LADRO UCCISO NEL LODIGIANO/ Cattaneo ha sparato, perché la legge non è con lui?

- Laura Cioni

A Gugnano, frazione di Casaletto Lodigiano, Mario Cattaneo, 67 anni, ha sparato contro quattro ladri che si sono introdotti ieri notte nel suo locale, uccidendone uno. LAURA CIONI

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Immagini di repertorio (Foto: LaPresse)

La Bassa Lodigiana non è il Far West, è piuttosto un territorio bello, dove l’agricoltura è fiorente e le attività degli abitanti fervono.

Ma ieri, fra le tre e le quattro di notte, nel comune di Casaletto Lodigiano un uomo ha ucciso uno dei quattro ladri che stavano rubando nella tabaccheria-ristorante gestita dalla sua famiglia. Mario Cattaneo, di 67 anni, abita sopra il suo locale. Sente suonare l’allarme e il rumore della saracinesca, carica il fucile da cacciatore che regolarmente detiene e nella colluttazione spara. Gli era già capitato un’altra volta, ma allora aveva sparato in aria. Questa volta uccide un uomo, abbandonato morente dai complici in fuga.

Il paese intero si schiera con lui e con la sua famiglia: ha difeso i suoi beni.

Ma la legge non è con lui. Avrebbe dovuto far intervenire le forze dell’ordine e lasciare a quelle il compito di sventare il furto e arrestare i ladri. Alle tre di notte? I ladri hanno la mano lesta, la loro macchina era a poca distanza. Come avrebbe fatto una pattuglia allertata anche subito, fulminea nel raggiungere il luogo del misfatto, a impedire la fuga dei malviventi col malloppo? Siamo uomini sulla nostra terra, non in un film di supereroi.

Ora Mario Cattaneo è indagato, anche se non si sa ancora per che cosa.

Quanta tristezza nel dibattito sulle leggi e la giustizia oggi in Italia. Non ultima l’imprecisione di una direttiva sulla legittima difesa.

E poi, solo per stare alle cose più recenti, le sentenze di Trento e Firenze sull’adozione da parte delle coppie gay. Con quale diritto si va oltre il legislatore? E ancora, il dibattito sul suicidio assistito come diritto civile: ma come si può affrontare una questione così delicata partendo da un postulato indiscutibile?

Abbiamo un gran bisogno di difendere la nostra ragione dal sopruso degli arroganti, esattamente come Mario Cattaneo aveva bisogno di difendere se stesso, suo figlio e il loro lavoro dai delinquenti che si è ritrovato in casa.

Ma se nelle colluttazioni è facile che parta un colpo mortale, come nel caso di Casaletto Lodigiano, se la rapidità delle azioni di chi attacca e di chi si difende lascia ampio spazio al caso, ciò che spetta a tutti è un lavoro paziente di chiarezza su che cosa vogliamo essere. Persone sballottate da ogni vento, in preda allo sgomento per tutte le corruzioni e le truffe che ogni giorno ci vengono scodellate, oppure persone che hanno radici, convinzioni di fondo in base alle quali possono stare in piedi con la loro ragione?

“L’inizio della sapienza è il timore del Signore”, dice la Bibbia in più punti. Timore che non è paura di un Dio cattivo, ma consapevolezza che siamo creature del Signore della vita. L’inizio è questo, e sembra minimo. Ma tutto lo sviluppo anche civile, legale, politico viene da qui. Ed è molto giusto pretendere che questo sviluppo ci sia in Italia erede di Roma, patria del diritto.

“Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?”: questa la rampogna di Dante al suo mondo. Potrebbe essere anche la nostra oggi, se solo fossimo in grado di usare il timor di Dio come fondamento del nostro vivere.

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