Rosaria Iardino, chi è l’attivista che convive con l’Hiv/ Il bacio con Fernando Aiuti cambiò la lotta all’Aids

Rosaria Iardino, chi è l’attivista che convive con l’Hiv e quel bacio con Fernando Aiuti cambiò la lotta all’Aids. Ha lottato anche per essere riconosciuta mamma

09.01.2019 - Silvana Palazzo
Rosaria Iardino

Rosaria Iardino oggi è presidente dell’associazione “The Bridge”, ma il suo volto è noto per il bacio che nel 1991 si diedero sulla bocca lei e Fernando Aiuti. Quel gesto durante un congresso medico alla Fiera di Cagliari servì a dimostrare all’opinione pubblica che con un bacio, e quindi con lo scambio di liquidi organici, non è possibile la trasmissione dell’Aids. Quel bacio fece scalpore e cambiò la storia della lotta all’Aids. Oggi Rosaria Iardino, che gode di ottima salute, è presidente della fondazione che progetta interventi in ambito sociale e di politica sanitaria universalistica. Nei giorni scorsi, nell’imminenza del Natale, ha ricordato il significato di quel bacio con Fernando Aiuti a 27 anni di distanza per lanciare un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per caldeggiare la salvaguardia del sistema sanitario universalistico in Italia. L’attivista oggi, dopo la notizia della morte di Fernando Aiuti, ci tiene a sottolineare quanto l’opera dell’immunologo sia stata importante, al di là di quel gesto simbolico.

ROSARIA IARDINO, HA LOTTATO ANCHE PER ESSERE RICONOSCIUTA MAMMA

Rosaria Iardino è una delle attiviste più note per quanto riguarda la lotta al virus dell’Hiv, ma è paladina anche di altre lotte civili. Ricordata da molti per il bacio a Fernando Aiuti, è esperta di diritti civili e politiche sociosanitarie. Sposata con Chiara, è mamma di due figlie. Proprio il certificato di nascita della bambina più piccola, Anita, è stato oggetto di una battaglia, a cui ha posto fine il sindaco di Arese Michela Palestra riconoscendo le due mamme. Rosaria Iardino convive con l’Hiv da quando aveva 18 anni. «Non ho mai voluto dire come ho contratto il virus. Naturalmente lo so e non me ne vergogno, ma credo che sia irrilevante», dichiarò al Corriere della Sera. Si è sempre battuta per i diritti delle persone sieropositive, ma c’è ancora molto da fare. «Negli ultimi 5 anni c’è stato un vuoto di informazione su come prevenire la malattia e quindi ritornare a parlarne è un dovere dello Stato. Abbiamo 4mila nuovi casi all’anno e purtroppo Milano è la città dove si registra il numero più alto», aveva dichiarato nei mesi scorsi in un’intervista a Il Giorno.



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