ROMA, MANIFESTO SU ABORTO: “CAUSA DI FEMMINICIDIO”/ Lalli, prof. Bioetica “negli aborti non si uccidono bimbi”

- Paolo Vites

Gli attivisti di CitizenGo in occasione del quarantennale dell’approvazione della legge sul diritto di aborto, hanno appeso manifesti choc per le vie di Roma

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Immagine da Twitter

Alle critiche contro abortisti e pol.corr. fatte da CitizenGo, arriva la netta e dura replica della professoressa di Bioetica e Storia della medicina alla Sapienza di Roma, scrittrice e saggista: per Chiara Lalli, da anni schierata per la difesa del diritto delle donne ad abortire, la provocazione del manifesto è addirittura ignobile. «Sono i soliti manifesti pro-vita, non sono affatto sorpresa: è il solito miscuglio di parole a effetto e concetti dissennati, strumentalizzati dai movimenti ultra conservatori»; secondo la Lalli infatti durante un aborto «non si uccidono i bambini, su questo genere di manifesti sarebbe meglio farsi una risata amara per come, ancora una volta, dai ProVita vengano usate parole a caso: omicidio, sterminio degli innocenti, genocidio, tutti termini con cui colpire la coscienza irrazionale della persone». Quanto affermato da CitizenGo sembra proprio andare a descrivere figure come la Lalli che, per difendere il ruolo e la libertà della donna ad autodeterminarsi e dunque abortire, arrivano a sostenere che durante l’interruzione di gravidanza non si sta interrompendo una vita. Chiara Lalli afferma poi che quelli di CitizenGo (e i conservatori pro-Life) hanno «totale mancanza di senso di realtà, parole così stupide da non essere nemmeno degne di un commento». Ma proprio quel “mancato senso di realtà” è proprio quello che viene imputato dai pro-life ai personaggi “alla” Lalli… (agg. di Niccolò Magnani)

CITIZENGO CONTRO CIRINNÀ: “NASCOSTE VERITÀ SCOMODE”

Dopo le prime parole di commento durissime di Monica Cirinnà, il direttore delle campagne di CitizenGo, Filippo Savarese, ha controrisposto spiegando come purtroppo molte volte ci sono verità scientifiche «che evidentemente hanno dato molto fastidio agli intolleranti del politicamente corretto, con in testa Monica Cirinnà che evidentemente non sopporta che le donne siano informate. Rimuovere un manifesto non costringerà al silenzio chi crede nella vita e che, proprio in nome delle donne, vuole che sull’aborto non si taccia». Insomma, durissima anche la controreplica secca e diretta contro tutti quelli che sono insorti come una molla dopo il manifesto (volutamente provocatorio) esposto a Roma. CitizenGo reclama in Italia la libertà di essere informati sulla realtà dell’aborto e sull’uccisione di migliaia di innocenti: «Una strage di cui non si deve parlare, delle verità tanto scomode da ritenere anche un solo manifesto “pericoloso”. Ora abbiamo una ampia campagna in tutta Italia, perché per ogni manifesto strappato si alzeranno migliaia di nuovi manifesti, iniziative, marce», conclude Savarese. (agg. di Niccolò Magnani)

IL SILENZIO DAL CAMPIDOGLIO

Come già era accaduto tempo fa, un manifesto-shock dell’associazione “pro life” CitizenGo è apparso a Roma e il suo messaggio, ovvero la pretesa che l’aborto sia la principale causa di femminicidio, non è affatto piaciuto a cittadini e automobilisti che oggi l’hanno notato: oltre al Pd romano, insorto attraverso le parole di Monica Cirinnà, hanno chiesto la rimozione del manifesto anche Stefano Fassina, consigliere di Sinistra per Roma, rivolgendosi direttamente alla sindaca Virginia Raggi: quest’ultimo, usando l’ironia, ha chiesto alla prima cittadina pentastellata di agire celermente come nel caso della cancellazione dell’oramai celebre murales del bacio tra Salvini e Di Maio, scomparso a tempo di record. Tuttavia, al momento, non è stata registrata ancora alcuna presa di posizione da parte della giunta grillina di Roma Capitale, mentre la rete femminista Rebel Network ha parlato di episodio “vergognoso”, facendo pure notare che proprio nel quarantennale della legge 194 in tema di aborto si moltiplicano nella città episodi simili, con manifesti anti-abortisti affissi sempre più frequentemente, tanto che la stessa Cirinnà ha spiegato che il caso andrebbe segnalato all’Agcom. (agg. di R. G. Flore)

SCONTRI SU CAMPAGNE PRO VITA

Un grosso manifesto apparso sulla via Salaria a Roma sta alzando forti polemiche. Nell’immagine si vede il ventre di una donna in avanzato stato di gravidanza e sopra la scritta “L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo” e l’hashtag #stopaborto. Secondo fonti di vari media, il manifesto è a cura di una campagna tramite il movimento di attivisti pro life CitizenGo in occasione del 40esimo anniversario dell’approvazione della legge 194 che ha reso legale in Italia la possibilità di abortire. Per tale occasione è prevista sabato 19 maggio una manifestazione, la Marcia per la Vita, in piazza della Repubblica. Sostenitori dell’aborto hanno immediatamente chiesto al sindaco Raggi che i manifesti vengano rimossi. Già lo scorso aprile manifesti del movimento pro vita avevano suscitato proteste e furono rimossi dall’amministrazione comunale. Sull’episodio, riporta il Corriere della Sera, è intervenuto il direttore delle campagne CitizenGo Filippo Savarese: “Negli ultimi anni le istituzioni hanno denunciato con sempre maggior forza il fenomeno dei femminicidi e della violenza sulle donne, ma ci si dimentica di dire che la prima causa di morte per milioni di bambine (così come di bambini) nel mondo è l’aborto, che provoca anche gravissime conseguenze psicologiche e fisiche per le donne che lo praticano”.

ROMA, MANIFESTO CHOC: “ABORTO PRIMA CAUSA DI FEMMINICIDIO”

Via Twitter invece sempre CitizenGo ha postato: “ABORTO È LA PRIMA CAUSA DI FEMMINICIDIO NEL MONDO. Dopo 40 anni la #legge194 ha fallito. Prima violenza contro donne è #aborto: spesso usato per sopprimere #donne in modo mirato, lascia tragici traumi, milioni di bimbi uccisi e donne ferite.  #StopAborto“. Alle polemiche di chi accusa un accostamento di pessimo gusto, la violenza sulle donne e l’aborto, sempre Savarese ha risposto: “Si tratta di dire che “la ibertà di scelta per le donne che hanno diritto a essere informate correttamente sulle conseguenze sempre drammatiche dell’aborto, sottolineando il «entativo di censurare e silenziare chi afferma la verità sull’aborto, che sopprime la vita di un bambino e ferisce gravemente quella della donna”. Per Rebel Network invece, associazione femminista pro aborto, nelle parole di Monica Cirinnà, si tratta di “una nuova orribile campagna di disinformazione contro le donne da parte di organizzazioni estremiste che associa l’aborto al femminicidio. Tale campagna si basa, infatti, su assunti completamente infondati. Le interruzioni di gravidanza in Italia sono tra le più basse in Europa e in costante calo da dieci anni. Accostare, poi, un diritto delle donne a una violenza come il femminicidio è quanto di più disgustoso possa essere fatto”.

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