FRANK CALÌ UCCISO A NEW YORK BOSS DEI GAMBINO/ Esecuzione old style: prima da 30 anni

- Paolo Vites

Frank Calì, boss dei Gambino, è stato ammazzato a New York

Regolamento conti
Francesco Calì, capo mafia di New York

Una esecuzione che si può, pur nei suoi contorni di drammaticità ed efferatezza, definire “old style” come non se ne vedevano oramai da quasi 30 anni da parte della criminalità organizzata nella Grande Mela: così è morto Frankie Calì a New York, freddato come si usava con i grandi boss e crivellato da sei colpi di arma da fuoco da un killer che, prima di dileguarsi, l’ha anche investito con la sua automobile. Francesco Calì, capo della famiglia mafiosa dei Gambino e tra le più influenti negli Stati Uniti, era a capo dell’organizzazione (stando almeno a quanto risulta agli ambienti della polizia) nel 2015 da Domenico Cefalù: al momento tuttavia non vi sono ancora degli arresti per questa esecuzione andata in scena davanti alla sua abitazione e sono ancora in corso le indagini per capire chi sia stato l’esecutore materiale e i complici con cui subito dopo si è dileguato. (agg. di R. G. Flore)

6 COLPI DI PISTOLA POI L’INVESTIMENTO

E’ stato ucciso il boss della mafia di New York Frank Calì, vero nome Francesco Gambino, esponente di spicco dell’omonima famiglia siciliana. L’omicidio di stampo mafioso, cosa che non avveniva nella Grande Mela da almeno una trentina d’anni, è avvenuto alle ore 21:00 locali, quando in Italia erano le due di notte fra mercoledì 13 e giovedì 14 marzo. Ad uccidere Frank Calì ,un killer solitario che gli ha sparato sei colpi di pistola davanti alla sua abitazione di Staten Island, per poi scappare e travolgere la stessa vittima con l’auto su cui viaggiava. Al momento l’assassino non è ancora stato arrestato ma visto il modus operandi si può tranquillamente parlare di agguato da parte molto probabilmente di una delle altre quattro famiglie mafiose reggenti a New York, leggasi i Genovese, i Lucchese, i Colombo e i Bonanno, oltre ovviamente ai Gambino. Appena accortisi dell’accaduto, i famigliari di Frank, detto anche Franky Boy, sono corsi in strada per soccorrere il 53enne, piangendo appoggiati al suo corpo, come riferito da numerosi testimoni oculari. Frank Calì era a capo della famiglia Gambino da una decina d’anni a questa parte e fino ad ora era rimasto sempre al di fuori di qualsiasi affare illecito ad eccezione dell’arresto del 2008, per alcuni collegamenti fra la mafia siciliana e quella di New York: rimase in galera per 10 mesi poi venne rilasciato. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

FRANK CALÌ, UCCISO A NEW YORK BOSS DEI GAMBINO

Come nel classico regolamento dei conti mafioso, Francesco detto Frank Calì è stato ucciso davanti al portone di casa sua a New York, Morto a New York il boss Frank Calì nel quartiere di Todt Hill a Staten Island, noto per l’influenza dei mafiosi verso le 9 e 30 del mattino, raggiunto da sei colpi di pistola al petto. Gli assassini, dicono le testimonianze, sono arrivati a bordo di un furgone, hanno sparato e sono fuggiti. Calì era il capo della famiglia Gambino, antico clan della mafia americana, e era considerato il mediatore di Cosa nostra negli Stat Uniti e Cosa nostra in Sicilia, dimostrazione che la mafia è ancora oggi attivissima nei due paesi, nonostante i tanti arresti. Fino al 2008, quando fu arrestato e scontò dieci mesi di carcere, di lui non si conosceva il volto in quanto non era mai stato fotografato. Era nato a New York nel 1965 da genitori palermitani, membro della mafia sin da piccolo.

COSA NOSTRA A NEW YORK

La famiglia Gambino è una delle cinque che compongono la mafia a New York, in passato considerata la più grande organizzazione criminale americana. Calaì era diventato il boss dei Gambino nel 2015 prendendo il posto di Domenico Cefalù, come paravento era l’amministratore di una società di import export di frutta. Era dal 1985 che un boss mafioso non veniva ucciso nella metropoli americana, da quando John Gotti fece uccidere Paul Castellano che era ai tempi a capo dei Gambino. Morto a New York il boss Frank Calì. Gotti fu poi arrestato alla fine degli anni ’90 grazie alla collaborazione di Salvatore Graviano, con l’FBI, che fece dichiarazioni che portarono alla caduta di diversi boss mafiosi. Gotti è morto in prigione nel 2002.

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