica, ma per quella sanitaria, economica ed educativa dopo la pandemia», rilancia il leader di Italia Viva.

«Questa non è una discussione tra caratteri e piccoli risentimenti, non è vero. La narrazione monocorde non sta né in cielo né in terra, noi chiediamo di discutere di contenuti: siamo disponibili a rinunciare alle nostre responsabilità, non è recuperando un voto o in 2 in Senato si possa risolvere la crisi totale del Covid», sottolinea ancora Renzi: Scuola, economia, lavoro e licenziamenti, questi i punti di priorità dettati anche davanti al Presidente Mattarella. «La politica deve occuparsi delle nuove generazioni. Di questi temi abbiamo cercato di parlare con Conte fino a poche settimane fa ma poi abbiamo deciso di lasciare poltroni e ministeri», dichiara l’ex Premier dem. La proposta è quella di portare il Paese ad una discussione vera sul Recovery Plan: «quei 209 miliardi sono decisivi, se spesi male sarà debito cattivo come dice Draghi, se spesi bene invece riusciremo a ripartire da questa crisi. C’è bisogno del Next Generation Eu quindi andare a elezioni sarebbe un errore enorme, serve un Governo e serve fare presto: disponibili ad individuare le soluzioni più opportune. Preferiamo un Governo di natura politica ad un tecnico, ma lo appoggeremo comunque». Quale è la maggioranza che può comporre il nuovo Governo? Per Renzi «noi non siamo inaffidabili né irresponsabili. Abbiamo sentito parole e insulti contro di noi, vogliamo sapere dagli altri partiti se ritengono Italia Viva parte o non parte di una maggioranza. La caccia ai responsabili non ha prodotto alcuna altra maggioranza, rimettiamo la decisione a chi ha messo veti su di noi». È entrata al Colle la delegazione del Pd, a breve le dichiarazioni.

LA POSIZIONE DI LEU

«Questa crisi non è stata capita e l’ha aperta chi poi nega di averla aperta e il giorno dopo spiega invece il perché è nata», molto duro il commento di Federico Fornaro e Rossella Muroni all’uscita delle Consultazioni dei LeU a Mattarella, mentre al momento dentro a colloquio con il Capo dello Stato sono arrivati Renzi, Boschi, Bellanova, Faraone ovvero la delegazione di Italia Viva. Anche Liberi e Uguali puntano tutto sul Conte-ter, ma sono diversi i retroscena che invece danno sempre più difficile la possibilità che Giuseppe Conte rimanga ancora a Palazzo Chigi.

«Il Paese ha bisogno di responsabilità e coesione: serve un piano pandemico, di vaccinazione, serve la ripresa economica e il Recovery Fund: per queste ragioni abbiamo indicato al Presidente Mattarella la disponibilità a proseguire l’esperienza con il Presidente Giuseppe Conte», spiega ancora Fornaro, sottolineando come l’alleanza M5s-Pd-LeU deve essere salda alla base «ma che possa allargarsi a chi crede nei valori costituzionali ed europeisti solidali: il primo step è la verifica sul Conte-ter». Governo più ampio con la Lega, viene chiesto a LeU con la risposta netta «Quando si apre la crisi al buio bisogna essere prudenti, serve verificare se questa maggioranza ha i numeri per poter continuare. Non serve anticipare i passaggi futuri specie in una crisi al buio». Le trattative a Palazzo Chigi invece proseguono con le telefonate a membri singoli di Forza Italia e centristi, ma i numeri non “decollano” e la possibilità di un Conte-ter resta al momento tutt’altro che probabile almeno dopo questo primo giro di Consultazioni. Riportiamo un rumor in arrivo dal Palazzo, ovvero il “veto” richiesto da Renzi non solo su Giuseppe Conte ma anche sul commissario Arcuri: con loro via, Italia Viva potrebbe scendere a compromessi per formare un nuovo Governo.

BONETTI: “APERTI A TUTTI I NOMI, NON SOLO CONTE”

Nel pomeriggio attesi gli interventi di LeU, Italia Viva e Partito Democratico alle Consultazioni con il Capo dello Stato Mattarella con due idee ben diverse su come risolvere la crisi di Governo: «Siamo cosi coerenti con la necessità di interpretare una visione politica per il Paese che non poniamo nomi oggi. Il tema non è chi, ma cosa vogliamo fare per l’Italia, una visione di una identità politica su cui costruire una maggioranza politica chiara», ha spiegato l’ex Ministra Iv Elena Bonetti a Tg Com24 allontanando l’ipotesi di un Conte-ter ma non escludendo alcuna ipotesi sul tavolo.

