STRAGE BUS AVELLINO, POLEMICHE DOPO LA SENTENZA/ L’Anm contro il governo “Sconcertati da alcune dichiarazioni”

Strage bus Avellino, polemiche dopo la sentenza/ L’Anm attacca il governo “Sconcertati da alcune dichiarazioni”

11.01.2019, agg. il 12.01.2019 alle 11:32 - Niccolò Magnani
Giovanni Castellucci
Ad Autostrade, Giovanni Castellucci (LaPresse, 2019)

Pesanti strascichi dopo la sentenza riguardante la strage del bus di Avellino, che ha visto sette persone condannate e 8 assolte, fra cui l’ad di Autostrade per l’Italia, Castellucci. Una decisione, quella dei giudici, che ha lasciato in molti perplessi, a cominciare dal vice-presidente del consiglio, Luigi Di Maio, che si è detto decisamente sorpreso, come da dichiarazioni che trovate più in basso. La presa di posizione del ministro del lavoro non è piaciuta all’Anm, l’associazione nazionale magistrati, che poco fa ha diramato un breve comunicato attraverso la giunta esecutiva centrale: «Le dichiarazioni rese da importanti esponenti del governo a seguito della sentenza pronunciata dal giudice monocratico del Tribunale di Avellino ci lasciano sconcertati – si legge sulla nota – ribadiamo la necessità che tutti i protagonisti del dibattito pubblico, specie se ricoprono incarichi istituzionali, rispettino le decisioni e il lavoro della magistratura». L’Anm contesta la delegittimazione della funzione giurisdizionale: «Tutto ciò rischia di alimentare sentimenti di ostilità verso la magistratura e la funzione giurisdizionale che non giovano alla vita democratica ed al corretto rapporto tra le istituzioni». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SENTENZA STRAGE AVELLINO: IL DOLORE DELLA SOPRAVVISSUTA

Otto imputati condannati e sette assolti in merito alla strage del bus di Avellino di 5 anni fa. Una decisione che ha lasciato in molti perplessi, soprattutto perché fra coloro che non hanno commesso il fatto vi è anche l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci. Delusi i famigliari delle vittime così come Partorina De Felice, sopravvissuta al disastro dell’estate del 2013. «Io nella giustizia non credo più», dice ora fra i denti la stessa donna che nel tragico incidente ha perso il marito, il nipote e il cognato. Era su quel maledetto pullman che stava tornando a Pozzuoli dopo una visita a Petralcina, ma «avrei preferito morire piuttosto che assistere a questa sentenza. Mi vergogno di essere italiana. Non deve finire cosi». «Che schifo – conclude perentoria – per me la giustizia non esiste». Affranto anche Giuseppe Bruno, che nell’incidente ha perso il padre Salvatore ed Elisabetta: «Chiediamo al governo e al ministero delle Infrastrutture più controlli – dice ai numerosi giornalisti presenti – ma dopo questa sentenza non crediamo più a nulla. Imn aula c’è scritto “La leggere è uguale per tutti”, evidentemente non vale per i potenti». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SENTENZA STRAGE AVELLINO: IL COMMENTO DI DI MAIO

Un Luigi Di Maio che si conferma alquanto critico, per dirla con un eufemismo, nei confronti dell’ad di Autostrade tanto nel disastro del Ponte Morandi quanto, per l’appunto, con la strage del bus ad Avellino: dopo la lettura della sentenza, il vicepremier M5s scrive un lungo post sui social al vetriolo contro i provvedimenti ufficiali in Primo Grado avvenuti questa mattina, postando anche uno dei tanti video dove si odono le urla dei parenti dentro l’aula (alcune irripetibili). «Quel guard rail di Autostrade poteva reggere invece di essere tranciato come carta velina? Secondo molti esperti e periti che hanno preso parte al processo, sì! Secondo i giudici invece, Autostrade per l’Italia non ha colpe. E’ incomprensibile. Ma il mio non è un attacco ai giudici. Il grido di dolore delle famiglie delle vittime di Avellino dopo l’assoluzione dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci lo capisco e mi fa incazzare», scrive Di Maio, che sottolinea come il suo vero punto d’accusa non è contro la giustizia ma contro quella «feccia della politica» che in questi anni ha delegato ad Aspi il controllo senza responsabilità reali, «contratti capestro che li solleva da ogni responsabilità, dandogli tutti le garanzie economiche e legali del caso». Per il leader M5s, come tutti sanno, «È dalla caduta del Ponte Morandi che come Governo stiamo lavorando per togliere le concessioni ad Autostrade. Più ci leggiamo le carte, più capiamo che ai Benetton era stata garantita impunità e profitti sicuri come a nessuno mai nella storia di questo Paese. Ma ce la faremo a spuntarla. Non so quanto tempo ci vorrà, ma le autostrade ce le riprendiamo!».

INDIGNAZIONE, MA NON SOLO..

