Pfas/ Emergenza acqua contaminata in Veneto: Governatore Zaia riconosce il problema (Le Iene)

- Emanuela Longo

Pfas, Le Iene accendono i riflettori sull’emergenza acqua contaminata e sulle conseguenze per la popolazione della Regione Veneto: le parole del Governatore Zaia.

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Luca Zaia (LaPresse)

“L’emergenza c’è e c’è sempre stata”, a confermare la situazione in Veneto causata dall’acqua contaminata da Pfas, è stato il Presidente della Regione Luca Zaia, in un servizio trasmesso ieri sera dalla trasmissione Le Iene. Ma quali sarebbero le soluzioni concrete, a parte la sperimentazione della pulizia del sangue, proposta alle persone interessate dalla contaminazione? “La soluzione vera è quella di portare acqua pulita”, ha spiegato il Governatore ai microfoni di Nadia Toffa. Tra i vari progetti anche l’arrivo di autobotti, definite però “esteticamente brutte”, ma che a quanto pare dovranno attendere. L’assessore alla Sanità, Coletto, al momento sta agendo su un progetto differente basato su filtri a carboni attivi con i quali vi sarebbe la possibilità “di fare meglio”. Ma può bastare tutto questo a mettere fine all’emergenza dell’acqua contaminata presente da oltre 40 anni? La popolazione del posto è stanca e soprattutto ha paura per via delle conseguenze sulla salute che questa situazione potrebbe avere per le nuove generazioni. La zona, infatti, è ricca di casi di tumori e leucemie ed anche il progetto che appare del tutto sperimentale, relativo alla plasmaferesi per arginare il problema, come spiegano gli stessi medici non può essere considerato un vero e proprio trattamento. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

UN PROBLEMA DI PORTATA NAZIONALE

Riflettori nuovamente accesi sulla Regione Veneto e sul delicato tema dell’inquinamento da Pfas. A tornare a parlare dell’argomento è stata la trasmissione Le Iene Show nella nuova puntata di ieri con un servizio a firma di Nadia Toffa. L’attenzione si è concentrata in modo particolare sul fatto che il governatore della Regione, Luca Zaia, solo ora abbia riconosciuto come emergenza una situazione che di fatto va avanti già da molto tempo. La stessa trasmissione di Italia 1, da oltre un anno ha tentato di far aprire gli occhi alle istituzioni sulla grave situazione in atto, sebbene lo stesso Zaia, in passato, abbia in qualche modo minimizzato l’accaduto. Per il direttore della Sanità della Regione Veneto, Dott. Domenico Mantoan, l’emergenza Pfas c’era ma sarebbe già stata “affrontata e risolta”. Dello stesso parere la Musmeci, dell’Istituto Superiore della Sanità, che sosteneva di aver tutelato la salute dei cittadini. Ma qual è, invece, l’attuale situazione? L’acqua dei rubinetti usata dai cittadini veneti, ad oggi, risulta essere contaminata da Pfas, veri e propri veleni che la gente del posto consuma da oltre 40 anni. La colpa è di un’azienda, la Miteni, costruita proprio sopra la falda acquifera che rifornisce gli acquedotti delle province di Verona, Padova e Vicenza. L’acqua tossica, chiaramente, viene impiegata anche per dare da bere agli animali così come per l’irrigazione di campi di frutta e verdura, alimenti che poi giungono sulle tavole di tutti gli italiani, trasformandosi, di fatto, in emergenza nazionale.

PLASMAFERESI: IL PIANO PROPOSTO ALLA POPOLAZIONE CONTAMINATA

“La situazione alimenti non è sotto controllo”: a scriverlo è la stessa Regione Veneto. Non è un caso se Pfas siano stati trovati in molti alimenti quali pesce, tacchini, uova, polli ma anche insalata con valori elevati. I risultati delle nuove analisi non sarebbero ancora arrivati. Eppure l’emergenza sarebbe in atto da tempo, basti pensare che questa contaminazione sarebbe stata constatata già nel 2013. C’è chi ne era a conoscenza già da tempo – ovvero la stessa Miteni -, a scapito dei poveri consumatori che sono andati incontro a diverse malattie, come spiegato dall’esperto ai microfoni de Le Iene: “aumento del colesterolo, malattie della tiroide e tumori soprattutto al testicolo e rene, e nelle donne cancro della mammella”. A questi si affiancano disturbi alle donne in gravidanza. La gente della zona è naturalmente molto spaventata soprattutto perché gli Pfas si accumulano nel sangue anche con valori molto elevati. A tal proposito, la Regione Veneto ha proposto di sottoporre parte della popolazione contaminata alla pulizia del sangue, ovvero la plasmaferesi. Il vero problema consiste nel fatto che tale operazione può essere intesa come una vera e propria sperimentazione non essendo mai stata fatta in precedenza, sebbene la Regione l’abbia presentata come “trattamento”. Dunque, i cittadini sono chiamati ad essere delle vere e proprie “cavie”, ma quali sono i rischi? Secondo un medico dell’ospedale, il maggior rischio è dato da cali di pressione che possono provocare svenimenti. 

ZAIA CHIEDE STATO DI EMERGENZA

Ma se è vero, come sostenuto da un documento del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) di Treviso, che la Miteni sapesse da tempo – dagli anni ’90 – i rischi in termini di inquinamento del sito, come rispondono oggi i vertici dell’azienda? L’amministratore delegato, Antonio Nardone, secondo il Noe sapeva ma non avrebbe mai parlato. Ai microfoni de Le Iene però smentisce di essere stato in possesso anche in passato di queste informazioni. Minimizza anche l’esistenza di un’emergenza domandando all’inviata Nadia Toffa quali malattie avrebbero le persone che consumano l’acqua del posto contaminata da Pfas. E sui livelli elevatissimi di Pfas nel sangue si è limitato a dire: “Ce li abbiamo anche noi in azienda”, sostenendo come quelli della popolazione siano più bassi rispetto a quelli di alcuni loro operai. E se Nardone minimizza, è lo stesso Zaia, in questi giorni, ad aver chiesto al Governo lo stato di emergenza, chiedendo anche un intervento sui limiti di Pfas fissati in Italia e pari a 530 ng/l, decisamente altissimi rispetto al resto del mondo.

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