CONTRO L’EFFETTO-COVID/ Fidarsi della scienza? Solo quando risponde ai bisogni umani

- Augusto Pessina

Una scienza che vuole accaparrarsi la fiducia deve essere umana, cioè attenta a tutta la persona umana, perché la persona è più che la somma delle sue cellule

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(LaPresse)

Recentemente si è svolto a Padova il First International Meeting di StemNet, la federazione cui fanno capo le quattro principali associazioni di ricercatori sulle cellule staminali: First, Gism, Iplass e Scr-Italia.

Questo convegno, tra i primi ad essere celebrato in presenza, ha condiviso dati sulla ricerca biomedica in un campo in rapida evoluzione che riguarda, appunto, l’uso delle cellule staminali. Una speciale sessione è stata dedicata agli aspetti etici e normativi e ha criticamente affrontato il tema della comunicazione scientifica con particolare riferimento alla ricerca biomedica.

L’evento di StemNet si è aperto alla luce dell’esortazione del grande scienziato-filosofo Poincarè: “Lo scienziato deve fare ordine: la scienza si fa con i fatti così come una casa si fa con i mattoni, ma l’accumulazione dei fatti non è scienza più di quanto un mucchio di mattoni non sia una casa”. Tale netta posizione sollecita riflessioni sulla ricerca scientifica e sulla fiducia che possiamo porre nei suoi confronti in questo momento difficile dal quale con fatica si cerca di uscire.

Il primo forte richiamo è che nella scienza contano i fatti, cioè i dati sperimentali e non le opinioni o le ideologie. Tuttavia questi “mattoni”, essenziali per costruire, devono essere compresi e utilizzati con un criterio globale, perché siano efficaci allo scopo. Anche se il metodo sperimentale è da considerarsi potente e rigoroso, occorre ricordare che esso è anche costoso e anche laborioso e che non restituisce verità dogmatiche. Spesso occorrono molte osservazioni per arrivare a conclusioni solide che non esprimono “opinioni personali”, ma cosiddette certezze scientifiche che tuttavia non sono esenti da un margine di errore più o meno grande. I risultati possono spesso esigere il confronto e la discussione ed essere di grande aiuto per studiosi onesti e realisti.

Il vero problema non sta quindi nel rischio di errore, ma in ciò che, ancora Poincarè, suggeriva di temere: “la scienza incompleta, quella che ci illude con vane apparenze e ci impegna a distruggere ciò che vorremmo costruire in seguito quando saremo meglio informati… esistono persone che si infatuano di una idea non perché sia giusta ma perché nuova e alla moda…sono dei terribili distruttori”.

Anche in questa situazione appare quanto mai importante una comunicazione completa e trasparente sia riguardo le modalità con cui i dati sono ottenuti e sia sulle ragioni che portano a determinate conclusioni. Niente di più deleterio un clima culturale in cui ognuno si crei e propagandi la sua propria verità scientifica senza confronto di ragionevoli supporti oggettivi basti sui fatti. Un relativismo che sfocia poi in una contraddizione: l’assolutizzare la propria verità imposta con le più diverse forme di violenza.

La fiducia in molta ricerca biomedica è stata spesso minata proprio dalla non chiara informazione sui metodi e sullo scopo, favorendo anche studi dai risvolti etici discutibili o addirittura inaccettabili.

E’ su questo terreno che si possono innestare vere e proprie menzogne, supportate da forme di competizione che degenerano in gare di esposizione mediatica con la forzatura di risultati che è nociva alla buona scienza e anche pericolosa. Come sottolineato e testimoniato dal convegno padovano, niente è più efficace della collaborazione scientifica che può garantire non solo controllo dei dati, ma anche sicurezza quanto mai importante per le terapie innovative.

Proprio parlando di cellule staminali, non si può infatti dimenticare che attorno a questa parola si sono costruiti aloni di magia con proposte terapeutiche quanto meno improbabili se non addirittura basate su informazioni scientificamente infondate.

Come è noto le cellule staminali, insieme ai loro prodotti biologici, sono state a lungo studiate per la loro capacità di rigenerare i tessuti e di modulare la risposta del sistema immunitario e il meeting di StemNet ha evidenziato nuovi importanti passi. In tempi più recenti la ricerca sulle cellule staminali si è avvalsa di tecniche di ingegneria genetica e sta sviluppando promettenti prospettive di cura delle patologie congenite anche basate su nuove tecnologie, come la stampa 3D, in grado di rivoluzionare le possibilità terapeutiche basate sull’ingegneria degli organi e dei tessuti. Il programma del meeting Stemnet ha evidenziato alcuni rilevanti progressi metodologici della ricerca nel settore, con una particolare attenzione posta anche ad alcune promettenti prospettive di applicazioni cliniche.

A fronte di questi risultati, appare quanto mai necessario, in questo momento, non frenare questi studi che costituiscono una possibile positiva risposta ai cosiddetti bisogni insoddisfatti dei pazienti, consapevoli che il loro sviluppo richiede ancora tempo, buona ricerca e finanziamenti adeguati. Purtroppo i troppi dibattiti sulla pandemia, spesso simili a risse oltre che ripetitivi e improduttivi sono tutti incentrati su green pass e vaccini e questo rischia di oscurare l’attenzione sul problema complessivo della gestione sanitaria.

È quindi urgente investire su approcci terapeutici adeguati al contrasto del virus e soprattutto tornare presto a una corretta ed efficace gestione di altre importanti patologie, che già sono e rischiano di essere ancor più gravemente trascurate. Per coltivare la fiducia occorre un salto qualitativo che implica una relazione chiara tra chi riceve l’informazione e chi la comunica come in tutti i veri rapporti umani.

Perciò possiamo fidarci solo di uomini liberi, la cui posizione umana sia disposta a cercare e ad amare la verità più che a sostenere ideologie. Una scienza che vuole accaparrarsi la fiducia deve essere umana, cioè attenta a tutta la persona umana con le sue esigenze, perché la persona è più che la somma delle sue cellule e del suo stato sociale.

La scienza può anche fare errori, ma l’ombra che può oscurarla è un potere che non riconosca gli errori e non lavori per l’uomo. Come ha saggiamente scritto Guardini, tutti “abbiamo il dovere di ordinare il potere in modo che l’uomo, facendone uso, possa rimanere uomo”.

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