SINDROME DI ASPERGER/ “Vi racconto la nostra percezione diversa della realtà”

Il 18 febbraio è la Giornata della Sindrome di Asperger. Una Asperger racconta con quali occhi vede noi “normali” e la realtà

17.02.2019 - La Redazione
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LaPresse

Si chiama Federica Russello, è di Palermo, ha 24 anni. Viso acqua e sapone, capelli castani, occhi grandi grigio-verde, sguardo e sorriso dolcissimi. Si è diplomata al liceo artistico, sta ora terminando l’Accademia di Belle Arti. E’ molto dotata come disegnatrice e pittrice, usa varie tecniche; i suoi acquarelli sono splendidi. Ha la Sindrome di Asperger o Autismo ad alto funzionamento. In questa intervista ci parla di sé, facendoci conoscere più da vicino il suo disturbo. Il 18 febbraio è la giornata mondiale dedicata alla Sindrome di Asperger.

Chi è Federica Russello?

Una ragazza come altre, con la sua storia alle spalle; è riduttivo definirla una Asperger.

Certamente riduttivo. Tu hai precisato di accettare questa intervista per essere portavoce degli Asperger. Gli Asperger sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne qualunque, ognuno diverso con la propria storia: non si tratta di questo o quell’Asperger ma di Marco o Laura o Federica. Questo è il tuo primo messaggio. E’ esatto?

Sì, esatto. Ognuno è un mondo a sé, sebbene noi neurodiversi abbiamo dei tratti in comune che ci differenziano dagli NT, ovvero dai neurotipici. Che, per noi, sono gli “altri” come noi lo siamo per loro. Inoltre la “neurotipicità” non esiste.

Penso che il termine sia stato introdotto proprio per evitare l’uso di “normale” con valenza peggiore.

Be’, la neurotipicità designa la normalità… come definirla? Essa è quantomai soggettiva, diversa per ognuno di noi. Inoltre il termine “neurotipico” è stato coniato al fine di distinguere noi neurodiversi, noi Asperger dagli altri… Che riscontrano altre problematiche, differenti dalle nostre ma egualmente gravi. Anzi, a dirla tutta, possono essere soggetti ad altri disturbi. Ma solo la nostra viene vista come “diversità”.

E’ anche giusto prendere in considerazione il fatto che non tutti “gli altri” siano insensibili, vi compatiscano, vi considerino “diversi” nel senso di inferiori…  Quali sono i tratti particolari a cui hai accennato? Ne abbiamo sentito parlare dai medici: difficoltà a comunicare, a cogliere sfumature, a socializzare, ad esprimere i vostri sentimenti ed a comprendere quelli degli altri. Ma Federica?

Benissimo. La mia diversità non è un punto a favore; eppure io vedo in essa una virtù, qualcosa di cui essere orgogliosi. Se è vero che riscontro parecchie problematiche quotidiane, che la mia vita non è una passeggiata… È pur vero che, grazie alla mia diversità, oggi sono quella che sono.

Stavo proprio cercando di chiarire ciò che hai comunicato: non esiste la neurotipicità, più o meno tutti abbiamo dei problemi, anche più grandi di chi è Asperger. E’ verissimo che chi più soffre, più a volte si arricchisce; inoltre, anche chi viene definito Asperger e forse non ha sofferto meno di altri, talora ha pensieri divergenti (e si usa tale termine per un punto o molti punti in più per tutti, anche i cosiddetti NT) che sono propri di persone molto intelligenti, creative, ricche.

Esatto, è così: la nostra è una percezione diversa della realtà… Diversa in tutto, compreso il modo di interagire e di pensare.

Puoi fare qualche esempio significativo?

Cadiamo spesso nel mutismo, siamo brutalmente diretti e, talvolta, raccontiamo anche troppo di noi (oversharing). Altre, invece, siamo molto riservati, introversi. Possiamo ripeterci più volte se colti da attacchi di palilalia, avere movimenti poco coordinati o essere soggetti alla diprassia. Inoltre alcuni di noi faticano a comprendere le espressioni facciali o l’ironia, e abbiamo una certa rigidità mentale. Cadiamo spesso in depressione e possiamo avere scatti d’ira improvvisi: sono i cosiddetti “meltdown”, seguiti dallo “shutdown”, ovvero dallo “spegnimento”. Nella maggior parte dei casi, è così. Ah, tra l’altro, interiorizziamo i nostri sentimenti, abbiamo un linguaggio peculiare, sfidiamo le autorità e non osserviamo le convenzioni sociali: se ci va di andare ad una festa… Be’, possiamo autoinvitarci.

