IL SUD GIÀ E NON ANCORA/ Dalla storia alla cucina, le perle del Parco dell’Aspromonte

Il parco dell’Aspromonte possiede un bagaglio storico, ma è anche pieno di bellezze naturali. E offre anche specialità culinarie a chi vuole visitarlo. FEDERICA TOMASELLO

04.03.2018 - La Redazione
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Pentedattilo, nel Parco dell'Aspromonte (Foto da Wikipedia)

Distese di bergamotto in fila, le cui note agrumate, amare, uniche e preziose invadono d’essenza vaste aree del territorio che padroneggiano con naturalezza. Sesto Parco nazionale istituito in Italia, il parco dell’Aspromonte. Storia, fauna, flora, tipicità culinarie coesistono in 64.153 ettari di terreno circondato e innalzato dal massiccio dell’Aspromonte. Stretto in un abbraccio che dipinge di verde i circa quaranta comuni che lo compongono. L’Aspromonte, territorio dalla geografia vivace che attrae la vista di chi decide di visitarlo tra ruscelli intersecati in abbracci contorti tra massi che terminano frettolosamente il loro corso, quasi a ricordare i racconti studiati nell’epica.

I torrenti realizzano, d’inverno, imponenti cascate dal colorito bianco-azzurro con una sempre presente punta di verde che in estate, invece, si seccano facendo trasparire il marrone delle rocce che fanno da base. La flora del parco può essere narrata come un angolo di paradiso selvaggio e incontaminato, descrizione che si esprime in maniera ottimale attraverso la visione di vaste aree ricche di lecci, abeti bianchi e castagni. Alberi plurisecolari a testimoniarne il lungo vissuto ricco di storia e di secoli succeduti che non hanno modificato la bellezza del territorio.

La vegetazione del parco comprende anche il pino laricio che si ritrova principalmente lungo il versante tirrenico, mentre quello ionico è culla del bergamotto da cui alcune aziende locali estraggono l’essenza con cui si producono svariate preparazioni cosmetiche, casalinghe e alimentari. La fauna del parco non è da sottovalutare infatti ospiti del vasto territorio aspromontano sono il lupo, il gatto selvatico, lo scoiattolo nero, il cinghiale, il ghiro e i caprioli.

Il parco dell’Aspromonte possiede un bagaglio storico che lo rende testimone di epoche lontanissime, tangibili dai resti ritrovati lungo il perimetro che ne delimita l’area. Ogni percorso, ogni piccola via porta con sé tracce del passato, ancora più evidenti nelle costruzioni e in particolare nei santuari, di cui l’Aspromonte è ricco. Il santuario più noto del territorio aspromontano è quello della Madonna di Polsi, situato nel comune di San Luca.

Dopo lunghe passeggiate e percorsi tra il verde e la storia, la zona aspromontana offre anche la possibilità di rilassare le membra davanti a tipicità culinarie come la ricotta, il torrone, il caciocavallo, lo stocco (merluzzo essiccato). Proprio lo stocco è il protagonista di numerose preparazioni e sagre. Aspromonte, terra benevola e ricca che con i suoi splendidi paesaggi incanta turisti e abitanti ma anche terra d’ispirazione per alcuni autori come per Umberto Zanotti Bianco che ha dedicato alla zona aspromontana ben due saggi “Aspromonte” e “Tra la perduta gente”. L’autore fu colpito dal territorio calabrese tanto da rendere il riscatto della Calabria l’unico e il più importante scopo della propria vita.

Un territorio che coniuga le bellezze e le criticità della regione che lo ospita, un tripudio di bellezze e cultura.

(Federica Tomasello)

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