LUCIA RIINA E L’INSEGNA DEL LOCALE A PARIGI/ “Penso che ciascuno abbia il diritto di vivere la propria vita”

- Silvana Palazzo

Lucia Riina: “Via il mio nome dal ristorante a Parigi. Ma non associatemi a mio padre e alla mafia”. La figlia dell’ex boss parla a Le Parisien della sua nuova vita

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Lucia Riina parla a Le Parisien

Lucia Riina alla fine ha deciso di rimuovere il nome della famiglia dal locale parigino in cui lavora. La figlia dell’ex boss in questi giorni è stata al centro di una polemica che dalla Francia è arrivata fino all’Italia. In realtà la donna non aveva alcuna intenzione di attirare tutto questo clamore mediatico come ha raccontato al quotidiano francese Le Parisien: “la mia intenzione non era creare polemica, ma sono venuta qui semplicemente per lavorare”. Con queste parole Lucia Riina ha voluto cercare di mettere la parola fine alle polemica anche se ha dichiarato: “ritirare il mio nome dall’insegna del ristorante e dalla pubblicità, anche se soffro per il fatto che mi viene negata la mia identità di artista, pittrice e donna”. La figlia di Totò Riina ha anche precisato: “Io penso che ciascuno abbia il diritto di esprimersi e vivere la propria vita“. Poi ha confidato al quotidiano francese di avere pochissimi ricordi della sua infanzia e di aver accolto l’invito di Pascal Fratellini per ricominciare una nuova vita in Francia: “Siamo a Parigi da 3 mesi e il ristorante è aperto dal 5 novembre. Siamo dei dipendenti, io ricevo i clienti, mio marito si occupa del bar e impara il mestiere. Le mura non mi appartengono, non c’è nessun riciclaggio di denaro, come ho letto da qualche parte. Tutto è trasparente, Pascal ha fatto un mutuo con la banca e ci ha messo a disposizione un appartamento nel quartiere, dove viviamo con mia figlia di 2 anni. E’ un’opportunità per cambiare vita e vendere i miei quadri, anche se rimpiango il mio paese”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

LUCIA RIINA VOLEVO SOLO “VALORIZZARE LA MIA IDENTITA’ DI ARTISTA-PITTRICE”

La figlia dell’ex boss Totò Riina fa retromarcia: toglierà il nome della famiglia dall’insegna del locale che tanto ha fatto discutere in questi giorni. Lo ha annunciato la stessa Lucia Riina al quotidiano francese Le Parisien, precisando che ci lavora solo «in qualità di dipendente». Rimasta finora in silenzio, la 38enne ha spiegato di essere uscita allo scoperto «soltanto per mettere a punto alcune cose e spegnere le polemiche». Ha assicurato che non voleva provocare nessuno, ma solo «valorizzare la mia identità di artista-pittrice. E anche mettere in risalto la cucina siciliana». Ma per evitare ogni «malinteso» ha deciso di ritirare il nome dall’insegna del ristorante e dalle pubblicità, «anche se mi dispiace che la mia identità di pittrice e di donna venga negata». Lucia Riina ha confermato di essersi trasferita a Parigi raccogliendo l’invito di Pascal Fratellini, ultimo discendente della famiglia di un celebre trio di artisti di circo originari di Firenze, a lavorare nel ristorante e ad esportivi le sue opere.

LUCIA RIINA: “NON ASSOCIATEMI A MIO PADRE E ALLA MAFIA”

Lucia Riina è a Parigi da tre mesi, mentre il ristorante è aperto dal 5 novembre. «Siamo dei dipendenti, io ricevo i clienti, mio marito si occupa del bar e impara il mestiere». Il locale non le appartiene, ha precisato a Le Parisien. «Non c’è nessun riciclaggio di denaro come ho letto da qualche parte. Tutto è trasparente». La figlia dell’ex boss Totò Riina ha spiegato che Pascal Fratellini ha fatto un mutuo e ha messo a disposizione un appartamento dove vive con la figlia di 2 anni. «È un’opportunità per cambiare vita e vendere i miei quadri, anche se rimpiango il mio paese». La figlia di Riina ha rivendicato il diritto di esprimersi e vivere la sua vita. «Mio padre ha la sua storia, io la mia». A Le Parisien ha spiegato di avere solo «pochi ricordi» di quando era bambina e di non avere «voglia di parlarne». Una cosa è sicura: «Non voglio essere associata all’immagine di mio padre, a tutto quello che è mafia. Voglio uscire da questa trappola. La mia vita è trasparente, non ho nulla da nascondere».

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