CORONAVIRUS E FINANZA/ Ecco perché i mercati non temono il contagio

- Paolo Annoni

Dopo il chiaro rimbalzo di ieri sembra che per i mercati non ci sia una vera emergenza riguardante il coronavirus. La paura è un’altra

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A giudicare dai “mercati” dovremmo concludere che la pandemia globale da “coronavirus” non sarà l’evento apocalittico a cui ci si cominciava a preparare. Dopo il “crollo” di lunedí ieri il rimbalzo è stato netto sia in Europa che in America. Il coronavirus potrebbe inserirsi in una lunga serie di virus che sono comparsi e scomparsi dall’orizzonte degli investitori negli ultimi dieci anni. Puntualmente le conseguenze reali sono state infinitamente minori di quelle che a un certo punto si temevano e puntualmente i mercati si sono rimangiati i ribassi con velocità supersonica.

In questi casi il numero di persone in grado di capire cosa effettivamente stia succedendo “scientificamente” è limitatissimo figuratevi se il problema è in zone che non sono particolarmente trasparenti. Le analisi sull’economia cinese, per esempio, partono quasi sempre dal presupposto che i dati siano “massaggiati” e che quindi si debba ricorrere ad altri strumenti dai commerci con i partner alle immagini satellitari.

I mercati oggi vivono e respirano al ritmo delle banche centrali, le quali hanno spinto al massimo gli strumenti di politica monetaria tradizionale e oggi parlano apertamente di quelli che fino a un anno e mezzo fa venivano considerati eretici. Pensiamo, per esempio, agli ultimi interventi di Mario Draghi, già governatore della Bce. Il “coronavirus” sarebbe esattamente quell’evento che sfugge allo scenario introducendo un elemento, nei suoi riflessi economici, che le banche centrali non possono controllare. In un certo senso è la scusa perfetta per vendere senza rompere il quadro.

I mercati possono aver paura solo di una cosa a questo punto: che le banche centrali esauriscano le munizioni, ma non è questo l’argomento del giorno visto che si parla esplicitamente di politiche eterodosse, oppure che gli investitori perdano la fiducia nel sistema banche centrali stati che si perpetua dal 2008. In parte questo è un rischio che viene già prezzato come dimostra la corsa all’oro fisico di molte istituzioni “serissime”; si pensi in Europa alla Bundesbank che rimpatria oro o alle riserve auree russe e di altre banche centrali. Ma è un rischio, remoto, che non è il pane quotidiano degli investitori obbligati a ignorarlo pena la perdita dei profitti di borsa.

Qualsiasi cosa sarà o sia il coronavirus il mercato per il momento sembra aver già deciso che alla fine non cambierà nulla, che lo scenario rimarrà in piedi. La stranezza, rispetto ai casi del passato, è la rapidità della decisione pur in presenza di una minaccia che sembra più seria. Però è tutto coerente.

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