LA STORIA/ Alberto e Francesca, e la grazia di quei 6 figli “affidati”

- La Redazione

A Chiavari da qualche mese esiste una casa dove una coppia senza figli accoglie in affido bambini provenienti da famiglie in difficoltà. La loro storia raccontata da ALBERTO VACCAREZZA

affido_R439
immagine d'archivio

A Chiavari, cittadina del Golfo del Tigullio tra le incantevoli località di Portofino e Sestri Levante, è nata da qualche mese la “Casa affido Pim Pam”. Alberto, 32 anni, e Francesca, 33, una coppia che non ha potuto avere figli propri, vive la propria esistenza accogliendo bambini tra gli zero e gli 11 anni. Sono sei attualmente i bambini provenienti da famiglie in difficoltà per vari motivi che vivono a tempo pieno con loro. Dal non avere avuto la possibilità di generare, Alberto e Francesca si sono trovati così genitori a tempo pieno e di molti più figli di quanti magari ne avrebbero mai potuto immaginare. “Le richieste sono sempre molte” dice Alberto a ilsussidiario.net. “Come tutti quelli in affido questi bambini vengono da storie molto difficoltose con famiglie che hanno avuto problemi di diverso tipo. Normalmente si pensa che il fatto di non poter avere figli sia la fine di tutto. Invece se uno guarda la realtà per come essa è si scopre che si può essere genitori anche senza generare. Io li sento figli miei senza dimenticare che sono nati da un’altra pancia invece che da quella di mia moglie”. In questo compito difficile Alberto e Francesca non sono soli: “C’è una compagnia concreta, reale che ci sostiene e non ci lascia soli mai. Un giorno una bambina che viene da una situazione di lutto familiare, mi ha detto: anche se tu o Francesca morite, ci sono tutti questi zii che non ci lasceranno mai soli. Questo è il messaggio che io desidero arrivi ai bambini che vengono nella nostra casa, che non saranno mai soli”.

Alberto, che cosa è una casa famiglia?

Ne esistono tipi diversi. Ci sono quelle vecchio stile in cui ci sono degli educatori e un numero limitato di bambini che hanno preso il posto dei vecchi orfanotrofi dove si trovavano anche 50, 60 bambini.  Per ovviare a questo si sono fatte delle comunità più familiari, dei mini istituto dove ci sono operatori e bambini 5, 6 bambini al massimo.

Invece da voi non ci sono operatori, ma ci siete voi, una coppia sposata. 

La nostra è una casa famiglia di tipo più moderno dove ci sono due figure, io e mia moglie, che facciamo da papà e mamma.

I bambini che avete in affido stanno da voi a tempo pieno? Che età hanno?

Quando abbiamo iniziato la nostra esperienza avevamo un bambino che veniva da noi la mattina presto e alla sera tornava dalla madre. Adesso ne abbiamo sei da zero a 12 anni di età che stanno con noi a tempo pieno.  

Come vi vengono affidati? 

La nostra esperienza è nata dall’unione del carisma di San Antonio Gianelli, il santo considerato protettore della nostra città, da cui è nato un ordine di suore, le Giannelline di Chiavari, e l’associazione Famiglie per l’accoglienza. Abbiamo chiesto esplicitamente che tutti i casi venissero filtrati da queste due realtà, per non dover essere costretti a dire di sì a tutti. Sono loro che gestiscono i casi e poi ce li affidano. 

Da coppia senza la possibilità di avere figli a coppia con tanti bambini: che cosa ha significato?

La grande scoperta che abbiamo fatto da quando abbiamo aperto questa casa è che si può essere genitori anche senza generare figli fisicamente. Normalmente si pensa che il fatto di non poter avere figli sia la fine di tutto. Invece se uno guarda la realtà, come abbiamo imparato anche grazie all’esperienza di fede che facciamo, si capisce che si può essere genitori sempre. Questi bambini li sento miei figli senza dimenticare che sono nati da un’altra pancia e non da quella di mia moglie e rispettando quello che i genitori naturali riescono o a fare per i loro bambini.

 

C’è dunque un rapporto anche con i genitori naturali?

 

Abbiamo un rapporto ottimo con le famiglie originarie, questa è un’altra cosa bella. Questo ci ha permesso di capire che in sostanza il genitore è colui che accompagna per un pezzo di strada i figli, fino a quando non se ne vanno di casa. E’ quello che fanno anche i genitori naturali e noi facciamo lo stesso, magari per un tempo minore, ma quel tempo lì rimane per sempre. Uno è genitore non perché genera, ma perché accompagna, è quanto stiamo scoprendo tutti i giorni. Quel pezzo di strada fatto insieme non ce lo toglie nessuno.

 

Una esperienza come la vostra è una provocazione in una società dove la famiglia è ormai un mondo chiuso in se stesso o dove le coppie che non riescono ad avere figli si attaccano a ogni scoperta scientifica pur di averne. Sei d’accordo?

 

Noi non abbiamo mai pensato alla fecondazione artificiale, era una cosa che non ci corrispondeva umanamente. Inizialmente ci eravamo rivolti verso l’adozione perché avevamo un po’ paura dell’affido. Invece guardando l’esperienza di altre famiglie che facevano affido abbiamo scoperto che è una cosa bella e praticabile anche per noi. Ci siamo mossi senza cercare per così dire accanimenti terapeutici e adesso siamo molto sereni. Chiaramente il dolore c’è, quello di non poter avere figli nostri, ma siamo contenti. Evidentemente la nostra strada era questa.

 

Non deve essere facile però crescere tanti bambini tutti insieme.

 

La cosa che rende possibile il tutto è essere sostenuti da tante persone. La nostra casa non è la nostra ma di tutti quelli che vengono e ci danno una mano e sono tantissimi. Essendo noi una coppia giovane abbiamo amici giovani, dagli universitarie a coppie della nostra età.  Il sabato a pranzo a volte ci sono da noi anche 25 persone e i bambini aspettano con grande gioia questo momento. Vengono, mangiamo insieme, giocano con i bambini. E’ una rete di persone che ci sostiene dal tagliare il prato a cucinare o quando uno di noi due si ammala vengono anche durante la settimana. E per i bambini queste persone sono tutte figure importanti. 

Sono anche loro genitori in qualche modo.

 

Una bambina che ha una storia di lutti alle spalle un giorno mi ha detto: ma alla fine se tu o la Francesca morite ci sono tanti zii che si prenderanno cura di noi. Questo è il contenuto che io desidero passi a loro, sapere che possono stare tranquilli che è la cosa fondamentale. Se un bambino è tranquillo e si sente accolto e non lasciato solo abbiamo già fatto cento. 

 

Questo è un Natale dove proprio i bambini ancora una volta sono le vittime del male dell’uomo. Pensiamo a quanto è successo recentemente in America. 

 

Quando penso alla mia vita penso di avere avuto una grazia che è cosa diversa dalla fortuna. La vita non è fatta di sfortuna o cose brutte o cose belle. Sono cose che ci sono però quando mi alzo al mattino e vedo questi bambini non posso non riconoscere che è qualcosa che mi è stato dato, un regalo enorme. La vita è fatta di tante cose ma quello che prevale alla fine è il desiderio di bellezza, di felicità, di innocenza che questi bambini mi portano. Mi sento sempre una mano sulla testa in tutto quello che faccio perché mi sento accompagnato da persone concrete che manifestano qualcosa di molto più grande. Sono veramente grato. 

(Paolo Vites) 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori