CICLONE DEBBIE/ Australia, video: i problemi nel Queensland (ultime notizie live)

- Emanuela Longo

Ciclone Debbie, il più forte dal 2011: Australia in allerta, forti raffiche di vento e pioggie torrenziali. In 3000 abitanti già evacuati in attesa del landfall.

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Meteo Pasqua e Pasquetta - La Presse

C’è grande preoccupazione in Australia per l’arrivo del Ciclone Debbie sicuramente molto temuto per l’ondata di devastazione che può portare. Nella notte italiana, quindi quando sarà la prima mattina in Australia, il ciclone in qujestione andrà a toccare la costa della Queensland sperando che non ci siano problemi di sorta. La rotazione del Ciclone Debbie porterà a delle rotazioni che arriveranno fino a duecento chilometri orari e che porta appunto all’ordine di evacuazione per evitare di vivere problemi davvero catastrofici. Ma come è formato il Queensland? Lo stato occupa la parte nord-ovest del continente australiano e ha come capoluogo Brisbane. Si estende per una superficie di un milione e settecentomila chilometri quadrati con quasi cinque milioni di abitanti. Questo fa capire come sia importante evitare che con il passaggio del Ciclone Debbie la popolazione si trovi nella circostanza di poter essere messa a rischio. (agg. di Matteo Fantozzi)

E’ massima allerta in Australia in vista dell’arrivo del Ciclone Debbie, un violento ciclone tropicale di categoria 4 che sta per raggiungere le coste del Queensland. Già da ora si preannuncia essere il più forte sistema tropicale dal 2011 ad oggi e l’attesa per il suo arrivo sulla costa australiana è anticipata da raffiche di vento oltre i 200km/h e forti piogge torrenziali che stanno interessando la zona compresa tra Townsville e Mackay. Come rivela AdnKronos nel darne notizia, le autorità locali avrebbero già iniziato a fare evacuare le popolazioni delle località sulla costa australiana del Queensland, dove nelle prossime ore è atteso l’arrivo del Ciclone Debbie. Il suo arrivo, stando alle previsioni meteo, è atteso per le prime ore di domani. Al momento sarebbero già in 3500 coloro che hanno abbandonato i sobborghi di Townsville e non si esclude che nelle prossime ore la medesima sorte possa interessare anche i 2000 abitanti Bowen, stando alle dichiarazioni del premier del Queensland, Annastacia Palaszczuk. Il primo ministro australiano, Malcolm Turnbull, nel frattempo, ha lanciato l’appello: “Per chi si trova nelle zone che verranno colpire dal ciclone, vi esortiamo a stare attenti ed al sicuro e se ricevete l’ordine ufficiale di evacuazione, dovete partire immediatamente con la vostra famiglia”. Dopo il ciclone Yasi che interessò la costa australiana con raffiche di quasi 300km/h e piogge alluvionali che provocarono ingenti danni, dunque, a distanza di sei anni arriva il potente Debbie, il cui landfall è atteso nelle prossime ore prima di inoltrarsi verso le zone interne perdendo energia. Clicca qui per vedere il video del Ciclone Debbie.

Continua l’allerta in Australia in vista dell’arrivo del ciclone Debbie. Stando a quanto emerso dall’agenzia di stampa Euronews.it, i venti superano i 300 km orari e l’uragano è uno dei più violenti degli ultimi anni, al punto da essere classificato di potenza 4 su una scala dove 5 è il massimo. La massima potenza dovrebbe essere scaricata proprio sulla regione nord-occidentale del Qeensland. A detta delle autorità australiane, anche alla luce della sua massima potenza, la popolazione è stata ampiamente messa in guardia. A tal proposito il premier Malcom Turnbull ha commentato: “Vi prego di assicurarvi che vi trovate in situazione di sicurezza”. In caso di un ordine di evacuazione, il premier ha invitato tutti a lasciare immediatamente le proprie abitazioni: “Cercate rifugio presso amici o familiari nell’entroterra o in zone in altitudine”, ha dichiarato. Intanto, già da diverse ore sono iniziate le operazioni di evacuazione e migliaia di persone sono state già allontanate Ayr, Home hill e Proserpine, poco lontane da Townsville. Come rivela LaSicilia.it, invece, Ian Stewart, capo della polizia, ha fatto sapere che molte delle 25.000 persone residenti nelle aree maggiormente a rischio abbiano già lasciato le loro abitazioni.

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