LA STORIA/ Il miracolo di Daniele e Davide: condannati a morte, sono salvati dalla mamma

Al Columbia University Medical Center un papà e una mamma sono disperati, perché stanno per perdere i loro bambini. E invece, il miracolo accade

25.12.2018 - Elvira Parravicini
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Lapresse

“Ma riusciamo a portare due maschietti a casa?”

Questa è la domanda che, con timore e tremore, mi rivolge una giovane mamma che aspetta 2 bimbi – maschietti appunto – ma la gravidanza è molto complicata con rischio di parto prematuro. Inoltre un gemellino ha smesso di crescere, perché il nutrimento della placenta va prevalentemente all’altro bimbo. I medici che seguono la gravidanza sono scettici e consigliano di terminare la gravidanza perché – dicono – il bimbo più piccolo è a rischio di morte in utero e il fratello è a rischio di sviluppare severi danni neurologici di conseguenza.

La mamma è il papà sono disperati, hanno atteso da anni il loro primo bambino ed ecco che, dopo tanta attesa, il sogno si compie, anzi è ancora di più del sogno, sono due bimbi! Ma ora il sogno è spezzato e si vedono davanti il dramma della morte o di disabilità severe. Che fare? 

Il loro ginecologo mi aveva chiesto di incontrarli per il counseling prenatale, anche se – mi aveva detto – “non c’è molta speranza che la gravidanza vada a buon termine”.

Il papà dice con una voce sottilissima: “Non possiamo far nascere dei bambini destinati solo alla sofferenza”. La mamma tra le lacrime aggiunge: “Come posso portare in grembo questi bimbi sapendo che uno morirà e l’altro, se sopravvive, soffrirà, senza che noi possiamo fare nulla per loro?”.

Sto in silenzio e li lascio esprimere tutta la loro disperazione, sapendo che al fondo delle loro parole e della loro paura c’è l’amore di genitori che parla. 

Dopo un poco comincio a parlare e riaffermo quello che c’è di vero in questi genitori spezzati dal dolore. Dico loro: “C’è un solo modo per capire cosa fare, partire dall’amore che avete per i vostri bimbi” e chiedo loro se hanno già deciso i nomi. La mamma risponde di botto: “Sì, il grande si chiama Daniele e il piccolo Davide”. Poi mi guardano come se fossi un marziano. “ma dottoressa, nessuno ci ha mai chiesto i loro nomi prima, ci hanno detto di evitare di parlare di loro come ‘i nostri bimbi’ altrimenti ci si attacca troppo e poi è ancora più difficile… ma allora lei spera?”.

E qui parto a descrivere cosa la scienza medica può fare per “salvare” la vita di questi bimbi, e affermo dall’alto della mia esperienza di neonatologa da più di 30 anni che “sì, ci sono delle possibilità che il piccolo c’è la faccia, non tantissime, ma ci sono. Inoltre il fratello grande potrebbe cavarsela senza troppi problemi, anche se nasce prima del termine”.

Le lacrime si fermano, la mamma mi guarda stupita e abbozza un sorriso. “Abbiamo consultato molti medici, ma lei è la prima che ci da speranza… ma questo cambia tutto … se c’è una strada che si può percorrere noi ci siamo”. Guarda il marito negli occhi cercando la conferma di una decisione, poi si abbracciano e sussurra: “sulla sua parola noi rischiamo… però lei deve stare con noi”.

Accetto di cuore, la mia “mission” è di salvare la vita dei neonatini e sento che Daniele e Davide sono già i miei protetti.

La mamma accetta di ricoverarsi in ospedale per il monitoraggio continuo e dopo 6 settimane di riposo forzato a letto, Daniele e Davide nascono per parto cesareo di urgenza perché il cuoricino di Davide improvvisamente da segni di non farcela più. Sono entrambi prematuri, ma Daniele persa quasi 2 chili, mentre Davide solo 500 grammi. Daniele sta benissimo e dopo 2 settimane di incubatrice, è pronto ad andare a casa con grande gioia dei suoi genitori. Davide, oltre ad essere piccolissimo, deve affrontare numerose complicazioni. È un periodo durissimo per i suoi genitori che hanno Daniele a casa ma vogliono stare anche con Davide ed incoraggiarlo a migliorare. La mamma allatta Daniele e poi pompa il latte per nutrire Davide e il papà corre in ospedale a portarlo “ancora fresco”, come dicono loro.

Seguo Davide ogni giorno della sua degenza, attraverso i problemi, le crisi, le complicazioni, … fino a che, finalmente, dopo 4 mesi, supera tutte le complicazioni e raggiunge un peso di 1800 grammi che gli consente di essere dimesso.

Mamma e papà vengono a prenderlo col fratellino, che ora pesa quasi 4 chili, e l’incontro dei fratelli è commovente. Sembra che si riconoscano, si toccano le mani, si strusciano l’uno sull’altro, finalmente riuniti dopo 4 mesi di separazione… facciamo fotografie, video, questo è veramente un momento magico!

Li accompagno all’uscita e al momento di lasciarci, dico semplicemente: “State portando a casa due maschietti…”. Ricompaiono le lacrime, ma questa volta, di gioia.

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