Anziani prigionieri in casa/ Citofoni rotti e ascensore non a norma: “Siamo isolati!”

- Emanuela Longo

Anziani e invalidi prigionieri in cas: barriere architettoniche e guasti, l’appello a Pomeriggio 5. Da anni impossibilitati ad uscire dai propri appartamenti

Anziani prigionieri in casa
Anziani prigionieri in casa (Pomeriggio 5)

In un palazzo popolare di via Artom 55/3 nel quartiere Mirafiori Sud di Torino, la situazione è davvero drammatica per anziani e disabili che ci vivono per via di una serie di malfunzionamenti e barriere architettoniche. Oggi alcuni residenti si sono rivolti direttamente alla trasmissione Pomeriggio 5 per lanciare un appello. L’inviata ha dimostrato come oltre ai citofoni rotti anche l’ascensore presente (e non sempre funzionante) non sarebbe perfettamente a norma. Le carrozzine degli invalidi, ad esempio, non sono in grado di accedere. Per poter arrivare all’unico ascensore, inoltre, occorre percorrere sette scalini ma manca il montascale e nessuno degli anziani e invalidi del palazzo riesce a percorrerli in maniera agevole. Una delle anziane ha spiegato ai microfoni del programma: “In questo palazzo c’è tutto che non va, non c’è niente, nella zona non c’è nulla, da 19 anni che sono qui e mi sento isolata. La carrozzina entra in ascensore solo se piegata, da due anni non esco di casa, sono uscita solo per andare in ospedale, siamo isolati, da sola come un cane”. In diretta è poi stato lanciato un appello: “Chiediamo il montascale altrimenti faccio in tempo a morire, non posso stare chiusa in casa anni e anni”, ha commentato un’altra donna. Intanto, come spiegato dall’inviata, i citofoni grazie al loro intervento venerdì saranno aggiustati.

ANZIANI PRIGIONIERI IN CASA A TORINO

L’edificio, come spiega Cronaca Qui, conta ben nove piani e quasi tutti gli abitanti sono soprattutto anziani, tra cui una centenaria e alcuni disabili. Antonietta ha 76 anni ed è in sedia a rotelle. Al portale locale torinese, la donna ha spiegato i suoi disagi aggiungendo: “Ma qui non sono l’unica, purtroppo”. La donna nel maggio 2017 ha presentato domanda per l’installazione di un montascale ma a due anni dalla richiesta non si è ancora mosso nulla. “Per una persona nelle mie condizioni – racconta la signora – è un vero guaio. Periodicamente devo sottopormi a visite e controlli e gli operatori sanitari mi vengono a prendere a casa. E i costi, ora, iniziano ad essere rilevanti”. Le domande sono state raccolte dalla Regione ma i tempi si prospettano ancora molto lunghi, in attesa di poter almeno risolvere le piccole grane che impediscono una vita più semplice per tutti.



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