Milena Gabanelli contro la Rai/ Video, “13 mila dipendenti, 1760 giornalisti ma ultima nelle news”

Milena Gabanelli contro la Rai, la giornalista sul Corriere della Sera denuncia: “13 mila dipendenti, 1760 giornalisti ma è ultima nelle news”, ultime notizie

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Milena Gabanelli

Milena Gabanelli contro la Rai, la giornalista su Data Room del Corriere della Sera analizza i costi e il servizio offerto dalla televisione pubblica. “La Rai è la più grande azienda culturale del Paese, il Governo dovrà decidere chi dovrà andare ad amministrarla. Piccolo Bignami: complessivamente 13 mila dipendenti, di cui 1760 giornalisti suddivisi in TG1, TG2, TG3, Rai News, Rai Parlamento, TGR, Rai Sport, Giornale Radio”. Continua Milena Gabanelli: “In Europa nessuna tv pubblica ha tanti telegiornali nazionali, proprio perché l’informazione pubblica deve essere oggettiva, pluralista e non espressione di un partito. Ne basterebbe uno insomma. Il contratto giornalistico Rai è il più blindato costo azienda annuo per ciascuno dei 210 capi redattori 200 mila euro, 140 mila per i 300 capi servizio, 70 mila per i neo assunti. Le sedi regionali sono 22, con 22 direttori delle sedi, molte imperiali con interi piani inutilizzati, in totale 660 giornalisti”.

MILENA GABANELLI CONTRO LA RAI

La giornalista analizza poi alcune disfunzioni locali: Magari fanno un po’ troppe sagre, ma è importantissima l’informazione locale, con qualche problema. In Emilia Romagna c’è poca copertura del segnale ed è facile vedere TGR Veneto o TGR Marche. In Lazio c’è un po’ di degrado, tutti i giornalisti stanno a Saxa Rubra, nessun corrispondente dalle Province. Piemonte: per utilizzare un mezzo satellitare leggero per le dirette, bisogna chiedere autorizzazione a quattro diversi responsabili”. E sottolinea: “Una cosa che tutte le testate regionali devono fare è invece quello di scambiarsi le immagini con le testate nazionali, ma è complicato: sono state digitalizzate con sistemi diversi che non comunicano tra loro. Comunque oggi la Rai, che con il suo esercito di giornalisti e di testate informative non ha pari in Europa, di fatto non ha un sito di news: gli utenti sono tutti obbligati a pagare il canone ma non hanno un servizio informativo pubblico online. Il CdA che si è insediato nel 2015 doveva fare proprio questo, è riuscito a non fare niente: in compenso ha messo le basi per la nascita di un canale in lingua inglese”. Clicca qui per vedere il video.



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