CYNTOIA BROWN, IL CASO/ Chi è la ragazza condannata all’ergastolo per aver ucciso il suo stupratore

- Emanuela Longo

Cyntoia Brown, il caso: la 29enne del Tennessee condannata all’ergastolo per aver ucciso il suo stupratore. Petizione in suo favore, anche le celeb scendono in campo.

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Cyntoia Brown

Nel periodo del post Harvey Weinstein, spunta un caso emblematico destinato a conquistare i media di tutto il mondo, dopo aver già coinvolto le star internazionali. Quando si parla di violenze sessuali, ancora oggi si fa fatica a distinguere chi sia la vittima e chi il carnefice. Lo abbiamo visto anche in Italia con Asia Argento, una delle prime maggiori accusatrici del produttore di Hollywood finito al centro del maxi scandalo sessuale. Proprio nel nostro Paese l’opinione pubblica si è divisa ed in tanti si sono schierati contro l’attrice figlia del re del cinema horror, Dario Argento. Il caso di Cyntoia Brown, seppur rientri nel contesto delle violenze sessuali, ha messo duramente alla prova l’opinione pubblica, chiamata a definire il sottile confine tra vittima e carnefice. Perché Cyntoia, oggi 29enne, è stata condannata all’ergastolo per aver ucciso l’uomo che, quando aveva appena 16 anni, abusò di lei. Il caso è senza dubbio controverso e sebbene sia stato ormai ufficialmente chiuso con la condanna al carcere a vita a carico della ragazza, c’è chi, alla luce dei dettagli che circolano circa gli spietati abusi sessuali e le ripetute violenze fisiche e verbali da lei subite, ha chiesto a gran voce il suo rilascio.

ANCHE LE STAR SCENDONO IN FAVORE DELLA VITTIMA DI ABUSI

Cyntoia Brown libera: è questa la richiesta avanzata da oltre 200 mila persone, le stesse che hanno firmato una petizione in suo favore per chiederne il rilascio, dopo la condanna all’ergastolo per l’omicidio del suo stupratore 43enne. A scendere in campo in favore della ragazza, cittadina del Tennessee sarebbero anche molte star del calibro di Kim Kardashian, Rihanna e Cara Delevingne. La Kardashian è intervenuta su Twitter per commentare il caso, divenuto popolare sui social grazie all’hashtag #FreeCyntoiaBrown. “Il sistema ha fallito. Spezza il cuore vedere una ragazza vittima del traffico del sesso che ha avuto il coraggio di reagire in carcere a vita! Dobbiamo fare meglio e fare ciò che è giusto. Ieri ho chiamato i miei avvocati per vedere cosa si può fare per risolvere questo problema”, ha cinguettato il popolare personaggio tv statunitense. Ad unirsi all’appello anche Rihanna e la Delevigne, che hanno riproposto il testo che circola sul web e che riassume la storia della 29enne, vittima sin dall’età di 16 anni del traffico sessuale. Secondo il testo, la giovane sarebbe stata “stuprata ripetutamente, per giorni, da uomini diversi” prima di essere “comprata da un predatore di 43 anni” che avrebbe poi ripetutamente abusato di lei trattandola come il suo giocattolo sessuale. A quel punto la ragazzina avrebbe deciso di reagire, sparando ed uccidendo il suo aguzzino ma pagando con il carcere a vita il suo coraggio e la voglia di dire basta ai continui abusi subiti fino a quel momento.

LA STORIA: DALLE VIOLENZE ALLA CONDANNA AL CARCERE A VITA

Il caso di Cyntoia Brown è diventato anche un documentario realizzato da Dan Birman che a Fox 17 ha spiegato ciò che la ragazzina è stata costretta a subire nel corso della sua vita di schiavitù sessuale. Era il 2004 e Cyntoia aveva appena 16 anni quando fu catturata da un uomo di 43 anni, Johnny Mitchell Allen, un agente immobiliare di Nashville, divenendo il suo oggetto sessuale. Dopo gli abusi subiti, la giovane si ribellò, prese una pistola calibro 40 trovata in casa dell’uomo e lo colpì alla nuca, uccidendolo. La ragazza credeva di aver messo fine al suo incubo, confessando ciò che aveva fatto e confidando nella giustizia, ma alla fine fu arrestata e condannata all’ergastolo senza che venisse mai stabilito il contesto nel quale si era consumato quel delitto. “Ha ucciso qualcuno, lo rimpiange profondamente, ma era una bambina e veniva sfruttata”, ha commentato Derri Smith, il fondatore di End Slavery TN a Fox 17. Cresciuta in una famiglia segnata dalle violenze sessuali (la madre fu vittima di abusi nel corso della sua vita), la Brown non si è comunque data per vinta e da dietro le sbarre ha ottenuto la laurea diventando una consulente del Tribunale dei Minori. La condanna all’ergastolo ha però spezzato il sogno di un futuro ed in tanti ora chiedono la sua liberazione.

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