Il jihad non è una crociata/ Cardini, “la guerra giusta è altro, l’Islam non conosce piena libertà politica”

“Il jihad non è una crociata”, l’articolo di Franco Cardini chiarisce i termini di distanza tra la “guerra giusta” cristiana e quella musulmana. “L’Islam non conosce piena libertà politica”

11.10.2017 - Niccolò Magnani
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L’analisi di Franco Cardini, grande storico e saggista esperto di Medioevo, tenuta oggi sull’Avvenire affronta un tema molto spigoloso e sul quale è assai semplice “scivolare” in interpretazioni non ufficiali e in pericolosi fraintendimenti: jihad islamico e guerra santa-crociata cristiana, sono alla fine la stessa e medesima vicenda legata alle due religioni monoteiste più diffuse o vi sono degli importanti, se non decisivi, punti di distanza profonda? Lo storico prende spunto dal saggio «Crociata e jihad» di Malcolm Lambert, in cui vengono indagate le effettive somiglianze e le differenze tra queste due dimensioni della vita religiosa, spirituale e militare della cristianità e dell’islam. Secondo Cardini però un elemento decisivo per comprendere la differenza sostanziale tra la crociata cristiana il jihad islamico è prima di tutto lessicale, linguistico: «Ci sono voluti anni di polemiche per far capire a giornalisti e a politici che il jihad è di genere maschile, non femminile: non la jihad, bensì il jihad. La ragione di tanta ostinazione da parte loro nel “femminilizzare” il termine, era semplice: essi lo pensavano come l’equivalente in arabo dell’espressione “guerra santa”, ovviamente femminile, e si comportavano di conseguenza». Tradotto, voler mettere al femminile “jihad” significa darne una connotazione di guerra santa, quella spiegata da Sant’Agostino col termine “iustum bellum” (guerra giusta). Ma questo, secondo Cardini è letteralmente non sostenibile.

“LA GUERRA GIUSTA È UN’ALTRA COSA”

«L’espressione di guerra santa è stata sovente usata nei contesti retorico e propagandistico (non mi risulta teologico e giuridico). Nel mondo cristiano, il concetto agostiniano di iustum bellum è altra cosa: e a collegare la crociata al godimento di un’indulgenza plenaria è sempre stata comunque necessaria una decisione pontificia legittimata da un documento specifico, una bulla»: Cardini illustra infatti che nell’islam il jihad indica letteralmente lo sforzo speciale del fedele in una direzione di gratitudine a Dio tramite il muovere guerra contro gli infedeli. «il fatto che le due parole non indichino proprio la stessa cosa è sufficiente a scoraggiare qualunque pretesa analogica e pertanto qualunque deduzione pseudopolitica», chiarisce lo storico su Avvenire per provare a destare subito la prima vera differenza in termini. Poi ci sono anche i contenuti storici e anche qui il concetto di jihad si distanzia notevolmente dalla guerra santa cristiana durante le crociate di mille anni fa, al netto delle tragedia che purtroppo sono state generate con alcune di queste “guerre”. Qui Cardini muove però una critica al testo di Lambert, dato che rilancia una sorta di paragone tra la crociata come fatto che l’Occidente ha accantonato e quasi rinnegato e il jihad che invece, restrittivamente inteso come «guerra santa in difesa dell’islam», vive ancora. Secondo Cardini qui Lambert sbaglia di grosso, visto che sembra da un lato di dimenticare come l’Occidente si sia allontanato tanto dalla crociata quanto dal cristianesimo in quanto tale, cioè non è più una “cristianità. Ma soprattutto che il jihad è qualcosa di vivo e pericoloso ancora oggi, con il terrorismo purtroppo ne dà certezza e conferma tutti i giorni ormai.

«Il jihad non viene superato solo a causa del fatto che i musulmani non conoscono la piena libertà politica», spiega Cardini rilanciando un tema piuttosto consolidato nella stessa analisi del fenomeno di guerra santa all’interno della modernità: la guerra islamica è una guerra di aggressione, mentre la crociata del tempo era una una difesa di quella società divenuta cristiana. Come nota un altro storico ed esperto di questioni legate alla religione, «Oggi si insiste molto sull’aspetto di”pellegrinaggio” delle crociate, “armate di  penitenti”, secondo la definizione dello storico Paul Alphandéry. Non bisogna dimenticare però l’aspetto istituzionale delle crociate, che non furono solo movimenti popolari, pellegrinaggi armati “spontanei”, ma innanzitutto, come sottolinea il cardinale Castillo Lara in un suo importante volume sulla “coazione ecclesiastica”, spedizioni militari promosse e dirette dalla Chiesa». L’Islam invece è una religione-teocrazia ugualitaria in cui non esistono autorità istituzionali né ordini religiosi, ognuno è sovrano e soldato in permanente stato di guerra contro gli altri infedeli. A chiarire molto bene il concetto di asimmetria fortissima tra il concetto di jihad e quello di crociata ci ha pensato Marco Meschini, ricercatore e storico, autore del saggio “Guerre sante asimmetriche”: «Mentre il jihad è espressione della religione islamica nel suo sorgere e nel suo formarsi come nocciolo identitario, la crociata è espressione di una forma cristiana di vita e organizzazione sociale identitaria – la cristianità medievale» ma non scaturisce dal dettato evangelico né dal messaggio originale di Gesù».

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