Cos’è il pangolino?/ Protagonista del Doodle di Google per San Valentino: mangia 20mila formiche al giorno…(oggi, 13 febbraio 2017)

- La Redazione

Il pangolino, che cos’è il simpatico animaletto presente nel doodle che Google ha ideato per San Valentino: le sue scaglie lo rendono succulento per il mercato nero (13 febbraio 2017).

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Il Pangolino (immagine d'archivio)

Ci avviciniamo ormai a grandi passi alla festa di San Valentino 2017 e Google non poteva che cogliere l’occasione al volo per omaggiare la ricorrenza con uno dei suoi famosi Doodle. I due protagonisti scelti sono dei pangolini, presentati in un’animazione interattiva presente sulla pagina di Google, al posto del logo, in cui un pangolino invia un biglietto di San Valentino ad una pangolina. E dopo averlo citato diverse volte ed averlo visto in azione, tenero e con i suoi occhioni, inevitabile chiedersi, ma che cos’è un pangolino? Sono dei simpatici mammiferi, ma al contrario di come si potrebbe pensare dal loro aspetto, non sono parenti del formichiere ed appartiere all’ordine dei Folidoti. Sono inoltre l’articolo preferito dai commercianti illegali, motivo per cui sono a rischio estinzione. Sono tante le curiosità che riguardano questo simpatico animaletto, in grado di mangiare al giorno circa 20 mila formiche. Il suo aspetto è davvero singolare, dato che la sua pelle presenta delle scaglie, una sorta di armatura. Proprio questo particolare è fra i più richiesti sul mercato nero, dato che le scaglie del pangolino vengono usate nella medicina tradizionale.

In tanti utenti del web oggi, collegandosi al motore di ricerca Google noteranno il simpatico doodle realizzato in occasione di San Valentino ed avente come protagonista un pangolino. Si tratta di un tenero animale dalle molteplici curiosità, come evidenziato nei focus precedenti. Un mammifero – l’unico con il corpo ricoperto di squame – così tenero e per nulla aggressivo ma ad altissimo rischio di estinzione. Questo animaletto, infatti, rientra purtroppo tra i mammiferi maggiormente commerciati illegalmente nel mondo tanto da mettere a rischio seriamente le 8 specie ancora esistenti. Per tale ragione lo scorso settembre, come ricorda IlPost.it, gli stati membri aderenti alla CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) hanno approvato la messa al bando del commercio di pangolini a livello internazionale. Una decisione accolta con entusiasmo da molti delegati, sebbene abbia visto l’astensione di alcuni paesi asiatici, dove il pangolino è notevolmente cacciato. Secondo alcune tristi stime, negli ultimi 10 anni almeno un milione di pangolini è stato vittima di battute di caccia di frodo. Molte provincie della Cina e del Vietnam sono ghiotte della carne dei pangolini ritenuta molto pregiata, mentre le scaglie che compongono il loro corpo sono utilizzare sempre in Asia nella medicina tradizionale. A causa della loro massiccia estinzione in terra asiatica, i cacciatori si sono spostati in Africa, dove esistono numerosi esemplari che rischiano ora di fare la stessa triste fine. Con il doodle di Google, si spera di poter dare un segnale positivo in questo senso, in difesa del pangolino in tutto il mondo.

Spesso, dato l’aspetto spigoloso, ci si chiede se il pangolino possa essere aggressivo. In realtà l’animaletto “scagliato” non morde e non ha l’abitudine di usare gli artigli come armi da difesa. Esattamente come il riccio, aculei esclusi, anche il pangolino si appallottola su se stesso per proteggere il suo punto debole: lo stomaco. L’unica accortezza da avere nel caso in cui si voglia prendere in braccio un pangolino, ricorda Focus, è di fare attenzione alle scaglie, visto che hanno dei bordi taglienti. Il materiale con cui sono fatte è inoltre prevalentemente di cheratina, esattamente come le unghie degli esseri umani. La dimensione di ogni scaglia si aggira fra i 3 ed i 5 cm, fino a raddoppiare sulla coda. In tutto esistono 8 specie diverse di pangolino, quattro in Africa ed altrettante in Asia. Il più grande in assoluto è lo Smutsia gigantea, il pangolino gigante, che è lungo quasi 2 metri per 35 kg di peso e vive nell’Africa Centrale. Il più frequente da incontrare è invece lo Smutsia temminckii, ovvero il pagolino del Capo, molto più adattabile e presente in ambienti aperti come la savana, data la sua forte resistenza alla siccità. 

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