Terza Guerra Mondiale/ Trump vs Corea del Nord: Pyongyang, “Abbiamo il diritto di punire cittadini Usa”

- Morgan K. Barraco

Terza guerra mondiale, Usa vs Corea del Nord: tensioni internazionali per la visita del leader nordcoreano nei presidi di osservazione sui bersagli nemici (12 maggio)

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Kim Jong-un (Foto LaPresse)

Nuove minacce da Pyongyang agli Stati Uniti nelle ultime ore: nuove provocazioni che mantengono alto rischio dello scoppio di un Terza guerra mondiale. Sono state rivolte direttamente ai cittadini statunitensi, quindi la tensione con la Corea del Nord resta alta. «Abbiamo il diritto di punire ferocemente i cittadini americani catturati e detenuti per i crimini contro il nostro Paese», hanno dichiarato le autorità nordcoreane. Lo riferisce l’agenzia di stampa Reuters, che cita l’agenzia di stato locale KCNA. Il messaggio è palesemente indirizzato a Washington e si riferisce all’arresto di un altro cittadino americano che ha portato a quattro il numero dei detenuti Usa in Corea del Nord. Secondo alcuni esperti questi arresti potrebbero rientrare in un piano preciso di Pyongyang, che starebbe così rendendo quei cittadini degli “ostaggi diplomatici”. An Chan II, presidente del World Institute for North Korea Studies, ha dichiarato a NBC News che questa mossa rappresenta una strategia difensiva che ha l’obiettivo di prevenire attacchi da parte degli Stati Uniti. (agg. di Silvana Palazzo)

Insiste sulla stessa linea da giorni ormai la diplomazia della Corea del Nord: obiettivi, ancora una volta Usa e Corea del Sud, rei di aver – secondo il regime di Pyongyang – tentato di uccidere il leader Kim Jong-un. Il tentato “attentato” non ha finora riscontri ufficiali tranne che nelle dichiarazioni del governo nordcoreano, ma le invettive delle ambasciate di Pyongyang sparse nel Pacifico non si placano comunque. «Troveremo, ovunque siano su questo pianeta, gli organizzatori di quello che è attualmente il più grave atto terroristico da parte dei servizi segreti della Corea del Sud e della Cia americana e li distruggeremo con le nostre attività anti-terroristiche», sono le durissime parole dell’ambasciatore nordcoreano in Russia, Kim Hyung-joon. Contro Trump ma anche contro il neo governo eletto di Seul, prosegue la campagna tipica da regime di mettere il proprio leader al centro di progetti e complotti internazionali per farlo assassinare. «Gli “atti ostili” degli Usa nei confronti di Pyongyang — ha concluso l’ambasciatore in un incontro questa mattina a Mosca — sono arrivati a livelli estremiå e hanno superato ogni limite». (agg. di Niccolò Magnani)

La situazione internazionale che vede la lotta fra Usa e Corea del Nord continua a procedere con incertezza e nervi tesi. Ad alimentare il dubbio che si possa davvero giungere ad una terza guerra mondiale, anche l’ispezione che il Presidente nordcoreano Kim Jong-un ha fatto nei presidi militari preposti all’osservazione delle isole Mu e Jangjae. Jon-un ha infatti voluto conoscere la posizione esatta dell’esercito sudcoreano ed ha chiesto alcune informazioni sul piano di attacco della Corea del Nord contro i bersagli rivali. Nella sua visita, avvenuta lo scorso 5 maggio, il leader nordcoreano ha voluto interessarsi anche del benessere dei soldati e delle rispettive famiglie. Non si è trattata ovviamente di un incontro pacifico, ricorda Sputnik News, ma più che altro di un controllo dello stato di servizio dell’artiglieria di stanza sull’isola di Mu. 

Desta inoltre allarme la possibilità che la Corea del Nord possa effettuare il test di un missile balistico a lungo raggio entro la fine di quest’anno. Si tratta di un missile in grado di trasportare ordigni nucleari e che potrebbe mettere in ginocchio gli Stati Uniti. L’ipotesi è stata annunciata da Dan Coats, Direttore dell’Intelligence USA, nel suo rapporto. “Crediamo che la Corea del Nord abbia fatto passi avanti per la realizzazione di questo tipo di missile”, ha sottolineato, puntualizzando che non si è ancora verificato un test in fase di volo. Ad alimentare le tensioni si unisce anche la Turchia, che continua a subire degli attacchi grazie alla presenza di circa mille militanti curdi sul confine con l’Iran. Una fonte del quotidiano locale Hurriyet ha inoltre rivelato che il Paese sarebbe in pricinto di “costruire un muro di 70 km lungo le province del confine con l’Iran di Agri e Igdir”. Nel resto del territorio invece sarebbe prevista la costruzione di torri di guardia e fari, così come di recinzioni metalliche. 

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