IN COMA DA 12 ANNI/ Il padre chiede l’eutanasia: “lo Stato le stacchi la spina”

- Niccolò Magnani

“Eutanasia di Stato”: così chiede il padre di Elisa, da 12 anni in coma, in una lettera-appello assieme all’associazione Luca Coscioni. Un nuovo caso Eluana sullo sfondo, ecco la storia

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Mina Welby, paladina (con M. Cappato) dell'eutanasia (LaPresse)

Si chiama Elisa e “rischia” di essere un nuovo caso “mediatico” sulla scia dei precedenti drammatici di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e più di recente anche Dj Fabo Antoniani. Ha oggi 46 anni ma da 12 è in coma-stato vegetativo dopo un gravissimo incidente occorsole nel 2006: guidava il fidanzato, che si salvò miracolosamente ma che poi non resse il peso del senso di colpa e si tolse drammaticamente la vita. Il padre ha raccontato a Il Gazzettino la storia di Elisa, mandando un chiaro appello allo Stato Italiano, chiedendo in sostanza l’eutanasia dopo i 12 anni in coma: «Non è più vita, è sofferenza, è il nulla: lo Stato deve fare qualcosa per liberare queste persone», chiede il 70enne Giuseppe, a cui è rimasto solo Elisa nella sua famiglia e che da anni vive il difficilissimo rapporto con quel corpo “in pace” ma tenuto in vita artificialmente con respiratore e sondino naso-gastrico, un po’ come avvenne per il caso di Eluana Englaro. L’associazione Luca Coscioni, gestita dai Radicali tramite il segretario nazionale Filomena Gallo, ha contattato il padre di Elisa per cercare di annoverarlo nella lunga lista di persone e famigliari che chiedono la legge sul Biotestamento – passata alla Camera, ferma al Senato con il calendario spostato dal 25 luglio a dopo l’estate – per poter far divenire legale una sorta di eutanasia “di stato”.

ELISA, IL PADRE CHIEDE L’EUTANASIA DOPO 12 ANNI IN COMA

UN NUOVO “CASO-ELUANA?”

«Alla politica il dramma di Elisa non interessa, ci sono altre priorità rispetto al dolore dei malati. Chiediamo – scrive in una nota l’associazione Coscioni, «un’assunzione di responsabilità ad un legislatore che se avesse volontà politica approverebbe immediatamente una legge che gli italiani aspettano da troppo tempo», si legge ancora nella nota dopo le parole di papà Giuseppe, per il caso della giovane Elisa. In molti parlano in queste ore di un parallelo tra il caso in questione e Charlie Gard, il bimbo inglese affetto da grave malattia mitocondriale, ma in realtà si fa un grave errore ad accomunarli, almeno dal punto di vista medico. Per il bimbo inglese c’è una malattia effettiva che sta consumando i mitocondri, mentre per Elisa la nutrizione e la ventilazione sta mantenendo in vita da 12 anni un corpo in stato vegetativo persistente. Si avvicina di più al caso di Eluana Englaro quello della povera Elisa, con lo stesso papà che lo conferma: «vorrei che venisse fatta una legge, che ci fosse comprensione per queste condizioni drammatiche, che non sono vita. Ma guardi come fu attaccato Englaro. Io non voglio fare una battaglia personale, non è mia figlia il problema è altro. La signora che divide la stanza con Elisa ha 68 anni ed è così da 17», spiega il padre anziano al Corriere della Sera.

Nel caso di Eluana il padre dopo una lunga battaglia legale decise di staccare la spina ponendo fine alla vita della figlia perché considerata svolgere “una vita non degna di essere vissuta”. Si rischia dunque anche per questo caso di Mestre una battaglia e un clamore mediatico – specie con una legge sul Biotestamento ancora pendente in Parlamento – che difficilmente renderà più “semplice” una decisione e una scelta già di per sua difficilissima e complessa. Il padre chiede l’eutanasia di stato, di staccare la spina del respiratore, per evitare di “arrivare ad estreme soluzioni”, come spiega bene lo stesso genitore in un inquietante scenario, «sono stato contattato dall’associazione Luca Coscioni ma ritengo che non sia giusto dover arrivare a rivolgersi ad un’associazione o a ricorrere a scorciatoie. Se portassi Elisa a casa, con il consenso del giudice. Beh, tutti sanno cosa succede quando un paziente nelle condizioni di mia figlia viene portato a casa. E tutti fanno finta di non sapere».

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