CONSUMI/ La marca del distributore spinge il fatturato dell’industria alimentare

- Chiara Bandini

I prodotti venduti con lo stesso brand delle insegne incidono per il 60% circa nell'incremento del fatturato dell'industria alimentare a livello nazionale

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I consumatori mostrano di apprezzarla per il suo vantaggioso rapporto qualità-prezzo. E così la marca del distributore acquista un ruolo sempre più rilevante nel carrello della spesa. E quindi nella filiera alimentare. Lo dicono i dati contenuti nel Paper realizzato da The European House – Ambrosetti per ADM – Associazione Distribuzione Moderna e presentato a Marca by BolognaFiere 2023: la MDD, termine con il quale di indicano i prodotti commercializzati all’interno dei punti vendita della Grande Distribuzione Organizzata con lo stesso brand dell’insegna o con marchi riferibili all’impresa distributiva, incide attualmente per il 60% circa nell’incremento del fatturato dell’industria alimentare a livello nazionale. Un apporto nevralgico confermato anche da un altro indicatore: secondo una survey condotta sulle aziende espositrici a Marca 2023, 7 imprese che producono (anche) MDD su 10 stimano per il 2022 un incremento del giro d’affari.

Il settore insomma è ormai diventato grande e deve essere sostenuto: “Ritengo essenziale il ruolo svolto dalla Marca del Distributore – afferma il Viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini – per la tutela del potere di acquisto delle famiglie e la tenuta sia delle imprese della distribuzione che degli MDD partner, soprattutto imprese piccole e medie”. E non solo. Perché la MDD mostra di rappresentare anche un tassello fondamentale per la costruzione e il rafforzamento del Made in Italy a tavola, una voce di primo piano nell’agenda di Governo, come conferma lo stesso Valentini: “Intendo compiere ogni sforzo affinché sia sempre più presente nella gamma dei prodotti sia in Italia sia all’estero, perché sinonimo di eccellenza e qualità, rappresentando un vero e proprio vantaggio competitivo”.

In prospettiva, però, inutile negarlo, le difficoltà per il settore agroalimentare, e quindi per la MDD, non mancano, anche in considerazione del complessivo contesto socio-economico. Il Paper punta il dito contro un progressivo invecchiamento della popolazione italiana compensato principalmente dagli stranieri, un elevato tasso di disoccupazione giovanile (29,7%) e la più alta percentuale a livello europeo di giovani Neet – che non studiano e non lavorano (23,1%). “Questa situazione rischia di andare a comprimere i consumi, incidendo negativamente su un mercato domestico che vede già da un decennio una sostanziale stabilità della domanda – osserva Valerio De Molli, Managing partner e CEO di The European House – Ambrosetti -: gli over 65 hanno un fabbisogno calorico inferiore rispetto alla popolazione adulta, un ammanco nella domanda che non può essere compensato dai giovani, se non lavorano, né dalle famiglie straniere che hanno un potere d’acquisto più basso rispetto a quelle italiane. In Italia, inoltre, esiste una forte polarizzazione della ricchezza che si va accentuando con un aumento esponenziale delle persone in povertà assoluta, passate dal 3,9% nel 2009 al 9,4% nel 2021. Compito della Distribuzione Moderna, attraverso la MDD, è di democratizzare una spesa alimentare di elevata qualità e sostenibile”.

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