Veronica Panarello, omicidio Lorys Stival/ Telefonata choc: “4 tunisini…” (Sirene)

- Emanuela Longo

Veronica Panarello e l’omicidio del figlio Lorys Stival nella prima puntata di Sirene: il caso. La telefonata choc tra le ultime novità

Lorys Stival (Quarto Grado)
Lorys Stival (Quarto Grado)

Il caso di Veronica Panarello e dell’omicidio del piccolo Lorys Stival, figlio primogenito di appena otto anni, sarà al centro della prima puntata di “Sirene”, il nuovo spazio di approfondimento in onda nella prima serata sul Nove. Il programma affronta alcune delle pagine più cupe della cronaca italiana ed indubbiamente l’omicidio di Santa Croce Camerina rappresenta una di queste. Oltre a ripercorrere il caso con intercettazioni e filmati ambientali, lo si farà grazie al racconto di chi ha eseguito le indagini. Per il delitto di Lorys, avvenuto la mattina del 29 novembre 2014, la madre Veronica Panarello è stata condannata in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione, giudicata con il rito abbreviato. Nonostante le accuse pesantissime a suo carico di omicidio e occultamento di cadavere, la donna continua ancora oggi a ribadire la sua innocenza e ad insistere sull’ultima versione esposta, quella che chiamerebbe in causa il nonno del piccolo, Andrea Stival, padre dell’ex marito Davide e che la stessa ha definito suo ex amante. La tesi dell’imputata, la quale si prepara all’ultimo grado di giudizio, quello in Cassazione, resta irremovibile: ad uccidere il suo figlioletto sarebbe stato il suocero. A sua detta Lorys avrebbe scoperto la loro relazione segreta e minacciato di raccontarla al padre e per questo il nonno avrebbe ucciso il nipotino. Versione ovviamente che non ha mai trovato alcun tipo di conferma e che avrebbe portato gli inquirenti a confermare la posizione estranea dell’uomo tirato in ballo dalla Panarello.

VERONICA PANARELLO E LA TELEFONATA CHOC AL MARITO

Nell’ultimo periodo sono emerse alcune novità inedite in merito al caso relativo all’omicidio di Lorys Stival. Si tratta di una telefonata che vede protagonista Veronica Panarello e che la stessa avrebbe fatto al marito Davide poche ore dopo la sparizione del figlio, prima che il suo cadavere venisse trovato nel canalone. “Davide? Mi sono ricordata una cosa, 4 tunisini hanno insulto Lorys chiamandolo sporco italiano e gli hanno sputato”, avrebbe detto, come riporta anche il Quotidiano di Ragusa nell’edizione online. L’audio era stato mandato in onda nelle scorse settimane nel corso della trasmissione di Canale 5, Segreti e delitti, e vedrebbe protagonista una Panarello in lacrime mentre raccontava al marito l’ennesima fantasia. “Mi sono ricordata che una settimana fa, quando ho portato Loris a Taekwondo, sono passati quattro ragazzi, uno più piccolo e gli altri più grandi e hanno iniziato a insultarlo, mi ricordo”, dice al marito in dialetto. Secondo il suo racconto, avrebbe abbassato il finestrino perchè il piccolo era sceso dall’auto, assistendo agli insulti da parte di quelli che lei definisce “quattro tunisini”. “Se li vedo li riconosco”, aveva proseguito in quella telefonata choc. Una versione, questa, mai emersa dalle indagini ma che chiaramente non ha mai avuto alcuna conferma.

VERSO LA CASSAZIONE

Veronica Panarello è ora pronta ad affrontare il terzo ed ultimo grado di giudizio, dopo la presentazione del ricorso in Cassazione da parte del suo avvocato difensore Francesco Villardita. Per il delitto di Lorys, la donna non ha mai ammesso le sue responsabilità e sarà ora la Cassazione a dover prendere l’ultima decisione sul caso e sulla posizione della giovane madre di Santa Croce Camerina. Tra i punti sui quali la difesa si batterà in questo terzo round con la giustizia troviamo l’assenza di un movente e la reale capacità di intendere e di volere dell’imputata. Per il suo avvocato, definire lucida la sua assistita sarebbe stato un errore anche alla luce di quanto emerso dalle relazioni degli esperti che avrebbero individuato in lei la “sindrome di Medea allargata a tutta la famiglia” (poi contenuto nelle motivazioni della sentenza di secondo grado). Una contraddizione che non sarebbe mai stata chiarita per via della perizia psichiatrica sempre negata.

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