Sono state emesse questa mattina le condanne in primo grado in merito agli imputati per la strage del bus caduto dal viadotto di Avellino nell’estate del 2013. Assolto l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Castellucci, una notizia che ha fatto infuriare i parenti delle vittime e nel contempo indignare il web. Sui social, infatti, la notizia è una delle più chiacchierate, e da una parte c’è il “popolo medio”, che pensa che l’assoluzione del manager di Aspi sia un’ingiustizia: «Preparatevi – scrive Emanuel J Silvestri – perchè su #PonteMorandi a #Genova succederà lo stesso. Potenti non pagano mai! #Avellino #bus #Autostrade». Simile il pensiero di Marilena Mattiucci, che cinguetta: «#Avellino Che vergogna la giustizia italiana!». Così invece scrive Ermes Antonucci, giornalista de Il Foglio, che si dice sorpreso da tanta polemica: «Strage bus #Avellino: condannate 8 persone a oltre 53 anni di pena totali (inclusi titolare azienda bus e direttore tronco autostradale), ma al popolo della gogna non basta. Serviva il capro espiatorio (l’ad di Autostrade Castellucci, assolto). Sarà dura tornare alla civiltà». Parere pressoché identico da parte di Marco Bassini: «Solo in un paese iracondo e rancoroso si urla vergogna e alla negata giustizia in un processo che si conclude con la condanna di 8 imputati per 53 anni complessivi solo perché manca il capo espiatorio, il “pesce grosso”. É il paese del giustizialismo imperante #Avellino». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SENTENZA STRAGE AVELLINO: RABBIA DELLE VITTIME

«Questa è l’Italia, dove i poteri forti mettono a tacere la verità e la giustizia»: ha commentato così Giuseppe Bruno, presidente del comitato che riunisce le famiglie delle vittime, su tutte le furie come i tanti presenti nel Tribunale di Avellino durante la sentenza sulla strage del bus nella scarpata in A16. Dei 15 imputati, 8 sono stati assolti mentre tra le condanne, oltre a Lametta, 5 anni vanno a Michele Renzi e Bruno Gelardi, 6 anni a Nicola Spadavecchia e Gianluca De Franceschi e 5 anni e mezzo di reclusione per Gianni Marrone, tutti dirigenti o ex tecnici di Autostrade per l’Italia. Ricordiamo che la sentenza di oggi arriva dopo 2 anni e 4 mesi di processo, dopo che lo scorso 9 maggio i 15 imputati furono tutti rinviati a giudizio in attesa del Primo Grado giunto poi oggi, con conseguenze assai polemiche da parte di tutto il comitato delle vittime. Nuove minacce sono poi giunte al giudice Luigi Bono, sempre all’interno dell’aula «ti aspettiamo fuori, loro sono colpevoli e assassini, hanno comprato la sentenza» urlavano poco fa i parenti delle vittime in un clima infuocato.

SENTENZA STRAGE AVELLINO: ASSOLTO AD AUTOSTRADE

Per la strage del bus sull’Autostrada A16 ad Avellino – dove lo scorso 28 luglio 2013 persero la vita 40 persone – l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci è stato appena assolto dal giudice del Tribunale di Avellino, Luigi Bono. Alla lettura della sentenza sulla strage che, prima del Ponte Morandi, rappresentava il punto di massima critica e polemica contro i vertici di Aspi, l’ira dei parenti delle vittime è stata veemente: ma per la corte, in questa sentenza di Primo Grado, quel bus caduto nella scarpata della A16 a Monteforte, nel luglio 2013, non vede la diretta responsabilità del n.1 di Autostrade per l’Italia. Nei suoi confronti la richiesta del pm Rosario Cantelmo era di 10 anni di reclusione: era accusato assieme ad altri 11 dirigenti e funzionari, tutti per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, ma ora bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire cosa e come sia stato ritenuto assolto da ogni accusa nell’iter giudiziario di questo processo “risaltato” nell’opinione pubblica dopo il disastro di Genova al Ponte Morandi lo scorso 16 agosto 2018. La condanna più grave inflitta dal giudice monocratico di Avellino è stata 12 anni di reclusione per Gennaro Lametta, il proprietario del bus che fu noleggiato da una comitiva di pellegrini di Pozzuoli.

IRA DEI PARENTI DELLE VITTIME: “CASTELLUCCI ASSASSINO”

Finisce tutto, o quasi, con un buco nell’acqua e l’ira dei parenti è quantomeno comprensibile (anche se non nella forma e nei modi usati): «Vergogna, questa non è giustizia. Assassini, Castellucci dove sei? Questa è l’Italia», gridano i parenti delle vittime, in particolare il presidente del comitato “Vittime A16” che esagerando in uno scatto d’ira dà prima dell’assassino all’ad di Aspi e poi afferma a telecamere accese e in diretta nazionale con Rai News 24 «questa sentenza dice solo una cosa, che Castellucci avendo molto denaro si è comprato la sentenza». Accuse gravissime e durissime che fuoriescono da molte bocche degli inferociti familiari delle vittime di Avellino: «Giudice esci, dicci perché lo hai assolto», grida un altro dei presenti. Viene tra l’altro più volte anche scandito il numero “ottantatre”, ossia il numero delle vittime, 40, sommato a quello dei morti per il crollo del ponte di Genova, per l’appunto 43. 8 gli anni di reclusione per la funzionaria della Motorizzazione civile di Napoli, Antonietta Ceriola, assolto il suo collega Vittorio Saulino. Assieme a Castellucci, assolti in Aspi anche Riccardo Mollo, Giulio Massimo Fornaci, Antonio Sorrentino, Michele Maietta e Marco Perna.



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