Conosco un ragazzo Asperger che mai si inviterebbe ad una festa. E’ diretto ma solo con chi convive, con gli altri è educatissimo e per lui autoinvitarsi sarebbe ineducato. Inoltre per lui una festa è una tortura. Hai generalizzato come sei tu o questo ragazzo è un’eccezione?

Come ho detto precedentemente, noi spesso sfidiamo le autorità, le contestiamo; inoltre non comprendiamo molte dinamiche sociali e… Questo può portarci a violare le convenzioni. Be’, non invitarsi ad una festa è una di queste… E io, di tanto in tanto, l’ho infranta. E ribadisco: ci sono Asperger e Asperger. Alcuni sono più rigidi rispetto ad altri. Non è detto che tutti ci invitiamo ad una festa, suvvia! No, questo ragazzo non è un’eccezione: io sono… Be’, un po’ ribelle! Eh eh.

Quando e come hai avuto la diagnosi? Come hai reagito?

Io avevo già realizzato di essere Asperger: poco prima che cominciasse l’università, avevo effettuato alcune ricerche sull’autismo rispecchiandomi nell’aspergerismo, la cristallina descrizione della mia persona. Tant’è vero che sono stata io stessa a far capire agli psicologi quale fosse il mio problema; ho ricevuto una diagnosi definitiva solo il 27 marzo dell’anno scorso, dopo SEI mesi che parlavo di me. È stato un percorso lungo, ma alla fine sono riuscita a darmi delle risposte. Pensa che la prima seduta è stata il 29 settembre del 2017!Inoltre io ho sempre saputo di avere una diversità: aspettavo solo di poterle dare un nome.

Un’ incompetenza e superficialità davvero inammissibili: la Sindrome di Asperger è nota dagli anni 90!  Dici: che ti sei data delle risposte. Quindi ti ha aiutato sapere la diagnosi?

Te lo ripeto, sapevo cosa avrebbe detto la dottoressa. Non ne sono stata affatto sorpresa: avevo già rilevato in me tratti autistici. Inoltre ho sempre saputo di essere “diversa”: ero una bambina molto tranquilla e troppo intelligente… Almeno per la mia età. Avevo una fervida immaginazione, inventavo storie e personaggi, giochi. Tuttavia avevo interessi peculiari, ero soggetta a crisi isteriche e sono sempre stata molto ingenua. E lenta nelle reazioni. Non ho mai saputo difendermi.

Tutta questa ricchezza interiore accompagnata dalla sofferenza, cos’ha generato?

Mi ha insegnato ad avere rispetto della diversità: l’altro non dev’essere denigrato o messo da parte solo perché incompreso.

In cosa crede Federica?

Credo nel bene, in quel pizzico di buono in mezzo a tanto male, sebbene sia spesso pessimista. Insomma, non mi aspetto un futuro roseo, ecco. So già che la mia vita sarà una lunga scarpinata.

Beh, intanto sei a pochi passi da un bel traguardo…

Sì, un traguardo che si materializzerà soltanto se riuscirò a fare ciò che ho programmato…!

Meno due esami e la tesi, corretto?

E il tirocinio… E ho finito.

Federica artista, cosa può dire della bellezza? Cosa in te genera stupore?

Per me, la bellezza risiede nelle piccole cose: nell’ingenuità, nella spontaneità… In uno sguardo innamorato, in un sorriso, in una telefonata inaspettata, nella natura, nella lettura, nell’arte. In un abbraccio di un persona cara, in una nascita che vedo come un miracolo. Insomma, in tutto ciò che procura felicità, benessere.

Chi è Gesù Cristo per te?

Gesù Cristo è il mio Dio, colui a cui credo e al quale mi aggrappo. Colui a cui rivolgo le mie preghiere, colui che fa sì che io senta i miei cari vicini. Chi sa, forse sarà stato Lui a volermi così e ci sarà una spiegazione più grande, un disegno dietro la mia patologia. Questa idea mi accarezza.

Federica, una ragazza qualunque, ma con una diagnosi che condividi con molti ragazzi. C’è qualcosa che vorresti dire loro?

È mio desiderio che nessuno si nasconda, che trovino tutti il coraggio di uscire allo scoperto. Non rimanete nell’ombra, non vergognatevi di ciò che siete: la nostra diversità ci rende unici! Ci rende ciò che siamo! Un abbraccio forte forte a tutti voi! Ah, apritevi di più: verrete accettati solo nel momento in cui imparerete a rispettarvi.

(Antonella Facco)

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