Movimento Bauhaus/ Il manifesto: quando arte e artigianato diventano una cosa sola

- Carmine Massimo Balsamo

Movimento Bauhaus: il doodle di Google celebra la corrente artistica nata nel contesto storico-culturale della Repubblica di Weimar. Ecco gli oggetti simbolo

Movimento Bauhaus, il doodle di Google
Movimento Bauhaus, il doodle di Google

Il movimento Bauhaus ha compiuto un secolo e in Germania, dove è nata quest’istituzione artistica, si festeggia. Nato nel 1919 a Weimar, si tratta di un flusso artistico fondato da Walter Gropius, il cui manifesto esprimeva un concetto chiarissimo e per certi versi lungimirante: “Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione. Non c’è alcuna differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano, l’artista è una elevazione dell’artigiano”. Il Movimento Bauhaus si autodefinisce interdisciplinare e dinamico. Gropius fu il primo direttore dell’Istituto, dopo di lui altri due, prima dello spostamento della sede a Dessau, dove tutt’oggi è presente uno dei palazzi più famosi dell’intero movimento.

FESTA IN GERMANIA

Il movimento Bauhaus compie 100 anni e la Germania ha deciso di festeggiare in grande: sono state organizzate oltre 600 manifestazioni in tutto il territorio, di cui 45 solo a Berlino nei primi sei mesi dell’anno. L’anniversario si è aperto con un festival presso la Berliner Akademie der Kunste a Berlino. Dalla capitale sono cominciati i festeggiamenti, ma i centri dove si svolgeranno la maggior parte delle manifestazioni sono anche quelli di Dessau, dove si spostò la scuola di arti e mestieri dal 1925, e Weimar. La cittadina della Turingia fu il luogo originario della Bauhaus. Invece a Berlino Gropius operò meno di un anno nel 1932. Concerti, workshop, spettacoli e installazioni sono stati organizzati per l’occasione: si parla di ben 25 produzioni. Del resto non era un anniversario classico: l’obiettivo è far respirare l’anima del movimento Bauhaus alle persone. (agg. di Silvana Palazzo)

MANIGLIA DI WALTER GROPIUS: OGGETTO DI USO QUOTIDIANO PIÙ VENDUTO

Sono trascorsi 100 anni dalla sua nascita, eppure il Movimento Bauhaus continua ancora oggi ad imprimere uno stile che sembra tutt’altro che “antico”. Alla base c’è proprio la sua grande originalità e innovazione, caratteristiche da applicare al modo in cui viene visto il mondo e vengono ripensate le cose. Dal 1919 ad oggi, è cambiato radicalmente il modo di usare e vivere gli oggetti ma anche di vivere gli ambienti, le relazioni e l’arte. Il Bauhaus durò appena 14 anni, quanto basta per imprimere uno stile che trova spazio anche nella società odierna. Quali sono gli oggetti della scuola tedesca che non sono mai passati di moda? Oltre alle già citate culla di Peter Keler e sedie di Marcel Breuer, ricordiamo anche gli scacchi Bauhaus di Josef Hartwig: del tutto diverso dalle comuni scacchiere, le pedine sono miscele di forme che rappresentano solo la loro funzione e le loro possibilità di movimento all’interno della tabella di gioco. Wilhelm Wagenfeld e Carl Jakob Jucker realizzarono la lampada MT8 composta da sfere e cilindri, metallo e vetro, vero simbolo della scuola. E poi ancora, Walter Gropius, fondatore del movimento che nel 1923 fondò una maniglia dal design semplice, razionale, industriale composta da cilindri e parallelepipedi. E’ questo l’oggetto di uso quotidiano maggiormente venduto del Bauhaus. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

UNO STILE SEMPRE ATTUALE

La Bauhaus è vissuta solo 14 anni, ma è uno dei movimenti più ininfluenti nel design a tutti i livelli. Il ritorno ai fondamentali dell’artigianato, il valore della semplicità e la convinzione che la forma debba seguire la funzione, e non viceversa, sono le idee cardine della Bauhaus. Il movimento non ha avuto impatto solo nell’ambito dell’architettura e della progettazione degli interni, ma anche nell’informatica. Anche il software e i codici di programmazione sono stati influenzati dalla scuola di Gropius. Pensate al web design contemporaneo con l’insistenza su concetti cardine come le interfacce “amichevoli” e “responsive”. Il debito nei confronti del movimento Bauhaus è immenso. Da tempo i siti web più aggiornati seguono la regola aurea della forma come ancella della funzione. Non conta l’ornamento in sé ma un’architettura in cui sia facile orientarsi e che non sia solo bella esteticamente, ma funzioni senza intoppi. (agg. di Silvana Palazzo)