Di contro, Pd e Leu puntano dritto al nuovo incarico per Giuseppe Conte con le trattative però tutt’altro che semplici per la mancanza di numeri e volontà “assolute” di ricostituire la precedente maggioranza: un esempio su tutti, il commento del deputato M5s Pino Cabras tutt’altro che disponibile ad un nuovo accordo con i renziani, «Il gioco di Renzi è quello del ricattatore. Cioè di uno che pone le questioni in modo radicale e azzardato in base ad un suo calcolo politico. Il ricattatore se si andasse ad elezioni adesso perderebbe qualsiasi potere di controllo perché Italia Viva verrebbe spazzata via. Non è un partito radicato nel territorio. Quello che vuole Renzi è rimuovere Conte». Ecco le delegazioni che si presenteranno a breve nelle sale del Quirinale per le Consultazioni con Mattarella: LeU con Fornaro e Muroni; Italia Viva con Faraone, Boschi, Bellanova e Renzi; Pd con Zingaretti, Delrio, Marcucci, Cuppi e Orlando.

+EUROPA E RESPONSABILI: LE DICHIARAZIONI

È terminata la prima parte delle Consultazioni da Mattarella in questo giovedì 28 gennaio, con le importanti prese di posizioni del “nuovo” gruppo Europeisti-Maie-CentroDemocratico e della delegazione PiùEuropa-Azione: da un lato l’appoggio incondizionato al Conte-ter, con la conferma di nuove «trattative in corso con senatori per allargare i cordoni del gruppo responsabili» (cit. Riccardo Merlo, leader del Maie) dall’altro la stroncatura netta dei radicali al Premier dimissionario, con l’invocazione ad un nuovo Governo “Ursula” che possa cambiare quasi del tutto il Recovery Plan.

Partiamo dalla Bonino, durissima nella sua dichiarazione al Quirinale: «dopo il tentativo di dare vita a suo sostegno in modo piuttosto contraddittorio e disordinato di un Gruppo parlamentare senza alcuna coerenza politica, che utilizza come mero schermo il richiamo all’europeismo. Azione e Più Europa sono impegnate nella costruzione di un progetto inclusivo aperto a rappresentanze di forze riformatrici, profondamente europeiste». Per chiudere la crisi di Governo invece l’opzione dei centristi-responsabili resta quella del Conte-ter: «Un reincarico a Conte in un contesto difficile come questo ci sembra necessario, è l’unico punto di equilibrio possibile in questa legislatura. Poi bisognerà lavorare ad un governo ancora più autorevole di quello attuale in grado di fare breccia sulle incertezze in ambito parlamentare», ha spiegato Bruno Tabacci del Centro Democratico. Nel frattempo nell’ultima Enews Matteo Renzi torna ad attaccare Giuseppe Conte e il sistema dei media “sdraiati” a quanto esce da Palazzo Chigi: «sta andando a sbattere su vaccini, economia e scuola. Prendo atto che in parlamento non c’è più una maggioranza giustizialista, oggi Bonafede non avrebbe avuto i voti necessari per la sua relazione».

AUTONOMIE E MISTO: LE CONSULTAZIONI

«Abbiamo una preferenza per un eventuale Conte Ter. Abbiamo avuto una buona esperienza con Conte che ci ha sempre dato una mano. Pensiamo sia un punto di equilibrio tra tutti i partiti che formano questo governo e senza di lui è difficile avere una stabilità», ha spiegato la senatrice Julia Unterberger del Gruppo “Per le Autonomie” dopo le Consultazioni al Colle con il Presidente Mattarella sulla crisi di Governo. Il rappresentante della Valle d’Aosta ha poi ricordato l’importanza della montagna in questi momenti di fortissima crisi Covid, «abbiamo proposto un Ministero nel Conte-ter che si occupi delle comunità montane».

Al secondo colloquio invece il Gruppo Misto al Senato con LeU: «Esposto al Presidente le preoccupazioni sulla crisi di Governo, la riteniamo grave e irresponsabile», spiega Loredana De Petris (Gruppo Misto, LeU) al termine del colloquio con il Capo dello Stato. Il Gruppo ha richiesto il sostegno al Governo Conte-ter qualora dovesse nascere tale maggioranza, «bisogna costruire attorno al Presidente Conte rinforzando la maggiorana e allargarla su contenuti Covid e futuro Recovery Fund». Sulla presenza di Italia Viva nel Governo, la De Petris assieme a Pietro Grasso e Sandro Ruotolo sono netti «giudizio molto duro e negativo su di loro perché hanno aperto la crisi. Non spetta a noi capire cosa dirà Renzi a Mattarella, siamo aperti ai parlamentari di Italia Viva però, serve una maggioranza stabile».

