IRRUZIONE SKINHEAD A COMO/ Un tragico effetto del pensiero unico

- Laura D'Incalci

Martedì sera a Como esponenti del Veneto Fronte Skinheads hanno fatto irruzione durante un’assemblea della rete “Como Senza Frontiere”. E’ diventato un caso nazionale. LAURA D’INCALCI

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LaPresse

È diventato un caso nazionale l’episodio che martedì sera a Como, nella sala riunioni del Chiostrino Sant’Eufemia, in pieno centro città, ha registrato l’irruzione di un gruppo di esponenti del Veneto Fronte Skinheads durante una assemblea pubblica organizzata dagli aderenti alla rete “Como Senza Frontiere”. 

La scena, ripresa in un video, registra minuti di attonita tensione, vissuta con controllata compostezza dai volontari e dagli esponenti della rete di associazioni impegnate nell’accoglienza dei migranti, mentre una raffica di proclami contro l’immigrazione, stampati anche su una manciata di volantini distribuiti fra i presenti, venivano scanditi con tono perentorio dal portavoce della squadra, una quindicina di militanti del Vfs con le teste rasate e i giacconi scuri. Le invettive contro i volontari radunati per consolidare progetti di accoglienza e integrazione a favore degli immigrati che rappresentano un fenomeno consistente a Como, zona di passaggio verso il Nord Europa, sono piombate come un turbine nel locale: “ipocriti di mestiere… soloni dell’immigrazionismo a ogni costo, incapaci di vedere che la loro logica malata sacrifica i popoli di tutto il mondo sull’altare di un turbocapitalismo alienante…”. 

Il blitz, verbalmente furibondo e agguerrito, deprecabile per l’irruenza invasiva, si è concluso con lo stesso tono supponente: “E ora potete riprendere a discutere su come rovinare la nostra patria”. Fine di una cronaca di attimi carichi di intimidazione e disorientamento, consumati in brevissimo tempo e giustamente segnalati alle forze dell’ordine. Ieri l’azione è stata condannata dalla Cgil di Como e dai consiglieri comunali del Pd; sul caso è stata aperta un’inchiesta ed è stata presentata un’interrogazione al ministro Minniti. 

Mentre è da considerare doverosa la denuncia di atti violenti, insieme alla previsione di adeguate misure punitive, la vicenda sembra contenere nelle sue pieghe altri interrogativi e inquietudini che stanno alla radice di estremismi pericolosi, intolleranze e razzismi. Occorre riflettere sul fatto che accoglienza e integrazione fra esseri umani e popoli sono dimensioni vitali e imprescindibili, ma da guadagnare a livello esistenziale, attraverso un lavoro educativo aperto al confronto. 

Oggi invece il pensiero unico e corretto che vede da una parte i “buoni”, illuminati e sensibili alle problematiche sociali, e i “cattivi” ottusamente egoisti, non fa che alimentare tensioni e pigrizie delle menti e dei cuori proprio riguardo alla possibilità di accorgersi delle urgenze che la realtà e l’attuale momento storico suggeriscono. Si tratta di una sfida per ogni persona libera, pensante, con il diritto di sentirsi partecipe delle trasformazioni che urgono a livello di esperienza personale e di popolo. 

Purtroppo questo confronto per cercare una verità esistenziale che quindi si misura di volta in volta con nodi critici, fatiche, incongruenze superabili solo nella prospettiva di un bene compreso e condiviso, è spesso interdetta e ostacolata. Prevale una “verità” che si presume che tutti siano obbligati a riconoscere, che elude persino il travaglio della ricerca, della chiarezza sulla distinzione fra il bene e il male. Il tema dell’immigrazione, ancora per molti carico di incongruenze e tensioni, è oggi particolarmente impegnativo proprio su questo fronte che mette in moto intelligenza e cuore, che esige dialogo e confronto. Le divergenze sulle strategie per accogliere un bisogno urgente che nel caso dei flussi migratori assume le dimensioni di una emergenza planetaria, sembrano inevitabili: non è possibile soffocare interrogativi e tensioni sotto la cappa di un pensiero unico. La conquista della verità, del bene esige un processo di confronto e persuasione. 

In un momento in cui emerge come non mai il rapporto fra un mondo che ha raggiunto certi traguardi di “benessere” e un mondo invece profondamente segnato da miseria e violenza incontrollata, solo un processo educativo capace di accogliere la vastità delle istanze e delle fragilità diffuse, può indicare una strada e scongiurare pericolosi estremismi.

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