Prete chiude chiesa per Natale contro Decreto Salvini/ Don Paolo Farinella scomunica Ministro: “Gesù migrante”

Don Paolo Farinella chiude la chiesa per Natale in obiezione di coscienza contro il Decreto Salvini: prete di Genova, “Gesù era il migrante dei migranti, oggi sarebbe respinto”

06.12.2018 - Niccolò Magnani
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Matteo Salvini, il comizio col Vangelo (LaPresse)

Dal “sacro” al “profano”, dal prete alla attrice “hot”, sono sempre più “tutti contro Salvini” e il suo Decreto Sicurezza: dopo i casi di Don Luca Favarin e Pamela Anderson – solo per citare gli ultimissimi di questi giorni – è il prete di San Torpete (nel centro di Genova) che tra le polemiche chiude la chiesa per tutte le feste di Natale come segno di protesta contro il Ministro degli Interni. La decisione clamorosa arriva dal parroco di san Torpe, Don Paolo Farinella non nuovo a decisioni “choc” sul fronte migranti e contro le istituzioni locali e nazionali: nella lunga newsletter inviata ai fedeli, il sacerdote ha attaccato «l’uomo incolto, senza alcun senso dello Stato e del diritto», ovvero Matteo Salvini, spiegando che per questo motivo oggi, nel 2018, «non è più Natale cristiano: non più ‘memoria’ della nascita di Gesù, ma cinico fatto commerciale, mescolato a ripetuti riti e liturgie». L’attacco, molto simile per certi versi di quello fatto dal prete di Padova, prende ancora spunto dal “simbolo” del presepe e punta alla radice della crisi tra cattolici e istituzioni, con Salvini visto da molti come il vero “nemico” da combattere. «I cattolici si accontentano colpevolmente della favoletta innocua del presepe che, tra oche, animali, mestieri, pupazzi e meccanismi d’ingegneria idraulica, fa del ‘mistero fondamentale della fede cristiana’, uno strumento di alienazione a beneficio di bambini e adulti infantili che, pur battezzati, solo in quell’occasione entrano in una chiesa. Turisti del religioso folcloristico», scrive durissimo Don Paolo.

LA CHIESA CONTRO SALVINI

Non si limita ad attaccare il cattolicesimo di oggi, ma il parroco di San Torpe avanza addirittura la provocazione di tenere chiusa la sua chiesa per la festa di Natale: «mentre accanto ‘i poveri Cristi’ muoiono di fame e freddo in mare, nei bordelli della Libia, pagati dall’Italia, che fomenta le guerre con l’immondo commercio delle armi, da cui ricava illeciti guadagni. Il cibo si butta via, mentre sulle stesse strade ‘Gesu’, il migrante dei migranti muore di fame e di freddo». Per il prete anti-Lega, se oggi Gesù, con Maria e Giuseppe si presentassero da noi in Italia «col decreto immondo di Salvini, sarebbero fermati alla frontiera e rimandati indietro perché migranti economici, perché senza permesso di soggiorno e perché in Palestina non c’è una guerra ‘vecchia’ dal 1948”. Per tutti questi motivi, per questo 2018, «non si può celebrare il Natale, anche per “obiezione di coscienza” al decreto spudoratamente conosciuto come decreto sicurezza, sebbene sia un decreto di massima insicurezza e sfregio dei valori e dei sentimenti più profondi della democrazia e del diritto». Secondo Don Paolo Farinella, dietro parole roboanti, «confuse e immorali, si nasconde la volontà determinata di colpire ‘i migranti’, proprio alla vigilia di quel Natale che celebra la nascita di Gesù emigrante perseguitato dalla polizia di Erode».



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