Spese pazze al Pirellone, anche Nicole Minetti condannata/ L’ex PdL “Mi sono adeguata alla prassi”

- Davide Giancristofaro Alberti

Spese pazze al Pirellone, anche Nicole Minetti condannata/ L’ex PdL “Mi sono adeguata alla prassi”

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Nicole Minetti, processo Ruby bis (LaPresse)

Sono 52 i condannati a seguito delle spese pazze al Pirellone, una serie di acquisti non ammessi che i dipendenti della regione Lombardia hanno portato a termine nel periodo 2008-2011. Fra coloro coinvolti nel calderone anche l’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, l’esponente del PdL, Nicole Minetti, condannata ad un anno e otto mesi. Le spese della riminese ammontavano a 16mila euro fra viaggi in taxi e cene e pranzi in noti ristoranti di lusso, soprattutto a base di sushi. La Minetti ha già restituito la somma dovuta (triplicata a 60mila euro), ma è fiduciosa del fatto che la corte d’Appello possa modificare se non addirittura ribaltare la sentenza: «Sono fiduciosa che il processo d’Appello riuscirà a dimostrare la mia totale buona fede – le parole di Nicole riportate da Il Resto del Carlinose io arrivo in un posto e mi dicono che quella è la prassi… Io mi sono adeguata a quello che facevano tutti. Nel momento in cui mi è stato contestato, ho completamente risarcito il danno». Così invece Paolo Righi, il legale della Minetti: «Faremo subito Appello sperando soprattutto nel fatto che venga applicato la nuova norma che prevede un ipotesi più lieve che è appunto quella del l’indebita appropriazione». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PIRELLONE, SPESE RIDOTTE DEL 90% DAL 2013

Sono arrivate nella giornata di ieri le sentenze del tribunale di Milano per le “spese pazze al Pirellone”, soldi sperperati dai dipendenti della regione fra cene, pranzi, libri e quant’altro. 52 i condannati, fra cui anche nomi di spicco come il figlio di Umberto Bossi, Renzi, l’ex consigliera del Popolo delle Libertà, Nicole Minetti, e l’attuale capogruppo in senato della Lega, Massimiliano Romeo. «Oggi la situazione è molto diversa — dice il capogruppo di Forza Italia, Gianluca Comazzi, ai microfoni del Corriere della Seraa partire dal 2013 il regolamento è stato modificato e il budget a disposizione dei gruppi consiliari drasticamente ridotto. Ogni piccola spesa deve essere giustificata e rendicontata». Con l’arrivo di Roberto Maroni governatore è stata infatti approvata la legge numero 3 del 2013 che ha ridotto il budget a disposizione dei dipendenti del Pirellone del 90%, fino ad un tetto massimo di 5 mila euro all’anno per ogni consigliere, presentando ovviamente i giustificativi. «Ho già manifestato solidarietà e vicinanza all’amico Luca Gaffuri – ha invece detto Fabio Pizzul, numero uno del Pd in Lombardia – che si è trovato in questo processo soprattutto per il ruolo di capogruppo. Non ho dubbi sulla sua correttezza personale: sta pagando una gestione dei fondi ispirata alle regole e alle prassi allora vigenti che non hanno impedito un utilizzo disinvolto dei contributi pubblici, e questo non è certo il caso del Pd». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SPESE AL PIRELLONE, PARLA IL LEGALE DI ROMEO

Sono arrivate le condanne del tribunale di Milano in merito alle spese pazze nel Pirellone fra il 2008 e il 2011. Oltre all’ex igienista dentale, Nicole Minetti, e al figlio di Umberto Bossi, Renzo, è stato condannato anche l’attuale capogruppo al senato della Lega, Massimiliano Romeo, accusato di aver speso illecitamente circa 20/25mila euro (tutti in cene e pranzi), e condannato a un anno e 8 mesi, sei mesi in meno rispetto a quanto chiesto dalla pubblica accusa. Jacopo Pensa, legale del leghista, ha annunciato: «se c’era un sistema, c’era certamente da 30 anni e loro lo hanno ereditato in buona fede. Faremo appello – ha poi proseguito, come riporta l’edizione online de Il Sole 24 Ore noi puntiamo alla revisione delle condotte contestate perché per noi c’è la mancanza del dolo». L’avvocato di Romeo aveva chiesto di rinviare la sentenza in attesa dell’entrata in vigore della nuova legge anticorruzione, che avrebbe derubricato il reato di peculato in quello di indebita percezione di erogazioni o fondi pubblici: «Se la sono cavata – ha commentato la richiesta respinta – dicendo che non è ancora entrata in vigore». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

SPESE PAZZE AL PIRELLONE: TUTTE LE CONDANNE

Nicole Minetti e Renzo Bossi sono stati condannati dal tribunale di Milano nell’ambito dell’inchiesta Rimborsopoli riguardante la regione Lombardia. Al figlio di Umberto Bossi sono stati inflitti due anni e sei mesi di pena, mentre all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi un anno e 8 mesi. L’indagine riguardante le spese pazze del Pirellone vedeva 57 imputati, tutti ex dipendenti del palazzo della regione, tranne uno. Fra i condannati anche l’attuale capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, per cui il tribunale ha disposto un anno e 8 mesi a causa di spese indebite per quasi 30 mila euro, soprattutto pranzi e cene, spalmate nell’arco di quattro anni. Un anno e sei mesi anche per l’eurodeputato del Carroccio, Angelo Ciocca, ma per entrambi i leghisti la pena è sospesa ed è stata decisa la non menzione. In totale il tribunale ha condannato 52 dei 57 alla sbarra, fra cui la pena più alta per Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione, che dovrà scontare 4 anni e 8 mesi sempre per via di alcune spese illecite con i soldi dei contribuenti. Sono stati invece assolti o prescritti i 5 ex consiglieri Davide Boni, Romano Colozzi, Daniel Luca Ferrazzi, Carlo Maccari e Massimo Ponzoni.

SPESE PAZZE AL PIRELLONE: CONDANNATI ROMEO, BOSSI E MINETTI

Il processo ha riguardato fatti avvenuti fra il 2008 e il 2011, periodo durante cui dalle casse della regione Lombardia sarebbero usciti circa tre milioni di euro, tutti dedicati a spese ovviamente non consentite come appunto cene, pranzi e viaggi. Fra le spese più pazze, come sottolinea l’edizione online di Repubblica, anche quelle per spazzolini, caramelle, salatini ma anche frigoriferi. A Nicole Minetti vengono contestati 19.651 euro utilizzati per pranzi ai sushi ma anche per l’acquisto del libro ‘Mignottocrazia’. Nel 2017 lo stesso Pirellone si era dichiarato parte civile nel processo, chiedendo danni per 3.4 milioni di euro a 28 dei 57 imputati, ritenendo le spese “un elenco offensivo”.

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