BAMBINO DI 7 ANNI MORTO PER OTITE/ Era stato curato con omeopatia. Dal Salesi: “Doveva assumere antibiotici”

- Silvana Palazzo

Bambino di 7 anni in coma per un’otite: è stato curato dai genitori con l’omeopatia. Operato d’urgenza, ora è grave. Il caso è stato segnalato alla procura competente

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Dopo la morte del bambino di 7 anni per un’otite mal curata, è intervenuto il dottor Fabio Santelli. Il direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale materno infantile Salesi di Ancona non si è soffermato sulla scelta dei genitori del piccolo di rivolgersi ad un medico omeopata, ma sul ritardo con il quale è arrivato in ospedale. «Al di là delle convinzioni personali in materia di terapie mediche, se dopo tre o quattro giorni l’infezione permane e il quadro clinico appare compromesso è meglio affidarsi agli antibiotici», ha dichiarato – come riportato dal Corriere Adriatico – il dottor Santelli, rispondendo alle domande sulla morte di Francesco, il bambino curato per giorni senza antibiotici ma con terapie omeopatiche. Giunto in fin di vita all’ospedale pediatrico Salesi il 24 maggio, il piccolo Francesco è stato dichiarato morto oggi. Ora per il medico omeopata si profila una denuncia da parte dei familiari del bambino. (agg. di Silvana Palazzo)

L’infezione provocata da un’otite si è rivelata fatale per Francesco, un bambino di 7 anni: era stata curata con terapie omeopatiche che non hanno risolto il problema, ma lo hanno invece lasciato peggiorare. I genitori del piccolo, due commercianti che hanno altri due figli minorenni, si erano rivolti al dottor Massimiliano Mecozzi, medico omeopata con studio a Pesaro, che seguiva da tre anni il bambino. Quando si è ammalato di otite bilaterale non si sono rivolti al pediatra di famiglia, la dottoressa Rosera Falasconi, ma al medico omeopata, che avrebbe consigliato una terapia a base di preparati omeopatici dopo averlo visitato in due occasioni. Le condizioni di Francesco, però, sono peggiorate al punto tale che nella notte del 23 maggio ha perso conoscenza. La Tac effettuata nell’ospedale di Urbino ha rivelato gravi danni nel cervello, quindi è stato trasferito al Salesi, dove i medici hanno provato a rimuovere l’ascesso cerebrale. Il piccolo, però, è finito in coma e oggi è morto. Comprensibilmente provata la famiglia del piccolo Francesco, mentre – come riportato dal Corriere Adriatico – il medico omeopata tace. Il dottor Massimiliano Mecozzi non risponde al telefonino, mentre il numero dello studio di Pesaro non risulta attivo. (agg. di Silvana Palazzo)

Il medico omeopata a cui i genitori del bambino di 7 anni si sono rivolti per l’otite verrà denunciato. Lo ha annunciato il nonno del piccolo, per il quale è stata dichiarata la morte cerebrale. Non ce l’ha fatta Francesco, che si sarebbe salvato senza problemi se si fosse intervenuti con una tempestiva terapia antibiotica. L’ospedale Salesi ha quindi trasmesso una segnalazione sulla vicenda alla procura di Ancona. Il medico omeopata è Massimiliano Mecozzi, a cui i genitori si erano affidati anche per l’otite bilaterale che aveva colpito il bambino. Intanto la famiglia ha allontanato i cronisti in ospedale: «Andate via, vi sembra il momento?», ha chiesto la madre. Anche il nonno non ha nulla da commentare: «È stata dichiarata la morte cerebrale del bambino, non c’è altro da dire. Non parliamo con nessuno, d’ora in poi parleremo solo attraverso i nostri avvocati». Su una cosa non ha dubbi: il medico omeopata verrà senz’altro denunciato. (agg. di Silvana Palazzo)

Non ce l’ha fatta il piccolo Francesco, il bambino di 7 anni finito in coma per un’otite curata con le pratiche tipiche dell’omeopatia anziché con gli antibiotici. Come riportato da Il Corriere della Sera, il bambino è stato dichiarato clinicamente morto dai medici dell’ospedale Salesi di Ancona, dov’era ricoverato dal 24 maggio scorso. Quando se l’erano visto arrivare, i dottori avevano subito compreso la gravità della situazione, sottoponendo il bambino ad un intervento chirurgico nella notte tra mercoledì e giovedì che aveva l’obiettivo di rimuovere l’infezione che aveva aggredito il tessuto cerebrale. Si era anche proceduto ad una terapia antibiotica d’urto, ma le condizioni del piccolo erano ormai troppo gravi: i suoi genitori, che come in passato avevano deciso di curare l’otite del figlio affidandosi alle cure omeopatiche del medico pesarese Massimiliano Pecozzi – che a detta del nonno della vittima aveva sconsigliato di portarlo in ospedale nonostante avesse febbre alta e vomito da ormai 15 giorni – saranno ora chiamati a decidere su un eventuale espianto di organi dell’innocente e sfortunato Francesco. (agg. di Dario D’Angelo)

Una banale otite non curata correttamente può avere gravi conseguenze: lo hanno scoperto due genitori dell’entroterra Pesarese, che hanno trattato il figlio con una terapia omeopatica. Ora il bambino di 7 anni è in coma e i medici stanno facendo tutto il possibile per salvargli la vita. La coppia ha operato il figlio all’ospedale di Urbino spiegando che il bimbo non prendeva antibiotici dall’età di tre anni. Stava male da due settimane anche con febbre alta, ma non era la prima otite con cui si ritrovava a fare i conti e anche nelle altre occasioni i suoi genitori si sono rivolti ad un medico omeopatico.

Ora, però, la situazione è particolarmente grave. I medici hanno scoperto, attraverso una tac, i danni provocati dal pus che si era introdotto nel cervello. È stato quindi deciso il trasferimento all’ospedale Salesi di Ancona per un intervento di urgenza per svuotare il pus, a cui è stata associata una terapia antibiotica fortissima. Finora però non sono stati ottenuti i risultati sperati: per i medici non resta altro ai genitori che pregare.

«Quando abbiamo visto il bambino il quadro clinico era pari a 3 quando 0 significa morte e 15 una buona condizione. Purtroppo il bambino è arrivato in reparto tardissimo», hanno raccontato i medici, come riportato dal Corriere della Sera. I genitori hanno riferito ai medici di aver curato in passato altre otiti con terapie omeopatiche, motivo per il quale si erano convinti della bontà della cura. Non si sono, però, resi conto che «al secondo giorno di febbre la situazione cominciava già ad aggravarsi. Dopo 15 era disperata». La vicenda è stata ovviamente segnalata alla procura competente.

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