Gioco blackout: video e siti oscurati dopo morte di Igor Maj/ Ultime notizie, allenatore: “ha pagato per tutti

Igor Maj, 14enne morto soffocato a Milano: folla ai funerali, il padre Ramon “mai più per nessuno questo dolore”. Ultime notizie, siti oscurati dopo la morte del giovane scalatore

14.09.2018 - Niccolò Magnani
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Disperazione per la tragedia della morte di Igor Maj, il giovane scalatore morto per aver praticato il gioco del blackout. Intervenuto a La Vita in Diretta, il suo allenatore lo ha ricordato così: “Durante i momenti di puro agonismo, si cercava in lui per l’età e l’esperienza maggiore un terzo allenatore: il nostro ricordo è quello di un ragazzo appassionato e che veniva in palestra per tanti motivi, ma soprattutto per il divertimento. Non era un ragazzo viziato, purtroppo ha pagato per tutti questo fenomeno con cui tutti ci stiamo scontrando in questi giorni”. Nel corso della trasmissione è intervenuto anche Marco. intervistato in incognito, che ha raccontato la sua esperienza per fortuna terminata nel migliore dei modi: “Dico di non cadere nel tranello della sfida e di confrontarsi con gli amici in maniera diversa. E’ un rischio troppo, troppo grosso. Quando sei in un branco succede proprio questo, che la sfida va accettata altrimenti sei un perdente. Potresti però anche subirne delle conseguenze”. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

SI INDAGA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO

Il sequestro d’urgenza preventivo deciso dalla Procura di Milano, all’indomani dei funerali del 14nne Igor Maj, vittima del gioco del Blackout che impazza tra i giovanissimi e nel quale ci si procura l’auto-soffocamento. La decisione è stata presa proprio per evitare rischi di emulazione e che altri ragazzi possano morire come Igor: inoltre, stando a quanto si apprende, il magistrato competente ha anche aperto un fascicolo, per adesso a carico di ignoti, in cui l’ipotesi di reato è quella di istigazione al suicidio. Intanto, i genitori, dopo che a febbraio c’era stato in Italia un altro precedente del genere, hanno lanciato il loro grido di accusa verso un gioco mortale di cui loro figlio sarebbe stato solamente una vittima ingannata, non dandosi pace come peraltro amici e tutti coloro che lo conoscevano: “Era un ragazzo carismatico, appassionato e che trascinava sempre nel bene i ragazzi più piccoli della squadra” ha detto ai microfoni il suo allenatore, non capacitandosi di come un ragazzo così possa essere caduto in questa vera e propria rete di cui tuttavia spesso le famiglie non sono nemmeno a conoscenza. (agg. di R. G. Flore)

IL PADRE NELLE SCUOLE

Chi c’è dietro il macabro gioco Blackout? E’ questa una delle domande alle quali gli inquirenti stanno tentando di dare in queste ore una risposta, dopo la morte choc del ragazzino 14enne di Milano, Igor Maj, per auto-soffocamento dopo la visione di un video sull’assurda sfida che dilaga sul web. Il procuratore aggiunto di Milano, Tiziana Siciliano, insieme al pm Letizia Mocciaro seguono anche un’altra strada al fine di capire se il giovane sia stato indotto psicologicamente o obbligato a compiere il gesto che lo ha portato alla morte. Igor, ormai è noto, prima di togliersi la vita aveva visto un video sulle cinque sfide pericolosissime, che però dalla scorsa notte è stato oscurato ai minori che tentano di visionarlo su Youtube, così come su altri siti. Ramon, padre di Igor, in una intervista a Quotidiano.net si è detto pronto a combattere fino in fondo affinché tutti possano conoscere i rischi di questo assurdo gioco mortale nel quale sarebbe caduto anche l’amato figlio appena 14enne. E lo farà “andando nelle scuole, parlando coi ragazzi, sensibilizzando loro e gli adulti”, dice. Nella prima scuola, quella che avrebbe dovuto frequentare Igor, è andato lo scorso venerdì: “Per adesso ho parlato con la dirigente di questo istituto, penso cominceremo da qui a sensibilizzare i ragazzi. Nessuno deve più provare attrazione né curiosità verso questa trappola mortale”, ha commentato. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

INQUIRENTI DISPONGONO LA CHIUSURA DI ALTRI SITI

Proseguono le indagini da parte degli inquirenti in merito alla tragica morte del 14enne di Milano, Igor Maj, vittima di un gioco mortale. Come riferito dai colleghi dell’edizione online de Il Corriere della Sera, la magistratura, dopo i siti oscurati ieri, ha disposto che vengano bloccati altri spazi web dove vengono pubblicati video inerenti il Blackout, la sfida pericolosa che è costata appunto la vita al povero Igor. Difficile riuscire ad arginare la diffusione di video e siti riguardanti il gioco in questione, anche perché basta digitare la parola chiave su Google, e sono migliaia i risultati del motore di ricerca. Il decreto firmato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pubblico ministero Letizia Mocciaro, è un provvedimento aperto, nel senso che consente agli investigatori di poter bloccare i siti web che caricano filmati riguardanti il Blackout, o anche semplicemente che spingono gli adolescenti a rischiare la vita. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PARLA L’ALLENATORE

