VIBO VALENTIA, COSTITUITOSI L’UOMO RICERCATO PER DUE OMICIDI/ Soggetto problematico che soffre di disturbi

- Emanuela Longo

Caccia all’uomo in tutta Italia dopo sparatoria al bar nel Vibonese: Francesco Olivieri, ancora in fuga: ricerche a tappeto in tutta Italia, al vaglio il possibile movente.

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Immagine di repertorio (LaPresse)

E’ finita la fuga Francesco Olivieri, il 32enne che nella giornata di venerdì ha ucciso due persone, per poi sparire. Nelle scorse ore si è presentato di sua spontanea volontà presso i carabinieri di Vibo Valentia, ormai braccato. Le forze dell’ordine stanno interrogando il killer, per cercare di capire cosa abbia portato lo stesso ad uccidere due persone la settimana scorsa. In base a quanto emerso, è sempre più quotata, come sottolineato anche da La Repubblica, la pista della vendetta: Olivieri avrebbe voluto vendicare l’uccisione del fratello avvenuta nel 1997. Resta però da capire quale legame ci sia fra le vittime, e soprattutto, che correlazione vi sia fra le persone uccise, e il fratello dello stesso assassino. La cosa certa è che le forze dell’ordine definiscono l’Olivieri come un soggetto problematico che soffre di disturbi psichici, che devono essere controllati attraverso dei farmaci che però lo stesso non avrebbe preso negli ultimi giorni, dopo essere fuggito. Gli investigatori stanno anche cercando di scoprire dove sia il fucile utilizzato per le due uccisioni. L’aggressore deve rispondere di duplice omicidio e tentato omicidio, lesioni aggravate, porto e detenzione illegale di arma da fuoco, danneggiamento e spari in luogo pubblico. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

TANTI I DUBBI SU QUESTA VICENDA

E’ terminata la caccia a Francesco Olivieri, il killer che la scorsa settimana seminò il panico nel vibonese, in Calabria, uccidendo due persone in un agguato, e ferendone altre tre. Nelle ultime ore sono emersi pochi dettagli circa questa vicenda ancora misteriosa, e come sottolineato dai colleghi dell’edizione online de La Repubblica, sono ancora molteplici i punti oscuri su cui fare luce. Prima di tutto, gli inquirenti vorranno cercare di comprendere come mai Francesco Olivieri abbia scatenato la propria ira. Il primo movente sarebbe la morte del fratello, ucciso dalla malavita nel 1997, ma resta inspiegabile il momento in cui il killer ha deciso di agire: una vendetta dopo 21 anni? Inoltre, le forze dell’ordine stanno anche cercando di comprendere come il malvivente abbia fatto a darsi alla macchia per quattro giorni, facendo perdere ogni traccia di se. In particolare, gli investigatori vogliono scoprire se lo stesso killer abbia ricevuto un aiuto esterno, una persona a lui di fiducia che lo abbia nascosto. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

IL KILLER SI E’ COSTITUITO

La fuga di Francesco Olivieri è finita: il 32enne si è costituito la notte scorsa nel carcere di Vibo Valentia. L’uomo venerdì scorso tra Limbadi e Nicotera, nel Vibonese, ha ucciso due persone e ne ha ferita altre tre. Il personale del carcere ha subito avvertito i carabinieri, che hanno preso il pluriomicida in consegna e lo hanno condotto in caserma. Qui è stato sottoposto ad interrogatorio da parte del pm della Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Nel corso dell’interrogatorio, condotto dal pm Concettina Iannazzo, Olivieri – che è stato assistito dal suo difensore di fiducia, Francesco Schimio – è stato sentito sul movente che lo ha portato ad uccidere Giuseppina Mollese e Michele Valerioti dopo averli raggiunti nelle loro abitazioni. Per ora, come riportato da Tgcom24, non emergono indiscrezioni in tal senso. Ieri i carabinieri avevano trovato nelle campagne di Spilinga l’automobile utilizzata dall’omicida per la fuga. La vettura, una Fiat Panda, era stata data alle fiamme. Non si sa invece dove abbia lasciato il fucile usato per il duplice omicidio: non lo aveva con sé quando si è presentato in carcere. (agg. di Silvana Palazzo)

CACCIA A FRANCESCO OLIVIERI IN TUTTA ITALIA

Prosegue senza sosta la caccia al killer che lo scorso venerdì pomeriggio ha seminato il panico nel Vibonese uccidendo due persone nel corso di una serie di sparatorie tra Nicotera e Limbadi. Le forze dell’ordine sono sulle tracce di Francesco Giuseppe Olivieri, il 32enne che si sarebbe macchiato dei delitti del 68enne Michele Valerioti e dell’80enne Giuseppina Mollese e del ferimento di altre tre persone. Il killer sarebbe ancora in libertà e le ricerche finora eseguite, tramite numerosi posti di blocco, battute nelle campagne, perquisizioni nei casolari e controlli da amici e parenti non avrebbero portato ad alcun esito apprezzabile. Per le ricerche del presunto assassino, come spiega WeSud.it sono stati impiegati anche gli elicotteri ma anche in questo caso di Olivieri nessuna traccia. Il lavoro degli inquirenti è ora concentrato sulla presenza di possibili complici dell’uomo che avrebbero potuto dargli una mano in questa delicata fase di ricerche, aiutandolo così a sottrarsi alla cattura. Ancora oscuro anche il movente che avrebbe spinto Olivieri ad aprire il fuoco contro diverse persone anche se non si esclude che possa aver agito soprattutto per vendetta.

FRANCESCO OLIVIERI ANCORA IN FUGA

E’ Francesco Olivieri l’uomo sul quale si stanno concentrando in queste ore le ricerche in tutta Italia da parte di carabinieri e polizia, dopo le sparatorie che si sono consumate lo scorso venerdì nel Vibonese. Per gli inquirenti l’autore di quei terribili fatti di sangue sarebbe proprio lui, del quale dal medesimo giorno si sarebbero perse le tracce. Le ricerche non si sono mai interrotte ma ad oggi non ci sarebbero ancora elementi apprezzabili che possano far sperare nella sua cattura. Poche ore i fatti dello scorso venerdì, molte agenzie di stampa avevano riportato la notizia del suo arresto, ma solo più tardi si è appreso dello stato ancora in fuga del presunto killer, descritto dalle stesse forze dell’ordine come un soggetto “problematico e pericoloso”. Al vaglio degli inquirenti anche i rapporti tra Olivieri e le persone rimaste coinvolte nelle sparatorie. A disposizione del 32enne ci sarebbe ancora la sua Fiat Panda, la stessa auto usata per il folle raid così come l’arma, il fucile con cui ha aperto il fuoco. A far tenere alta l’attenzione delle forze dell’ordine è proprio il fatto che un uomo armato e pericoloso sia ancora in libertà.

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