Francesca Monaldi, stupro Caffarella/ Violenza di San Valentino e il colpo di scena finale (Commissari)

- Emanuela Longo

Francesca Monaldi, stupro Caffarella: il caso dell’inaudita violenza di San Valentino a scapito di una coppia di fidanzatini a Roma, le indagini e i tanti colpi di scena.

commissari_francesca_monaldi
Francesca Monaldi (Commissari)

Sarà Francesca Monaldi, poliziotta in prima linea contro la violenza di genere, la protagonista del secondo appuntamento con “Commissari – Sulle tracce del male”, il nuovo programma in onda nella seconda serata di oggi, sabato 24 febbraio 2018 su RaiTre. Il caso al centro della puntata si intitola “La violenza di San Valentino” e fa riferimento ad un drammatico fatto di cronaca avvenuto proprio il giorno di San Valentino, festa degli innamorati, a scapito di una coppia di giovani fidanzatini a Roma. Un’aggressione spietata, trasformatasi poi in vera e propria violenza sessuale contro una ragazzina di appena 14 anni. La storia risale al 14 febbraio del 2009, ma il caso ebbe un clamore mediatico enorme tanto da essere rimasta impressa nella memoria di molti romani e non solo.

A ricordare le tappe di quell’incredibile ed inaudita violenza è Repubblica.it. La vicenda fu ribattezzata come “lo stupro Caffarella” poiché proprio l’omonimo parco di Roma divenne teatro dell’aggressione. Era il pomeriggio di San Valentino quando una coppia di fidanzatini, 14 anni lei e 16 anni lui, passeggiava nei pressi dell’oasi naturale, in via Latina. Erano circa le sei del pomeriggio e i due ragazzini furono avvicinati con una scusa banale da due uomini che li trascinarono nel parco. Qui il 16enne fu brutalmente picchiato e gettato più volte a terra, mentre la fidanzatina fu stuprata e costretta ad avere un rapporto orale sebbene avesse cercato di ribellarsi e divincolarsi con tutte le sue forze. Gli aggressori li derubarono, portando via soldi e cellulari, quindi si diedero alla fuga. I due ragazzi, ancora sotto choc, dopo le violenze subite riuscirono a chiedere aiuto ad un bar della zona, il cui titolare chiamò prontamente la polizia e i soccorritori del 118 che presero in cura le due giovani vittime trasportandole all’ospedale San Giovanni.

CASO DELLO STUPRO AL PARCO DELLA CAFFARELLA A ROMA: LE INDAGINI

“Lei è veramente uno scricciolo, era avvolta in una coperta di quelle del pronto soccorso, e si vedevano le calze strappate”, fu una delle prime testimonianze di quella drammatica sera, dopo il caso dello stupro al parco della Caffarella a Roma. Il 16enne riportò un trauma alla spalla, mentre per la 14enne, oltre a vari lividi e graffi, le ferite furono molto più profonde. Del caso si occupò la dottoressa Francesca Monaldi, responsabile della 4^ sezione “Reati in danno di minori e reati sessuali” della Squadra Mobile di Roma e che diede subito il via alle indagini, nonostante la forte pressione mediatica che rese il lavoro iniziale non privo di ostacoli. Dalle prime testimonianze della ragazzina, si apprese che i due violentatori sarebbero potuti essere stranieri per via di uno spiccato accendo dell’est. Un testimone riferì: “Uscendo prima di salire in ambulanza il ragazzo ha detto che era stato aggredito da due persone che parlavano arabo”. La polizia riuscì ad individuare il punto esatto in cui si consumò la violenza, definendolo uno degli angoli più nascosti del parco. Qui, furono raccolti elementi e altre tracce che furono subito considerati molto utili ai fini delle indagini. Importante si rivelò il riconoscimento da parte della 14enne di uno dei suoi aggressori ma la storia fu contornata fino alla fine da non pochi colpi di scena.

STUPRO ALLA CAFFARELLA: IL COLPO DI SCENA

Trascorsero appena 4 giorni dall’inaudita violenza a scapito della coppia di fidanzatini e la polizia riuscì ad acciuffare i due presunti responsabili dell’aggressione e dello stupro alla 14enne. Si trattava di due pregiudicati romeni, all’epoca dei fatti rispettivamente di 20 e 36 anni. Il primo, Isztoika Loyos Alexandru, fu fermato a Roma e confessò durante l’interrogatorio. Fu proprio lui ad essere stato riconosciuto dalla 14enne che, dopo averlo visto in foto, come riportava il Messaggero, commentò: “Non fatemi più vedere quella foto, non voglio più vedere quel volto”. A riconoscerlo fu anche il fidanzatino. Karol Racz fu invece rintracciato a Livorno mentre tentava di fuggire in Spagna, su segnalazione del complice. “Non so perché, non so come è successo, volevamo solo rapinarli, poi improvvisamente tutto è cambiato”, raccontò al pm Alexandru, soprannominato “il biondino”. Il vero duplice colpo di scena arrivò poco più di un mese dopo lo stupro, nel marzo del 2009, quando prima Karol Racz poi Alexandru Isztoika Loyos tornarono in libertà. Il primo fu scagionato dall’accusa di essere uno degli stupratori della Caffarella, così come il secondo, rimasto però in carcere per le accuse di calunnia e auto calunnia. L’uomo aveva accusato la polizia di essere stato picchiato per estorcergli una confessione e Karol Racz come correo per lo stupro di San Valentino.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori