MONTI&TREMONTI/ I fratelli Disgrazia che vorrebbero un’Italia di “Tafazzi”

- Gianluigi Da Rold

Non c’è dubbio che tra Monti e Tremonti ci sia una assonanza sinistra, soprattutto quando si parla di tasse e balzelli. E spunta la tassa sulla ‘disgrazia’. Il commento di GIANLUIGI DA ROLD

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Foto Infophoto

Non c’è alcun dubbio che tra Monti e Tremonti ci sia una assonanza sinistra, soprattutto quando si parla di tasse e balzelli. In questo senso siamo completamente d’accordo con il professor Ugo Arrigo, che qualche settimana fa, giudicando la politica economica del “governo dei tecnici”, non vedeva alcuna discontinuità, soprattutto in materia fiscale. E’ ormai noto a tutti che, quando lo Stato è in difficoltà per i suoi bilanci (cioè sempre), ricorra alle “tasche” dei cittadini, dei contribuenti, in mille modi e maniere. Non esiste solo la pressione fiscale di fine mese per chi lavora come dipendente. C’è una serie di “tangenti” e di “secanti” che alla fine raggiungono sempre l’identico scopo.
Ci hanno spiegato ad esempio che l’Euro è stata una grande conquista. Ma nessuno, forse, si è mai accorto che due milioni di lire di pensione assicuravano una vita dignitosa, mentre oggi mille euro di pensione portano quasi al suicidio. Bastava andare al bar e rendersi conto, pochi giorni dopo l’introduzione dell’euro, che un cappuccino costava un euro e 70 centesimi, cioè 3 mila e 400 lire. Ma la risposta era sempre la stessa, teutonica e perentoria: l’inflazione è sotto controllo.
Evidentemente bisogna studiare a Yale, al Mit di Boston, alla London School per avere una capacità di comunicazione così convincente da farti diventare una specie di “Tafazzi”. Tuttavia, anche noi siamo autolesionisti nel non leggere attentamente le norme tributarie con la scrupolosa attenzione dovuta. Lo abbiamo scoperto in seguito a una sentenza della Consulta che ha definito incostituzionale quella che veniva chiamata la “tassa della disgrazia”.
Ci vuole una immaginazione fervida per concepire una simile cosa.Diciamo in breve di che cosa si tratta. Arriva un terremoto di oltre “6” nella Scala Richter? Crolla una montagna o una diga sul vostro Paese? Siete nell’occhio di un ciclone? Bene. Aspettatevi l’arrivo dello Stato, non sotto forma di aiuto, ma di tassa, che le Regioni, aumentando le aliquote, possono richiedere per riparare i danni che avete subito.Con la legge del 10 febbraio 2011, il famoso Milleproroghe, c’era una norma che obbligava le Regioni colpite da calamità naturali ad alzare le imposte e le accise sulla benzina in caso di richiesta dello stato di calamità naturale.

Per fortuna che, nel silenzio e nel disinteresse generale (siamo tutti attenti allo spread in questi mesi) sei Regioni (Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo, Puglia e Basilicata) hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale. E quest’ultima, usando un minimo di buon senso (non pensiamo si debba ricorrere in questo caso alle Pandette e ai codici di Giustiniano) ha ritenuto la norma anticostituzionale, perché dopo il danno ci sarebbe anche la beffa e l’aumento della pressione fiscale avrebbe “pesato irragionevolmente” su chi un danno,tragico, lo ha già avuto.Ora, questa “tassa della disgrazia” ci porta a qualche considerazione su quest’Italia europeizzata e inserita nel “quadro delle Nazioni Unite e dell’Unione europea”. Urca! 
La prima è che bisogna studiare veramente tanto, nel bene e nel male, per individuare un simile balzello. Almeno gli aristocratici francesi, che imponevano le corvèes e si rifiutavano di pagare le tasse, invocavano i valori di una nobiltà guerriera e una discendenza che veniva, loro supponevano, da Dio stesso. Si diceva a quei tempi che “il cuore del Re sta nelle mani di Dio”. 
Qui non c’è nessuna tradizione da difendere, ma solo dei bilanci sgangherati che sono sempre da rivedere. Quindi c’è un sottile effetto sadico nell’imporre una simile tassa a delle popolazioni per cui, in genere, persino nell’Italia disastrata del Dopoguerra (si pensi al Polesine) le persone si mobilitavano in gare di solidarietà spontanea. La seconda considerazione è che c’è persino da stupirsi che debba addirittura intervenire la Consulta, motivando, in punta di diritto, l’incostituzionalità di una simile legge.Complimenti quindi all’”inventiva” di Giulio Tremonti e al silenzio di chi “fa l’indiano” come Mario Monti. 
Ci permettiamo tuttavia di metterci a ridere, ora e in futuro, a chi fa appello a una “società coesa e solidale di fronte alle crisi”, a una “nuova solidarietà sociale che nasce nella giustizia”. Abbiamo capito tutti che le ragioni del bilancio statale vengono prima della vita di uomini, donne e bambini.



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