Palermo, l’ordine del vescovo/ “Fuori mafiosi, massoni e condannati da Confraternite”

Il vescovo di Palermo prende posizione decisa contro l’infiltrazione criminale nelle Confraternite dei fedeli cristiani

21.02.2019 - Paolo Vites
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La processione dell'Affruntata, in Calabria (Immagine d'archivio)

Problema annoso, quello dell’infiltrazione nelle Confraternite siciliane della criminalità organizzata. Associazioni di fedeli organizzate solitamente intorno al patrono cittadino, le Confraternite sono una realtà popolare che risale anche a secoli fa, nate come gesto di fede della popolazione che si raduna intorno al proprio santo per portarlo in sfilata per le vie cittadine, partendo dalla chiesa locale per farvi ritorno. Un gesto di consacrazione della città, un gesto di fede. Con l’aumento della criminalità, che in Sicilia si è sempre considerata senza pudore parte integrante della Chiesa, queste processioni si sono trasformate in momenti di venerazione e manifestazioni di potere non più dei santi o della Chiesa, ma dei boss locali della mafia. Tristemente famose sono le genuflessioni dei portatori delle statue dei santi davanti all’abitazione del locale padrino. Negli ultimi anni si è cominciato a intervenire, con l’azione della polizia, deviando i percorsi, e con l’indignazione dei parroci. Adesso è intervenuto personalmente il vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, con un atto pubblico risalente al 25 gennaio ma reso noto solo oggi. Una decisa presa di posizione per allontanare dalle Confraternite tutte le personalità appartenenti alla criminalità. In sostanza, vengono cacciati dalle Confraternite mafiosi, massoni e condannati.

PALERMO, L’ORDINE DEL VESCOVO SULLE CONFRATERNITE

“La Chiesa di Palermo – si legge nella presentazione – apprezza e valorizza la realtà delle Confraternite e riconosce in esse una grande opportunità per alimentare la fede del popolo di Dio che si esprime nella pietà popolare, ‘frutto del Vangelo inculturato’, e pregna di una ‘sottesa forza attivamente evangelizzatrice’ (così come ribadito ultimamente da Papa Francesco nella sua recente Visita Pastorale a Palermo e già  prima da San Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica post-sinodale Christefideles laici)” si legge nel documento. Che continua spiegando che si vuole istituire uno strumento apposito di accertamento della legalità, “per tutelare dalle associazioni mafiose o criminali o dalle associazioni segrete le realtà confraternali”. Da adesso coloro che vogliono far parte del consiglio direttivo delle confraternite, “hanno l’obbligo di produrre, quale documentazione necessaria, il Certificato generale e il Certificato dei Carichi Pendenti del Casellario Giudiziale rilasciati in data non anteriore a tre mesi, quale documentazione essenziale ad attestare il loro indubbio percorso di testimonianza dei valori evangelici nella vita civile”. Basterà per purificare queste associazioni religiose dalla malavita? Il fenomeno purtroppo ha una incrostazione decennale, e non sarà certamente facile.



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