Alessandro D’Avenia/ “Protagonisti solo in rapporto ad un ‘tu’: la bellezza è ponte tra amore e salvezza”

- Niccolò Magnani

Alessandro D’Avenia, video: nel nuovo libro “Ogni storia è una storia d’amore” racconta il mito e la salvezza, “nessuno è protagonista se non in rapporto ad un tu”

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Alessandro D'Avenia

Nello spazio “Tuttolibri” della Stampa Alessandro D’Avenia, scrittore, insegnante al liceo e sceneggiatore ha spiegato e condotto il pubblico attraverso il suo nuovo romanzo appena uscito per Mondadori, “Ogni storia è una storia d’amore”. Un percorso brillante e che conduce per mano nell’esatto opposto di una direzione “romantica e sentimentale” (intese nel senso comune-banale): un incontro, una storia è sempre un fatto d’amore, un imbattersi in un altro davanti a sé che determina e può condurre alla propria salvezza personale. Nel libro si parla di 36 donne compagne di vita tra grandi artisti della storia, letteratura e cultura della modernità: «la parola donna è decisiva in questo libro», spiega D’Avenia nel video che potete trovare qui sotto, «si tratta di 36 storie d’amore in cui delle donne hanno provato ad amare i vari rappresentanti del Paese della bellezza in tutti gli ambiti. Mi interessava scandagliare quale sia veramente il genio femminile per capire qual’è la specificità alla luce della quale un uomo può realmente sentirsi tale». La bellezza è l’altra parola chiave: un parola a volte abusata, incensata ma mai fino in fondo “compresa”. Per D’Avenia la sfida dell’amore e della salvezza conduce esattamente all’esperienza di bellezza: «nessuno di noi può diventare protagonista se non in rapporto ad un tu che lo stana. Il tu capace di stanze sempre e comunque l’uomo è la bellezza, l’avamposto di cui si serve l’amore per chiamarci, la seduzione dell’avventura, la promessa di una pienezza di cui lo stupore iniziale è solo l’idea rispetto all’opera compiuta», scrive nel suo ultimo romanzo l’affascinante e giovane professore allievo di Don Puglisi. Una bellezza che è un ponte, che è il ponte «che ci immette nelle mura del castello interiore pieno di nemici, che non sono altro che gli ostacolo della nostra piena maturazione e felicità: la nostra salvezza. Nessuno si innamora se non attraverso la bellezza». 

PERCHÈ L’AMORE PUÒ SALVARCI

È il mito di Orfeo ed Euridice che però di fatto tiene dentro l’intera storia d’amore raccontata da D’Avenia (e forse vale per tutte le altre storie): «sei disposto ad andare nell’aldilà per recuperare il tuo amore? È la domanda fondamentale di ogni storia d’amore, il tuo amore è più forte della morte?», si chiede il professore guardando alla storia classica di Orfeo che scende nell’Ade per cercare la sua amata. Un’amore che può salvare, ne è convinto D’Avenia che conduce ancora una volta il lettore in un altro viaggio emozionante e “urgente”: «ho 40 anni e ormai tutto il resto è effimero me ne rendo conto, l’unica cosa che riesce a svincolarci, noi esseri fatti di tempo, dal tempo ma rimanendo nel tempo, è proprio l’amore. Ma quale amore ci salva per davvero?», pone come riflessione e come “risposta” rimanda al resto del libro. Un incontro con un tu che in maniera “salvifica” può realmente salvare l’uomo: ci sono forti echi religiosi nelle pagine di D’Avenia, lui è cattolico e non lo ha mai nascosto. Ma riesce a dare una dimensione “universale” ai suoi personaggi cercando di arrivare al punti chiave e chiaro per tutti: «nel mio libro parlo di filo e di mito, due termini che in greco hanno una pronuncia e scrittura molto simile. È il mito di Arianna, il secondo più importante della storia dopo Orfeo», spiega ancora il giovane scrittore. «Ci vuole il genio femminile per affrontare il grande labirinto della vita in cui al centro c’e il minotauro». Arianna infatti escogita il filo che lega lei a Teseo, riuscendo a ritrovare la strada e salvarsi dal pericolo: secondo D’Avenia questo è decisivo per tutti e ce lo abbiamo avuto sempre lì davanti al naso per secoli. «Il problema non è la complessità della vita (il minotauro lo rappresenta) ma quanto è forte e lungo il filo che ci ancora a qualcuno e che ci consente di tornare sempre a casa». Una casa, un ritorno a casa, un ritorno là dove si è amati e là dove noi tutti cerchiamo di tendere. Come lo stesso D’Avenia spiegava in una recente intervista, «noi tutti cerchiamo solo cose che ci rassicurano e anche l’amore lo viviamo troppo spesso come qualcosa che ci debba proteggere dai colpi della vita, quando invece si diventa forti in due, insieme a chi ha le stesse ferite e le stesse difficoltà. Perché l’amore ci salvi ci si deve perdere un poco per l’altro. Che poi è che quello che impara Orfeo: in amore o ci si sacrifica per l’altro o si finisce per sacrificare l’altro».



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