IL DIETROFRONT DI VITALI (FORZA ITALIA): “NO CONTE-TER”

I “piccoli” al mattino, la prima parte dei “pezzi grossi” al pomeriggio: le Consultazioni di Mattarella entrano nel vivo mentre gli scenari sulla crisi di Governo si complicano ulteriormente. Renzi e Italia Viva, secondo gli ultimi retroscena, lanciano il “ticket” per sostituire Conte e Gualtieri e impostare il Governo tutto sul Recovery Plan: l’idea riguarda Paolo Gentiloni di ritorno a Palazzo Chigi e Mario Draghi per l’Economia, un “ticket” ampiamente appoggiato dall’Europa ma in grado secondo i renziani di prendere quelle decisioni che il Conte-ter non riuscirebbe mai a incardinare.

Nel frattempo le trattative fremono e nel Pd il Ministro Amendola esclude che il Conte-ter possa nascere con soli 157-158 voti al Senato, serve molto di più: «Noi crediamo che la maggioranza che speriamo si formi in queste ore abbia numeri molto più larghi. Per quello che bisogna fare, per le emergenze che abbiamo, fermarsi a 157-158 voti non è sufficiente. E’ un punto di onesta che abbiamo sin dall’inizio». Per il ministro agli Affari Ue interpretare cosa vorrà fare Renzi non è possibile, ma «quando si sale al Quirinale, al di là dei temi, è evidente che si deve dire come si forma una maggioranza e l’unico punto di equilibro è quello di avere Conte con una coalizione larga, amplia, che si ricalca su quella da cui veniamo». Piccolo “caos” invece tra i responsabili: ieri l’annuncio del senatore di Forza Italia Luigi Vitali di aderire al gruppo degli europeisti per Conte, ma stamane il dietrofront clamoroso: «Mi hanno chiamato Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Questa è la mia ultima legislatura. Hanno prevalso gli affetti. D’altro canto cosa sarei andato a fare in un governo presieduto da Giuseppe Conte? Sarei stato solo un mercenario».

LE POSIZIONI DI PD E M5S

Si entra nel secondo giorno di Consultazioni sulla crisi di Governo, il primo però consistente per la presenza dei partiti da Mattarella dopo i colloqui con le autorità istituzionali ieri pomeriggio: Gruppo Misto, il nuovo Europeisti-Maie-Centro Democratico, LeU, Italia Viva e Partito Democratico, tutti chiamati a raccolta dal Colle mentre nella giornata di domani pomeriggio si concluderà il primo giro di Consultazioni con il Centrodestra compatto e il Movimento 5 Stelle. Nella giornata di ieri sono emerse le posizioni ufficiali delle singole forze politiche, con la matassa della crisi che resta comunque del tutto irrisolta e intricata: Pd e M5s hanno ribadito il proprio sostegno a Giuseppe Conte, così anche LeU, mentre Italia Viva rilancia su “nessun veto ma aperti anche ad altri nomi oltre al Premier dimissionario”. Nella Direzione Nazionale il Segretario Pd Nicola Zingaretti ha detto esplicitamente, poi votato all’unanimità, «Io condivido e chiedo il mandato sulla proposta a Mattarella di un incarico a Conte per dare vita ad un governo che raccolga il suo appello a un nuovo governo europeista che possa contare su ampia base parlamentare».

IL “NODO” RENZI

Nessun veto su Renzi, anche se «Il tema del rapporto con Iv non ha nulla a che vedere con il risentimento per il passato ma di legittimi dubbi fondati per il futuro». Dal M5s invece, dopo alcuni screzi giornalieri tra diversi Parlamentari per possibili riaperture ai renziani pur di evitare il voto, arriva la replica netta di Luigi Di Maio ai gruppi in Parlamento «Tirano in ballo il mio nome col chiaro intento di mettermi contro il presidente Conte. Sanno benissimo che sto lavorando al fianco con lui, con la massima lealtà, per trovare una soluzione a questa inspiegabile crisi». Il riferimento è alle parole di Teresa Bellanova che sempre ieri non aveva escluso l’ipotesi di un Di Maio Premier al posto di Conte. Dopo le lievi aperture a Italia Viva lanciate da Palazzo Chigi («Governo di salvezza nazionale con nuovo patto di legislatura»), si conferma netto il No di Renzi ribadito nel video postato ieri su Facebook: «In Parlamento assistiamo a un autentico scandalo, al tentativo di far passare delle persone non su un’idea ma su una gestione opaca delle relazioni personali e istituzionali. Assistiamo alla creazione di gruppi improvvisati. O risolviamo i punti aperti adesso o condanniamo i nostri figli e i nostri nipoti a vivere nel declino più totale».

