Contagi tra vaccinati, come funziona?/ Basse percentuali e meno varianti

- Alessandro Nidi

Contagi tra vaccinati ed effetto paradosso: ricevere la doppia dose di siero anti-Covid è davvero inutile come sostengono i no vax?

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Vaccinazione minori (LaPresse)

I contagi fra vaccinati si sono palesati anche in Italia. Esattamente come accaduto in altre aree geografiche dell’orbe terracqueo, nel Belpaese ha preso il via l'”effetto paradosso”, a cui fanno ricorso i convinti sostenitori del movimento no vax e che consiste nel ritenere totalmente superfluo il ciclo vaccinale, dal momento che anche tra chi ha ricevuto la doppia dose di siero anti-Covid si sono registrati casi di infezione. Così, in questo mese di luglio a suo modo storico per la sanità italiana, considerato che da alcuni giorni nello Stivale ci sono più vaccinati che non vaccinati nella popolazione over 12, ecco che si fa prepotentemente strada un dibattito non totalmente inedito a queste latitudini: i vaccini sono davvero efficaci?

Com’è doveroso fare di fronte a perplessità simili, interpelliamo la scienza, foriera di dati incontrovertibili: in base agli studi analitici effettuati dall’Istituto Superiore di Sanità, si sa con certezza che le persone completamente vaccinate sono protette all’88% dall’infezione, al 94% dal ricovero in ospedale, al 97% dal ricovero in terapia intensiva per sintomi gravi e al 96% dalla morte per Covid-19. In virtù di queste statistiche, si nota come possa verificarsi l’eventualità che fra gli individui immunizzati si riscontrino ugualmente positività, ricoveri e decessi, ma con una frequenza nettamente inferiore rispetto a quella appurabile tra i non vaccinati.

CONTAGI FRA VACCINATI: L’EFFETTO PARADOSSO

In particolare, il crescente numero di vaccinati sta innescando giocoforza un meccanismo di valutazione totalmente errato, che fa apparire il computo di contagi, ricoveri nosocomiali e dipartite del tutto simile a quello apprezzabile fra i non vaccinati. È l’effetto paradosso di cui facevamo menzione in apertura e che incarna l’inevitabile conseguenza di una lettura approssimativa del fenomeno, che si basa meramente sui numeri assoluti e non prende in considerazione le percentuali. Un’interpretazione del tutto distorta della realtà, che proviamo a semplificarvi di seguito: se in un paese di 100 abitanti tutti si vaccinano, statisticamente solo cinque di loro potranno ammalarsi di Coronavirus. Invece, qualora 75 siano vaccinati e 25 no, in termini assoluti è probabile che ci siano più contagiati all’interno del primo novero, poiché più numeroso del secondo. Tuttavia, in percentuale, stando alle stime dell’ISS, il rapporto tra il numero dei casi e la popolazione è circa dieci volte più basso nei vaccinati.

Non è soltanto una questione di numeri, però: se la percentuale di persone vaccinate aumenta, si assiste contestualmente a un incremento del tasso di protezione della popolazione (compresi i non vaccinati), riducendo il rischio della formazione di nuove varianti, che germogliano grazie alla circolazione del Coronavirus tra gli individui. Ergo, meno malati, meno diffusione delle varianti. Non solo: più vaccinati, minor pericolo di genesi di mutazioni inedite.

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