Tangenti Rai/ Superteste Orietta Petra: “li ho denunciati, ora vivo sotto scorta”

- Niccolò Magnani

Orietta Petra, parla la superteste contro le tangenti Rai: “vivo sotto scorta dal 2015, minacciata anche con armi. Ma non sono pentita, lo rifarei anche domani”

Sede Rai
Sede Rai, Viale Mazzini (LaPresse)

Si chiama Orietta Petra e la sua storia è decisamente molto meno “attraente” di altre, altrettanto, scandalose conseguenze dell’agire di onesti cittadini: denunciare delle tangenti e finire, di tutta risposta, minacciata con armi e costretta a vivere sotto scorta. È quanto successo alla superteste e collaboratrice esterna per 7 di Biancifiori dopo aver scoperchiato, di fatto, l’intero calderone di tangenti Rai ormai 4 anni fa: oggi Orietta vive sotto scorta e ha deciso di raccontare la sua storia in una intervista de La Verità, quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. «Sono soddisfatta che si celebri il processo, tutti quelli che ho denunciato saranno ora processati. La Procura di Roma mi è stata vicina, certo adesso mi aspetto che i colpevoli vengano puniti per quello che hanno fatto. Si tratta di soldi pubblici che sono stati sottratti a noi tutti, anche a lei». Oggi Orietta lavora per Palazzo Chigi essendo coordinatrice del settore tecnico e supervisione degli impianti audio-video, più o meno lo stesso lavoro che faceva in Rai quando è cominciato tutto: da addetta alla produzione di una piccola società televisiva che collaborava con Viale Mazzini fece una cosa semplice, ovvero raccontare ciò che vedeva. «Schermi da pochi soldi addebitati per migliaia di euro, attrezzatura di base fatturata quanto avveniristici componenti elettronici, avvenimenti ordinari travestiti da eventi planetari, tutto per drenare soldi alle aziende pubbliche», ricordava nel luglio scorso il Corriere della Sera.

“MINACCIATA ANCHE CON LE ARMI”

Sempre Orietta Petra ai colleghi de La Verità racconta come dal novembre 2015 viva sotto scorta, «per forza di cose dopo le minacce anche a mano armata che ho ricevuto. Anche nell’ultimo anno ci sono stati episodi allarmanti, qualcuno si è introdotto nel mio ufficio a Palazzo Chigi a cercare documenti o non so cosa». Dalla sua denuncia sono partite 4 inchieste e ben 2 processi che ruotano attorno all’imprenditore David Biancifiori e gli allora responsabili dell’immagine del premier Berlusconi, Roberto Gasparotti e Giovanni Mastropietro. «Un giorno, sul tergicristallo della mia auto, trovo un biglietto: “attenta a quello che fai”», raccontava lo scorso luglio ma oggi la situazione non è cambiata di tanto visto il grave fatto successo a Palazzo Chigi. «Dovrebbe essere il luogo più sicuro d’Italia, e invece..», lamenta Orietta Petra che comunque non perde l’animo e la voglia di combattere quel sistema di tangenti in Rai che ha scoperchiato durante i servizi dell’allora G8 e della visita di Gheddafi in Italia con la famosa tenda allestita a Villa Pamphili «quello che succedeva in azienda da Biancifiori non era consono ai miei principi morali». La mattina del 27 marzo 2015 ha presentato ufficiale denuncia, «è stato un grande giorno. […] Biancifiori considerava il pagamento delle tangenti come fatto normale nella sua politica aziendale. Lui ha sempre pagato tutti, privati e pubblici, e sollecitava accordi correttivi pur di portare a casa i risultati», attacca durissima la Petra sulla Verità. Quel gesto oggi lo rifarebbe, eccome, garantisce la superteste sotto scorta «non sono pentita. Lo rifarei domani e invito chiunque sia a conoscenza di corruzioni a denunciare. Io rappresentanti una goccia nel mare, ma se vogliamo in qualche modo cambiare il nostro Paese dobbiamo avere coraggio».



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