Vanessa Scialfa/ Omicidio di Enna, convivente la strangolò: nessun complice (Il Terzo Indizio)

- Dario D'Angelo

Vanessa Scialfa: la 20enne di Enna venne strangolata dal convivente Francesco Lo Presti con i cavi del lettore DVD. L’uomo è stato condannato a 30 anni dalla Cassazione.

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Silvia Caramazza, il caso di stasera (Il Terzo Indizio)

Nessun complice: Francesco Lo Presti, condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio di Vanessa Scialfa, ha agito da solo. Il sostituto procuratore Francesco Augusto Rio ad aprile ha chiesto infatti l’archiviazione nel procedimento avviato per la denuncia dei genitori della vittima, di cui si parlerà a Il Terzo Indizio. Per Giovanni Scialfa e Isabella Castro alcuni funzionari e ispettori in servizio alla Squadra Mobile di Enna avrebbero redatto false annotazioni e li avrebbero accusati anche di abuso d’ufficio e rifiuto di atti d’ufficio. I genitori di Vanessa, attraverso i loro legali, avevano denunciato il fatto che a occuparsi delle indagini fosse stata la squadra narcotici, dove era in servizio un ispettore del quale l’omicida era amico e confidente, anziché la squadra omicidi. Secondo gli Scialfa risultavano omesse alcune telefonate intercorse tra Francesco Lo Presti e lo stesso ispettore nel giorno dell’omicidio. Secondo il pm le accuse sono infondate: gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio.

VANESSA SCIALFA, FRANCESCO LO PRESTI INCASTRATO CON UNO STRATAGEMMA

OMICIDIO DI ENNA: IL CONVIVENTE LA STRANGOLÒ

Nella puntata di Terzo Indizio in onda oggi, venerdì 28 luglio 2017, su Canale 5 si parlerà del caso di Vanessa Scialfa, la 20enne uccisa dal convivente Francesco Lo Presti il 24 aprile del 2012. Un delitto, quello consumatosi ad Enna, tanto atroce quanto barbaro, di cui verranno ricostruite tutte le tappe nella terza puntata della seconda edizione (in replica) del programma condotto da Barbara De Rossi. Come riferisce Il Fatto Quotidiano fu lo stesso convivente, 15 anni più grande di Vanessa, a confessare agli inquirenti l’omicidio della ragazza al termine di un interrogatorio durato diverse ore. L’uomo raccontò che la sua furia omicida era nata durante un momento di intimità: Vanessa, a suo dire, aveva infatti pronunciato in quel momento il nome del suo ex fidanzato. Evidentemente spaventata dalla reazione dell’uomo, la ragazza aveva fatto per rivestirsi con l’intento di scappare dall’abitazione. Era stato a quel punto dopo aver assunto della cocaina, che Lo Presti aveva strappato i cavi del lettore DVD stringendoli attorno al collo della compagna fino a soffocarla. Infine, dopo aver avvolto il corpo in un lenzuolo, l’assassino aveva gettato il cadavere da un cavalcavia della statale Enna-Caltanissetta.

LA FINTA CON I GENITORI DI VANESSA

Francesco Lo Presti, dopo aver assassinato Vanessa Scialfa, di cui si parla questa sera a Il Terzo Indizio, cercò di salvarsi dal carcere. Lo fece inscenando una parte, immedesimandosi nel ruolo di fidanzato preoccupato della sua ragazza, anche dinanzi ai genitori disperati della vittima. Ma fu proprio la consapevolezza di essere lui e soltanto lui l’autore di quel delitto così efferato,a farlo crollare. Come riportato da Il Fatto Quotidiano, la polizia pensò di penetrare nelle fragili difese psicologiche dell’assassino attraverso uno stratagemma ben orchestrato. Lo fece annunciando il ritrovamento in vita di Vanessa mentre Lo Presti era sotto interrogatorio. Un’agente fece il suo ingresso nella stanza e disse:”Abbiamo trovato Valentina, è viva…”. Furono queste parole a far crollare definitivamente l’assassino, che scoppiando in lacrime ammise:”Non è possibile, ho fatto una fesseria, non può tornare più…”.

LA CONDANNA A 30 ANNI

Per il delitto di Vanessa Scialfa, Francesco Lo Presti è stato condannato a 30 anni di carcere in via definitiva dalla Cassazione. I giudici non solo non hanno trovato elementi per dimostrare che l’omicidio sia nato davvero in seguito ad un raptus di rabbia dettato dal fatto che la ragazza abbia pronunciato il nome dell’ex fidanzato, ma hanno anche sottolineato come non sia dimostrato che la capacità di intendere e di volere dell’uomo sia stata offuscata dall’assunzione di una dose di cocaina come da lui raccontato. Ad esprimere la loro soddisfazione per la sentenza di condanna sono stati i genitori della povera Vanessa, Giovanni e Isabella:”Nostra figlia purtroppo non potrà più ritornare in vita ma oggi siamo sereni perché giustizia è fatta. Per tutto questo tempo abbiamo temuto che Vanessa potesse venire uccisa ancora una volta con una sentenza ingiusta. Così non è stato e l’omicida di nostra figlia si farà il carcere, come stabilisce la legge”.

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