INFIBULAZIONE/ Video, le vittime della mutilazione genitale femminile rompono il silenzio: ecco cos’è davvero

- Linda Irico

Le vittime della mutilazione genitale femminile rompono il silenzio e lanciano una campagna contro questa orrenda pratica. Mezzo milione di queste vive negli Stati Uniti

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L'omicidio di Deborah Ballesio

Milioni di donne maggiorenni vengono sottoposte alla mutilazione genitale, un rito di passaggio doloroso che viene imposto ed effettuato spesso senza nessuna anestesia. Solo negli Stati Uniti le vittime sono mezzo milione e hanno deciso di rompere il silenzio come si legge su Detroit Free Press. La dolorosa operazione che consiste in una mutilazione degli organi genitali femminili avviene da centinaia di anni in Asia, Africa e nel Medioriente ma anche in un Paese come gli Stati Uniti. A Detroit chi ha inferto la mutilazione viene, per la prima volta, portato in tribunale. Tre persone sono infatti sotto accusa per aver mutilato due bimbe di 7 anni e una di 12: le bambine sono state portate in clinica delle loro madri, che le avevano convinte si trattasse di una bella gita. Ora il Dottor Jumana Nagarwala, il dottor Fakhruddin Attar e sua moglie, che teneva legate le ragazzine durante il trattamento, rischiano l’ergastolo. Le donne che hanno subito la mutilazione hanno lanciato la campagna globale “Sahiyo”, per porre fine alla barbarie e per convincere le altre vittime a denunciare. Sono duecento milioni le donne che in 30 Paesi hanno subito questa devastante operazione. Clicca qui per vedere il video che pubblicizza la campagna.

Mariya Taher, una di loro, racconta sul Detroit Free Press cosa le accadde nell’estate del 1990 mentre, a soli 7 anni, era in vacanza in India con la sua famiglia. La madre la portò in un edificio fatiscente senza spiegarle il perché. Mariya ricorda di aver salito le scale e di aver aperto una porta che dava su una stanza dove l’attendeva una donna più grande. Si sentivano delle risa e l’atmosfera sembrava amichevole fino a quando la bimba non finì sul pavimento e il suo vestitino le venne alzato: “Ricordo qualcosa di affilato laggiù e mi ricordo che ho pianto”. Mariya, che ora ha 34 anni, rivive così quei terribili momenti: “Ricordo mia madre mentre cercava di consolarmi mentre mi stringeva in grembo”. Dieci anni dopo, Mariya ebbe modo di capire meglio cosa le era accaduto in quel giorno d’estate a Mumbai: era sopravvissuta a un rituale di mutilazione genitale femminile, una tradizione religiosa antica che milioni di donne continuano a subire nel mondo.



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