CONTRO SCHWAZER/ La Iaaf si affida allo studio legale del procuratore antidoping del Coni

- Nando Sanvito

L’avvocato Mario Vigna è il vice capo della procura: proprio lui aveva interrogato Alex Schwazer dopo la prima positività. Leggi l’esclusiva di NANDO SANVITO

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Alex Schwazer (Lapresse)

ESCLUSIVA DI NANDO SANVITO SUL CASO SCHWAZER. Il documento presentato dalla Wada, quello con valori non credibili di concentrazione del Dna attribuito a un campione d’urina di Schwazer del 2016, non è stato l’unico colpo di scena dell’udienza di metà mese al Tribunale di Bolzano. Al momento di fare l’appello di avvocati e periti presenti, il giudice Walter Pelino ha scoperto infatti che la Federazione Internazionale di Atletica (Iaaf) si era affidata a un nuovo studio legale, quello prestigioso di Guido Carlo Alleva, brillante penalista e conferenziere, difensore di imputati in processi come quello sulla presunta maxi tangente versata a pubblici ufficiali nigeriani da dirigenti Eni per lo sfruttamento di un giacimento petrolifero o come quello a un dirigente di Autostrade sul crollo del ponte Morandi, passando per l’Eternit bis, quello sui 258 morti di amianto nel Monferrato, dove il cliente di Alleva, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, ha rimediato una condanna a 4 anni.

Lo studio dell’avvocato milanese si occupa prevalentemente di diritto penale societario e tributario, reati dei mercati finanziari o contro la pubblica amministrazione o bancarotta, dunque a prima vista sembrerebbe c’entrare poco con un processo come quello ad Alex Schwazer, ma la Iaaf guarda al futuro, ha capito che le cose stanno diventando molto pericolose e pensa bene convenga affidarsi a un penalista di spessore. 

Ci ha pensato però lo stesso Alleva a chiarire subito in udienza che a seguire quel processo in futuro avrebbe delegato come suo sostituto la collega presente al suo fianco, avvocato Maria Sardelli, che ha già avuto qualche esperienza professionale all’interno del mondo sportivo, avendo difeso nel 2012 l’allenatore argentino Hector Cuper dall’accusa della Direzione distrettuale antimafia di Napoli di aver avuto contatti con clan camorristici finalizzati alla presunta compravendita di partite.

La Sardelli ha maturato competenze anche nel diritto sportivo tout court: nel 2016 è stata relatrice al convegno della Scuola dello sport del Coni sul tema “Responsabilità penale in capo agli amministratori di federazioni e società sportive: profili pratici, preventivi, procedurali e sostanziali”.

Ma attenzione! La Sardelli non fa parte dello studio legale di Alleva, ma è partner di quello Coccia De Angelis Vecchio & Associati. In questo stesso studio opera come associato un “cultore della materia di diritto dello sport all’Università di Urbino”, l’avvocato Mario Vigna, nei giorni scorsi impegnato a Parigi in un ricorso dell’Alfa Romeo per le penalizzazioni date in Formula 1 ai piloti Giovinazzi e Raikkonen durante il Gran premio di Germania a fine luglio. Oltre che essere collega della Sardelli, Mario Vigna da oltre 10 anni ha anche un altro ruolo delicato: è infatti procuratore antidoping del Coni. Anzi da 6 anni è il vicecapo della Procura antidoping. Fu proprio lui a interrogare Schwazer dopo la positività del 2012 e nell’ambito di quella indagine ci fu un episodio contestato a lungo dalla difesa legale dell’ex marciatore: l’imputato voleva collaborare facendo i nomi dei marciatori russi che gli avevano confessato il ricorso al doping, ma il procuratore Vigna non volle ascoltarli, dicendo che a lui interessavano solo eventuali atleti italiani. Questi nomi Schwazer non poté farli neppure in udienza perché – si disse in quella sede – sarebbe stato meglio aspettare l’esito del processo del Tribunale di Bolzano. Morale, quei nomi la giustizia sportiva non li volle sentire e sappiamo quel che successe poi: lo scandalo del doping russo, coperto da dirigenti corrotti, travolse i vertici della Iaaf qualche mese dopo.

Singolare coincidenza questa: a sostenere l’accusa di recidività al doping contro Schwazer e a combattere l’ipotesi di manipolazione delle sue provette c’è lo zampino dello studio legale in cui opera il viceprocuratore antidoping del Coni…

A proposito: va ricordato anche che Vigna convocò i medici Fischetto e Fiorella, trascinati a processo da Schwazer, e dopo averli ascoltati non prese alcun provvedimento, salvo poi 3 anni dopo accodarsi alla sentenza di condanna penale pronunciata dal tribunale di Bolzano e deferire i due medici al Tribunale nazionale antidoping. Dal deferimento sono passati più di 10 mesi (altrettanti ne erano passati tra la condanna a Bolzano e il deferimento) e nessun Tribunale sportivo ha ancora giudicato i due medici. Un’altra singolare coincidenza…

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