Padova, azienda in crisi: imprenditore si impicca/ Quasi 1000 suicidi dal 2012

- Silvana Palazzo

Padova, imprenditore di 57 anni si suicida impiccandosi nella sua azienda: aveva problemi economici. Il racconto del fratello: “Colpa dell’e-commerce”.

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Immagine d'archivio (LaPresse)

La sua Ital Service di Vigonza, fondata 24 anni fa per vendere ricambi di elettrodomestici, era alle prese con la crisi e Emanuele Vezù non ha retto: ieri il 57enne si è tolto la vita impiccandosi nella sua azienda. Familiari e amici disperati per l’estremo gesto del padovano, l’ultimo di una lunga serie di suicidi: come evidenzia il Corriere della Sera, i dati dell’Osservatorio della Link Campus University rivela che sono 998 le persone che in Italia si sono tolte la vita per motivi economici dal 2012 ad oggi. E il Veneto è in testa a questa drammatica classifica: 156 suicidi nel giro di sette anni, il 16 per cento del totale. Vezù lascia la moglie e due figli adolescenti di 15 e 18 anni, una tragedia che ha colpito l’intera comunità veneta. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

“COLPA DELL’E-COMMERCE”

Il dramma di Emanuele Vezù ha sconvolto Padova: l’imprenditore 57enne ha deciso di togliersi la vita di fronte alle difficoltà della sua azienda. La moglie ha raccontato ai microfoni del Corriere della Sera: «All’inizio le cose andavano bene. Poi negli ultimi anni il fatturato ha iniziato a calare, abbiamo chiuso in rosso e per sanare i conti ci abbiamo messo dei soldi di tasca nostra. Era chiaro che presto avremmo dovuto decidere se valeva la pena continuare, oppure chiudere definitivamente», spiega la moglie. Queste le parole di suo fratello Giovanni: «C’erano delle difficoltà, anche perché l’avvento di Internet ha cambiato il mercato. Ora la gente preferisce l’e-commerce, comprare su Amazon piuttosto che andare dal rivenditore». Il mondo politico si è stretto attorno alla sua famiglia, ecco le parole di Giorgia Meloni: «Emanuele è l’ennesimo imprenditore rimasto solo a risolvere un problema più grande di lui. Cordoglio per la famiglia e rabbia per uno Stato che si occupa di tutti tranne che delle persone che vogliono lavorare e vivere onestamente». Questo il commento di Antonio Tajani: «Un grido di dolore e di disperazione che chiede di non lasciare sole le imprese. Riposi in pace e una preghiera lo accompagni». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

IL DRAMMA DI EMANUELE VEZU’

Un imprenditore si suicida nel capannone della sua azienda a Peraga di Vigonza, in provincia di Padova. Si tratta di Emanuele Vezù, 57 anni, titolare della ditta Ital Service che da 40 anni operava nel settore dei ricambi per elettrodomestici: si è impiccato. Il dramma si è consumato questa mattina: l’uomo è uscito alle 7.45. A scoprire il cadavere è stata la moglie che lavorava in azienda, chiamata da un operaio che aveva trovato le porte sbarrate. Sono ancora sconosciute le cause del suicidio, anche perché l’imprenditore non ha lasciato un biglietto per spiegarlo. Ma dalle prime informazioni sommarie sembrerebbe che l’azienda, specializzata nel commercio di ricambi di cucina ed elettrodomestici, stesse attraversando una periodo di difficoltà economica. Non navigava dunque in buone acque e da tempo sarebbe stata attanagliata da problemi di natura finanziaria. Sul posto sono intervenuti i carabinieri per effettuare i rilievi del caso.

PADOVA, IMPRENDITORE SUICIDA NELLA SUA AZIENDA

La moglie non riusciva a contattarlo al cellulare, quindi ha raggiunto via Spagna ed è entrata nel capannone dell’azienda insieme all’unico dipendente. Quando hanno trovato il corpo del 57enne hanno subito allertato i soccorsi. Ma vano è stato il tentativo del personale medico, accorso con un’ambulanza del Suem 118. Non hanno potuto far altro che constatare il decesso dell’imprenditore. Sul posto sono poi arrivati i carabinieri di Pionca di Vigonza con il comandante Fabrizio Donati. A quanto pare, Emanuele Vezù non aveva mai espresso l’intento di farla finita, un gesto comunque riconducibile alla sua attività lavorativa. «Stavamo facendo il punto sulla situazione dell’azienda, ci restavano da pagare le ultime rate e la maxirata finale del leasing poi il capannone sarebbe diventato nostro e avremmo potuto venderlo – ha dichiarato la moglie dell’imprenditore a Il Mattino di Padova – Ma lui evidentemente l’ha presa come una sconfitta personale».

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