OMICIDIO SU YOUTUBE/ Video, vuole diventare regina dei social: spara e uccide il fidanzato

- Paolo Vites

Volevano fare un record di visualizzazioni su Youtube postando un video in cui lei sparava al compagno, ma hanno fatto male i calcoli: lui è morto sul colpo, lo ha ucciso lei

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Immagine dal web

Forse bisognerebbe cominciare a mettere il divieto ai minori di 18 anni, anzi anche di 21, visto il livello di regredimento mentale che le ultime generazioni, quelle nate con Internet già esistente, stanno dimostrando. Un livello di stupidità e di narcisismo che ormai non ha più frontiere, ogni giorno ne mostra di nuove, e sono terrificanti, fino al suicidio o all’omicidio. L’incapacità di rendersi conto della portata reale dei gesti che si compiiono o meglio, l’incapacità di riconoscere la realtà e scambiarla tutta per un video gioco, e il bisogno di apparire a tutti i costi. Il caso in questione lascia sbigottiti, anche perché non stiamo parlando di ragazzini, ma di una coppia con una figlia di 3 anni. Che era davanti a loro quando è successo il fatto. Incredibile poi anche la lievità della pena concessa all’assassina, perché di questo si tratta: una assassina.

E’ successo nella città di Halstad nel Minnesota, Stati Uniti. I due di evidenti origini latine (Monalisa Perez e Ricardo Ruiz) avevano deciso di conquistare un nuovo record di visualizzazioni su Youtube postando un filmato decisamente assurdo: lei che gli sparava mentre lui teneva un libro appoggiato sul petto. Nelle loro intenzioni il proiettile avrebbe dovuto fermarsi tra le pagine del volume, ma, anche se di piccolo calibro, ha ovviamente trapassato la carta e si è infilato dritto nel petto dell’uomo, che è morto sul colpo. Al processo, la donna si è dichiarata colpevole di omicidio colposo di secondo grado, venendo condannata solo a 180 giorni di carcere frazionabili per periodi di 30 giorni. Una vacanza insomma. Ha anche ammesso che volevano postare il video della bravata su Youtube, non prevedendo che sarebbe finita così. Dovrà poi sottoporsi alla libertà vigilata per dieci anni. Forse il fatto che al momento dell’omicidio fosse incinta del secondo figlio ha pesato sulla decisione dei giudici. Figli che un giorno le chiederanno chi ha ucciso il padre. Chissà cosa risponderà.



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