Igor Maj, il 14enne di Milano che ha perso la vita dopo aver giocato al Blackout, era un grande atleta, un campione di arrampicata. Un ragazzino sportivo, sempre all’aria aperta e molto attento al sociale, come viene descritto dal suo allenatore in diretta tv su Rai Uno, in occasione del programma Storie Italiane: «Abbiamo deciso di rilasciare una dichiarazioni in accordo con la famiglia per ricordare il nostro atleta – le parole del tecnico che poi ci tiene a precisare – Igor era un ragazzo appassionato a molte cose, fra cui lo sport, era attento ai compagni di squadra e si è letto di un ragazzino annoiato ma non era così». Quindi l’allenatore ha proseguito: «Ha pagato caro un qualcosa che nessuno conosceva, ma non era alla ricerca di nuovi stimoli. Il nostro appello è quello di far capire ai ragazzi che devono e possono parlare con noi, soprattutto a quelli che lavorano nello sport e che sono in una posizione privilegiata. Bisogna stare attenti, osservarli, capire i loro momenti, e facendogli capire a loro volta che possono trovare un supporto». Questo l’appello finale dell’allenatore del povero Igor. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LA TESTIMONIANZA DI UN AMICO DI FAMIGLIA

Una storia che ha sconvolto l’opinione pubblica, quella del giovane Igor Maj, 14enne di Milano che si è tolto la vita negli scorsi giorni a causa di un gioco mortale: il Blackout. Una sfida che è molto diffusa fra i più giovani e che consiste nel soffocarsi per qualche istante, per provare cosa succede quando si muore. Di questa immane tragedia ne ha parlato Fabio Palma, allenatore nonché grande amico del padre di Igor, che presente negli studi di Storie Italiane su Rai Uno, ha ammesso: «Igor era un ragazzino molto sportivo, attento al sociale, accudiva la nonna, si era interessato ad Emergency, andava sempre all’oratorio e stava dietro ai bimbi più piccoli di lui». Per Palma, la famiglia Maj era praticamente perfetta: «Il padre lo supportava, un quadro praticamente perfetto, una famiglia ottima e mai prima d’ora erano giunti segnali negativi che potesse far presagire la tragedia». Purtroppo il Blackout, in rete diffuso anche come “flash indiano”, è una pratica molto diffusa fra gli adolescenti: «Ho parlato con un paio di atleti – ha aggiunto Palma – gli ho chiesto se conoscevano questo gioco e mi hanno detto che tutti lo conoscono: è virale e diffuso, ed è utilizzato anche per non farsi interrogare». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

IERI I FUNERALI A LAMBRATE

Una folla enorme ai funerali di Igor Maj, il giovane 14enne morto per soffocamento quasi certamente durante quel tremendo “gioco” del Blackout che ha spezzato la vita di un bravo ragazzo, appassionato di arrampicata e di montagna, proprio come il suo papà. Qui vi raccontiamo tutte le ultime notizie e novità sulle inchieste sorte dopo la morte di Igor, mentre occorre soffermarsi un secondo sulle reazioni che quella povera famiglia ha provato ieri davanti a tutti quegli amici e gente comune che ha dato l’ultimo saluto a quel 14enne scalatore. «Oggi siamo qui per salutare Igor ma non sarà certo l’ultimo saluto per chi lo ha conosciuto. Non lo sarà per noi. Non lo sarà per me. Io spero che nessuno di voi possa capire quello che sto provando. Ma alla pena senza fine fa da contraltare la gioia immensa di questi 14 anni. Ricorderò sempre la forza di Igor, l’intelligenza, la perseveranza, la sensibilità e il senso di protezione nei confronti degli altri. Quello che per voi era Igor, per me era di più: era il mio Igor. Erroneamente avevo cercato di insegnargli a non mostrare il dolore. Igor mi ha invece fatto capire che non bisogna aver paura di mostrarlo e che bisogna avere la forza di rialzarsi. Per questo io e mia moglie abbiamo deciso di esporre il nostro dolore. Con l’obiettivo che ciò che è accaduto a Igor non accada a nessun altro. Ci batteremo per questo», ha spiegato durante i funerali papà Ramon. Sul fronte delle indagini, importante quanto avvenuto ieri per opera degli inquirenti: come spiega il Corriere della Sera, il reato ipotizzato sarebbe al momento solo lo strumento che consente ai magistrati di intervenire urgentemente «ordinando ai principali internet provider, Google e Microsoft, di «deindicizzare» in Italia dai motori di ricerca i dati sulla sfida ed impedire che i video vengano trovati dando vita a fenomeni emulative». 

L’ESPERTO: “STIAMO FALLENDO NELL’EDUCARE”

Intervistato dal Tg Com24, il dottor Michele Facci (psicologo e perito presso il Tribunale di Trento) ha spiegato come il vero fulcro di questa nuova emergenza “post-blue whale” sia inevitabilmente l’educazione a 360 gradi. «La comunità educante non c’è più. Le istituzioni non ci sono più, e non parlo solo di politica, ma di tutti gli ambiti. Manca il modello educativo tradizionale. Basti pensare che adesso se un insegnante mette una nota scatta la denuncia dei genitori, se diciamo ai ragazzi di non utilizzare il cellulare loro ti dicono che i politici lo usano anche in Parlamento, se educhiamo al giusto utilizzo dei social – no parolacce, insulti e bullismo – i giovani ci dicono “Guardate cosa fanno gli adulti”. Quindi se la comunità educativa non c’è e non funziona chi gestisce le classiche ansie adolescenziali? La rete», spiega l’esperto che esclude anche la possibilità di “controllare la rete”, non è quella la strada da percorrere. Sugli effetti di questa “emergenza” che ha portato fino alla morte Igor Maj, ancora il docente «Assimilerei il “blackout” ad altri fenomeni del web con cui condivide le strategie psicologiche. I ragazzi si privano dell’ossigeno per emulare quelli che possono essere gli effetti delle droghe. Invece di sballarsi usando sostanze stupefacenti si tolgono o si fanno togliere volontariamente l’aria per un determinato numero di secondi e questo genera in loro un effetto shock, una sorta di ictus, un blackout appunto». 

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