CRISI TURISMO/ Il Sindaco di Sorrento: difficile resistere fino all’anno prossimo

- int. Giuseppe Cuomo

Il turismo per Sorrento vale molto più del 13% del Pil. La situazione è però tutt’altro che rosea, soprattutto per l’assenza di stranieri

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Foto di Vural Yavaş da Pixabay

In dieci anni alla guida dell’amministrazione del suo Comune non aveva mai dovuto affrontare una situazione simile, una crisi che sta minacciando seriamente l’economia e la tenuta anche sociale del territorio. Lui è Giuseppe Cuomo, l’avvocato sindaco di Sorrento, la perla della penisola del sole, un prestito a lunga scadenza alla politica, estinto però proprio adesso, al termine del suo secondo mandato, quando già tutti lo davano già in corsa per la Regione.

E invece, cos’è successo sindaco?

Un insieme di cause, che alla fine mi hanno spinto a non candidarmi. Sono cambiati i vecchi equilibri, ci sono le elezioni anche nel mio comune, e sono già abbastanza impegnato nel sostegno a chi ritengo potrà essere un mio più che valido successore. E non ultimo l’entusiasmo, che non è più quello di un tempo…

Un altro effetto collaterale del Covid?

Può essere. Certo è che abbiamo vissuto un luglio da incubo, disastroso. Tra incertezze, paure e difficoltà anche nei trasporti, il turismo s’è praticamente azzerato. E qui parliamo di un settore che non vale quel 13% del Pil che vale a livello nazionale, ma molto, molto di più. Sorrento ha 16.400 abitanti, ma in stagione si arrivava a 42 mila. Basti pensare all’indotto generato, e che oggi non c’è più. Sono spariti ad esempio i gruppi, e i pullman turistici, quelli che sulla costiera erano costretti a fare manovre ad ogni curva, sono diventati rarissimi.

E agosto?

Un po’ meglio. Abbiamo recuperato al 70% negli hotel, ma si tenga conto che il 20% delle strutture non ha nemmeno riaperto, per cui quel 70% in termini concreti è molto meno. E nelle strutture extra alberghiere i conti vanno ancora peggio, forse in controtendenza rispetto ad altre località turistiche. Il fatto è che il nostro è un territorio particolare, con una stagione balneare atipica: siamo su una falesia di 50 metri, con pochi posti in pochi stabilimenti dalla capacità ridotta, visti i protocolli sul distanziamento. Chi cercava di prenotare, quindi, spesso non ha trovato soluzioni proprio “di spiaggia”, e si sa: mentre gli stranieri cercano ovunque le piscine, gli italiani al mare vogliono giustamente… il mare. Quindi extralberghiero al palo, meglio gli hotel. In agosto c’è stato molto movimento nei fine settimana, molto mordi e fuggi, ma non sono davvero questi i flussi in grado di risanare i conti.

Da voi settembre è mese di alta stagione. Si possono fare previsioni?

Settembre solitamente qui è altissima stagione, la migliore, soprattutto per le presenze straniere, che però quest’anno non ci saranno, o comunque saranno drasticamente ridotte. Guardi… ieri ho preso il solito caffè in un bar della piazza, ed era già praticamente deserto. Se va avanti così non so come chiuderemo la stagione, e non so come si farà a resistere fino al prossimo anno, quando le cose dovrebbero, si spera, andare meglio. Anche se per il ritorno dei turisti stranieri bisognerà probabilmente aspettare ancora.

Prevede che certe strutture ricettive alzeranno bandiera bianca?

Penso, spero di no. La fortuna, qui, è che il 95% degli alberghi è gestito direttamente dai proprietari, quindi con una tenuta difficile ma, come dire, più resiliente. Certo si fa fatica. Una situazione che s’è riverberata anche sui lavoratori stagionali, l’80% degli addetti del settore. Per questo motivo, soprattutto, penso alla pericolosità della situazione che s’è creata. Qui non abbiamo mai avuto problemi sociali, non vorrei che si cominciasse adesso.

La situazione contagi, però, a Sorrento è sotto controllo, no?

Direi proprio di sì: contiamo tre residenti più due altre persone diciamo così “d’importazione”. Sono tutti isolati e controllati, secondo il Sorrento safe city, un protocollo che avevamo preparato e che vede i contagiati raggruppati in una struttura che abbiamo individuato e messo a disposizione per le quarantene, una sorta di piccolo hotel, con ogni servizio. Un distanziamento che permette di evitare il propagarsi dei contagi familiari e sociali.

Una buona soluzione. Quelle adottate a livello nazionale, invece, a sostegno del turismo le sono sembrate sufficienti?

Credo che un maggiore coinvolgimento degli imprenditori del comparto avrebbe potuto portare a misure più efficaci, come la restituzione dei prestiti agevolati spalmata in un lasso di tempo più congruo o sostegni migliori per l’occupazione. Forse in altre epoche si sarebbero potuti raggiungere risultati migliori, anche con riforme strutturali, ma in periodi pre elettorali è fin troppo scontato ricevere bonus e contributi sparsi, più propagande che interventi seri.

(Alberto Beggiolini)

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