CALENDARIO CONSULTAZIONI

Per seguire anche oggi le Consultazioni del Capo dello Stato sulla crisi di Governo è sempre disponibile la diretta video streaming sul canale YouTube e sul sito del Quirinale, con la possibilità di seguire le breve dichiarazioni che le singole delegazioni rilasceranno dopo essere usciti nel Salone delle Feste (e non più lo Studio alla Vetrata del Colle). Ecco il calendario specifico della prossima 2 giorni di colloqui al Quirinale, si spera decisiva per capire come risolvere la crisi di Governo:

GIOVEDÌ MATTINA

ore 10.30
Per le Autonomie (SVP-PATT, UV)

ore 10.50
Gruppo Misto Senato

ore 11.10
Più Europa-Azione-Radicali Italiani

ore 11.30
Gruppo Misto Camera

ore 11.50
Europeisti-Maia-Centro Democratico Senato

 

GIOVEDÌ POMERIGGIO

ore 16.45
Liberi e Uguali

ore 17.30
Italia Viva-Psi

ore 18.30
Partito Democratico

 

VENERDÌ POMERIGGIO

ore 16.00
Delegazione CentrodestraFratelli d’Italia, Forza-UDC, Lega, Idea e Cambiamo!, Noi con l’Italia – USEI

ore 17.00
Movimento 5 Stelle

IPOTESI NUOVO GOVERNO: COSA RIMANE IN PIEDI

Dopo una giornata di trattative “interlocutorie” sul prossimo nuovo Governo, non molto è cambiato nella rosa delle possibilità per risolvere la crisi dopo le dimissioni del Governo Conte-2. Nel “borsino” delle possibilità, si allontanano le Elezioni anticipate mentre l’ipotesi di Unità Nazionale non viene più esclusa del tutto dalla Lega con Matteo Salvini che si dice disposto ad approvare 5-6 grandi riforme con chiunque voglia sedersi al tavolo del Centodestra. Di contro però, è lo stesso leghista a sperare che Forza Italia non entri nel “Governone Ursula”, «lo spero per il bene di Berlusconi e di tutto il Centrodestra». Ecco dunque in “pillole” le ipotesi sul prossimo nuovo Governo, in ordine di “probabilità” rispetto agli ultimi retroscena:

Conte-ter: sostegno di Pd, M5s, Leu e una maggioranza allargata ai “costruttori” o “volenterosi”. Il nodo dei numeri è però decisivo, tenuto conto che Conte si è dimesso proprio perché mancavano i numeri in Aula per far passare la relazione Bonafede sulla Giustizia prevista per giovedì. Da escludere ormai un rientro di Renzi nella stessa maggioranza con Conte

– Nuovo Premier, identico Governo: gli stessi partiti del Conte-bis tornerebbero insieme con un altro inquilino a Palazzo Chigi. I nomi che si fanno sono Dario Franceschini o Lorenzo Guerini (Pd), Stefano Patuanelli o Luigi Di Maio (M5s).

Governo ‘Ursula’: esecutivo europeista che a Bruxelles sostiene la Presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen, sostenuto da Pd-M5s-LeU-Forza Italia-Più Europa-Italia Viva. In questo caso possibile Premier Mario Draghi o comunque una figura di ampia stima internazionale.

Governo elettorale: ricorso del Presidente Mattarella a figure di alto profilo istituzionale per traghettare il Paese a nuove elezioni o nel giugno 2021 o nel marzo 2022, dopo l’elezione del Quirinale. Ipotesi Premier Mario Draghi, Marta Cartabia o Fabio Panetta (board BCE) mentre Carlo Cottarelli si è auto-tolto dalla ‘lista’: appoggio istituzionale dei principali partiti (contraria solo Giorgia Meloni con FdI) su un piano limitato di riforme e sulla partenza del Recovery Fund.

– Elezioni anticipate in Primavera, al massimo in giugno ma comunque prima del semestre bianco per l’Elezione del Quirinale nel gennaio 2023

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