LA SCUOLA ‘MAMMA’ DEL DESIGN MONDIALE ‘STRONCATA’ DA HITLER

Con una semplice ma geniale definizione, il manifesto d’apertura scritto da Gropius rende ancora oggi chiaro cosa sia e perché sia nata la scuola del Movimento Bauhaus: «tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione. Non c’è alcuna differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano, l’artista è una elevazione dell’artigiano». Quella vicinanza maggiore tra arte e realtà quotidiana non fece altro che dare il “la” alla corrente di design che poi, anche grazie al Made in Italy, prese parte in tutto il mondo fino ai giorni nostri: estetica e funzionalità assieme, l’importanza artistica e architettonica in un periodo in cui il mondo intero sperava e tendeva verso un’evoluzione diversa di quanto era stato il terrore e il buio della Prima Guerra Mondiale. Uno slancio vitalistico e “non controllato” non poteva che attirare le antipatie del partito nazista nella Germania degli Anni Trenta: nel 1930 Meyer venne accusato di simpatie bolsceviche e lasciò quindi la direzione del Bauhaus per andare assieme ai propri studenti a Mosca. L’ultimo direttore della scuola fu allora l’architetto Ludwig Mies van der Rohe ma sotto la sua guida – e l’influenza di Hitler e Goebbels – il Bauhaus si trasferì a Berlino diventando in pratica una scuola di architettura. Nel 1933 la chiusura del Bauhaus fu del tutto definitiva: interruppe quella corrente ma per fortuna non riuscì a fermare un’idea geniale di vicinanza tra arte e realtà che ebbe molte fortune dopo la fine della Guerra fino ai giorni nostri. (agg. di Niccolò Magnani)

IL DOODLE GOOGLE DEDICATO

Il doodle di Google è dedicato al Movimento Bauhaus, ma che cos’è nello specifico il movimento che, in 100 anni di storia ha cambiato l‘arte in ogni sua forma? Il movimento è nato come l‘unione dell’arte e dell’artigianato. Gropius scrisse: «Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione. Non c’è alcuna differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano, l’artista è una elevazione dell’artigiano». Con il Movimento Bauhaus, così, gli artisti hanno cominciato a sfruttare tutti i tipi di oggetti per realizzare delle opere d’arte con l‘obiettivo di uniformare l‘architettura, la pittura e la scultura ponendo al centro delle proprie opere l‘oggetto in sé e cercando di realizzare l‘edificio del futuro. Il movimento ha così influenzato l‘architettura moderna fatta di pochi elementi, semplici ed essenziali. Sul Guardian, il critico di architettura Rowan Moore ha scritto che oggi, quando si parla di Bauhaus si fa riferimento al «design ridotto all’essenzialità; l’uso razionale ed elegante di materiali moderni e tecniche industriali; chiarezza, semplicità e minimalismo» (aggiornamento di Stella Dibenedetto).

MOVIMENTO BAUHAUS COMPIE 100 ANNI

Il movimento Bauhaus compie 100 anni: la corrente artistica, nata e sviluppatasi nel contesto storico-culturale della Repubblica di Weimar, viene omaggiata dal doogle di Google di oggi, venerdì 12 aprile 2019. Nata nel 1919, la scuola di architettura, arte e design ebbe sede a Weimar dal 1919 al 1925, a Dessau dal 1925 al 1932, e a Berlino dal 1932 al 1933. Ma non si tratta di una semplice scuola: la Staatlitches Bauhaus fungeva da punto di riferimento per tutti i movimenti di innovazione nel campo del design e dell’architettura legati al razionalismo e al funzionalismo. Erede delle avanguardie pre-guerra, la Bauhaus vantava professori di primo piano nella cultura europea. Un movimento interrotto dall’avvento del nazismo, ma che ha lasciato tracce indelebili: ancora oggi la Tecta, azienda teutonica, produce riproduzioni di arredamento progettato in Bauhaus grazie all’ausilio di documenti ufficiali.

MOVIMENTO BAUHAUS, A WEIMAR APRE IL MUSEO DEL CENTENARIO

100 anni dalla nascita del movimento Bauhaus, a Weimar è stato aperto il museo del centenario e non sono mancate le polemiche. Costato 27 milioni di euro, il “cubo” disegnato da Heike Hanada non convince affatto: come riporta Repubblica, una delle critiche più feroci lo marchia come «gelido per un movimento che era anche festoso». Inaugurato negli scorsi giorni, l’edificio non presenta alcun legame tra la scuola fondata da Walter Gropius e i teatri dello sterminio nazista. Le recensioni, come dicevamo, non sono state molto benevole con l’archistar tedesca: c’è chi lo ha definito come provinciale e chi invece come soffocante, mentre i più duri parlano di sarcofago e mausoleo. Un altro aspetto che non convince è la mancanza di spiegazioni esaustive sul lato artistico del movimento, ma sono diverse le opere capolavoro: dalla culla di Peter Keler alle sedie di Marcel Breuer, passando per gli oggetti per la cucina di Theorodor Bogler e Ludwig Mies Van der Rohe.

L’OMAGGIO AL SALONE DEL MOBILE AL MOVIMENTO BAUHAUS

Un punto di riferimento per il mondo del design e dell’architettura, il movimento Bauhaus è stato omaggiato al Salone del Mobile. Nello showroom di Piazza Bertarelli a Milano è stata inaugurata tre giorni fa la mostra “Knoll celebrates Bauhaus”, visitabile fino al 3 maggio 2019. Ecco le parole di Demetrio Apolloni, presidente di Knoll Europe, ai microfoni dell’Ansa: «Abbiamo fortemente voluto che questo progetto si concretizzasse proprio durante una settimana così importante per il design internazionale inaugurando una mostra che sottolinei il forte legame che la nostra azienda ha con il movimento modernista». La mostra è curata da OMA con la collaborazione di Domitilla Dardi, storica e curatrice di design. Un omaggio che prevede quattro ambienti che invitano lo spettatore a partecipare: tre cluster si focalizzano sul rapporto di Knoll con Bauhaus (Marcel Breuer, Ludwig Mies Van der Rohe e Florence Knoll), mentre il quarto è una finestra critica sull’eredità del movimento nel design dei nostri giorni.

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