Marco Vannini/ Verso sentenza d’Appello, 14 anni ai Ciontoli per omicidio volontario? (Quarto Grado)

- Emanuela Longo

Omicidio Marco Vannini, il caso nella nuova puntata di Quarto Grado: focus sul processo d’Appello a carico dei Ciontoli, in attesa della sentenza

Omicidio Marco Vannini
Omicidio Marco Vannini

Il processo sulla morte di Marco Vannini, sarà al centro del primo appuntamento dell’anno all’insegna di Quarto Grado, la trasmissione a cura di Siria Magri e in onda nella prima serata di Rete 4. Nei giorni scorsi ha preso ufficialmente il via il processo d’Appello per la morte del giovane di Cerveteri, ucciso nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 nell’abitazione della fidanzata Martina Ciontoli, a Ladispoli. Ad ucciderlo, un colpo di pistola esploso dal padre della ragazza, Antonio Ciontoli. Marco morì in seguito ad una emorragia interna provocata dalla pallottola che gli perforò diversi organi interni fino a portarlo alla morte. Un decesso che, insiste la famiglia Vannini, si sarebbe potuto evitare se solo qualcuno dei presenti (l’intera famiglia Ciontoli e la fidanzata di Federico, fratello di Martina) fossero intervenuti a prestare soccorso o a richiederlo in tempi brevi. Per circa due ore, invece, nessuno dei presenti si adoperò per salvargli la vita e l’ambulanza fu chiamata con estremo e immotivato ritardo. Lo scorso 18 aprile giunse la condanna di primo grado che stabilì 14 anni di reclusione a carico di Antonio Ciontoli, auto accusatosi del delitto di Marco Vannini e 3 anni alla moglie Maria Pezzillo ed ai figli Federico e Martina. Viola Giorgini, fidanzata di Federico, fu invece assolta. Lo scorso 8 gennaio per la famiglia Vannini si è aperto un secondo importante capitolo. A prendere la parola nella prima udienza del processo d’Appello è stato il pg Vincenzo Saveriano che ha chiesto la condanna a 14 anni all’intera famiglia Ciontoli con l’accusa di omicidio volontario. “È stata un’azione concertata. Questi soggetti hanno perso il lume della ragione, e nessuno ha detto che era stato esploso un colpo d’arma da fuoco. Forse Marco si poteva salvare. Hanno accettato il rischio per non fare emergere un fatto che al capofamiglia avrebbe potuto creare dei problemi. Si è trattato di una condotta illecita lontana da una condotta standard”, ha tuonato in aula il rappresentante dell’accusa, come riferisce Il Secolo XIX. A fine gennaio si svolgerà la nuova udienza nella quale è fissata anche la nuova sentenza di condanna.

OMICIDIO MARCO VANNINI, MAMMA MARINA CONTRO I CIONTOLI

A destare molto clamore nel corso della prima udienza del processo di Appello sulla morte di Marco Vannini sono state anche le dichiarazioni lette in aula da Federico Ciontoli, figlio di Antonio. Il giovane ha deciso di parlare davanti ai giudici spiegando di aver fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità la sera in cui Marco perse tragicamente la vita. Secondo la mamma del giovane Vannini, però, intervenuta nell’ultima puntata di Chi l’ha visto, quelle parole altro non sono state che l'”ennesima sceneggiata, un pianto finto, come la sera in cui Marco è arrivato al pronto soccorso. Un pianto finto, l’unica preoccupazione di quella famiglia era che il padre perdesse il suo posto di lavoro”. I genitori di Marco non lo scagionano affatto ma anzi puntano il dito contro il primogenito dei Ciontoli asserendo: “Federico ha sentito il colpo, ha visto Marco che sanguinava, lo dicono le perizie, e non ha fatto nulla”. L’intero processo d’Appello ruoterà ancora una volta proprio su questo importante aspetto: Marco si sarebbe potuto salvare? In vista della sentenza di secondo grado, è sempre mamma Marina a commentare: “I Ciontoli hanno avuto tutto il tempo di prepararsi. Queste indagini non sono partite bene e gli sono state regalate troppe cose a questa famiglia”.



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