DIRIGENTI PUBBLICI/ Guadagna 128 mila euro l’anno ma è stanco di fare la “cassa” del Paese. Pronto a fare ricorso contro i tagli del governo

Un segretario comunale che guadagna 128 mila euro all’anno pronto a fare ricorso contro il governo in caso dei minacciati tagli salariali agli statali

25.05.2010 - La Redazione
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Guadagna 128 mila euro all’anno ed è pronto a fare ricorso nel caso in cui arrivino i tagli. Pompeo Savarino, 42 anni, fa il Segretario generale al Comune di Anzio, un paese che dista a 50 chilometri da Roma e che conta 52 mila abitanti durante l’anno e 200 mila in piena estate. Non ha problemi, Savarino, a mostrare i cedolini dello stipendio ai giornalisti del Corriere della Sera. Quattromila euro netti e spiccioli sono la media mensile. Sommando però le funzioni extra che svolge più la cosiddetta “retribuzione di risultato” – se c’è – aggiunge ogni quattro mesi diecimila euro allo stipendio da Segretario generale raggiungendo così la quota di 128 mila euro lordi l’anno (ai quali vanno aggiunti quelli dello stipendio della moglie, dirigente dello Stato). “Non ho problemi, la mia famiglia non risentirà dei tagli. Ma se a pagare saranno sempre i soliti, cioè noi, gli statali, quelli che vengono chiamati la Cassa, quelli che basta qualche riga in un decreto e devono farsi carico dei problemi del Paese” Savarino è pronto a ricorrere ad un ricorso “nel nome dell’uguaglianza di tutti i cittadini”.

Tutto questo nel caso in cui la manovra mancherà dell’eticità sociale. Laureato in Legge, cominciò a provare concorsi pubblici e nel 1994 vinse quello per occupare il posto di Segretario generale nei Comuni risultando tra i primi 100 in un mare di 5000 domande. Approdato per caso a questo incarico si è ora appassionato al suo lavoro. Controlla le delibere, si occupa del personale, tiene rapporti con la giunta, svolge funzioni di notaio nei rapporti fra Comune e cittadini (funzione, questa, che raddoppia il suo stipendio tre volte l’anno). Savarino non definisce il suo operato come un lavoro da burocrate ma vive il suo incarico quasi come una missione: “Se una città funziona meglio puoi pensare di aver dato il tuo contributo”.

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Due piccoli comuni dell’astigiano, Capena, Civitavecchia e Anzio sono i luoghi in cui Pompeo Savarino ha lavorato. Ora, secondo l’ultimo testo del governo, dovrebbe subire una decurtazione del 5 percento dei suoi 128 mila euro l’anno (oltre 90 mila euro). Nel caso in cui, invece, superasse i 130 mila la percentuale del taglio aumenterebbe al 10 per cento, sempre della parte che supera la soglia. “Sono d’accordo, affrontiamo la crisi. Non voglio che l’Italia crolli, come una seconda Grecia. Ma se si tratta di un puro e netto taglio, no” e propone di tagliare prima in altri ambiti.

"Noi dipendevamo dalle Prefetture, ma da qualche anno siamo gestiti da un’agenzia nazionale, 170 consiglieri d’amministrazione per 4000 segretari comunali, con un bilancio da 120 milioni di euro: posti per ex parlamentari, ex sottosegretari, segretari regionali di partito… Poi ci sarebbero da abolire le Province, trasferendo il personale a Regioni e Comuni, con un risparmio di qualche miliardo. Poi, la famosa lotta all’evasione fiscale: leggo che solo il due per mille degli italiani dichiara più di 200 mila euro l’anno, solo l’uno per cento fra 100 e 200 mila.”

 


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– Savarino insiste sul fatto che contribuire va bene, ma devono partecipare tutti e come presidente dell’Associazione dei giovani dirigenti pubblici e assieme alla Scuola superiore della pubblica amministrazione sta preparando un dossier. Dati sui tagli, proposte alternative: “Siamo stanchi di fare la Cassa di ogni governo”.

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