PASQUA/ Una pazzia rivoluzionaria che cambia tutto e ci rende più felici

- int. Pierbattista Pizzaballa

“Diventa nuovo chi accoglie Cristo risorto, non solo in Terra Santa. E la Dichiarazione congiunta Papa-imam è un passo positivo per un Medio Oriente rappacificato”

Santo Sepolcro
Processione cattolica nel Santo Sepolcro (LaPresse)
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“La Pasqua apparentemente non cambia nulla nella nostra vita di tutti i giorni. In fondo, il cristianesimo non porta nulla di nuovo. Ma legge, vede in modo completamente nuovo la realtà del mondo, lo interpreta diversamente. I cieli e terra nuovi sono in realtà quelli di sempre, ma diventano nuovi, perché chi li vede è nuovo. E diventa nuovo chi sa accogliere l’amore che si dona, sa accogliere Cristo nostra Pasqua. Credo che questo valga innanzitutto per noi che viviamo in Terra Santa, ma sia vero per chiunque in ogni parte del mondo”. Monsignor Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, davanti alle tante difficoltà che si vivono in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente invita a ripartire dalla “Resurrezione, l’ultimo, definitivo intervento di Dio, nella storia, per tutti. Il più inatteso e il più sorprendente”. Quanto al dialogo con l’islam, secondo monsignor Pizzaballa, la dichiarazione congiunta firmata negli Emirati Arabi da Francesco e dall’imam è “un documento importante, perché scritto insieme ai musulmani, e non per i musulmani”, un passo “positivo per un Medio Oriente rappacificato”. Infine, all’Europa sempre più chiusa e impaurita ricorda che “dobbiamo ricominciare da un amore vero, concreto, possibile, alla nostra portata, dove la vita scorre. Il resto verrà da sé”.

Monsignor Pizzaballa, che messaggio arriva dalla Terra Santa in questa Santa Pasqua 2019?

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Il messaggio pasquale è sempre il medesimo e in tutte le latitudini: Cristo, morto e risorto, nel quale incontriamo il “sì” definitivo di Dio all’uomo. Abbiamo numerosi pellegrini, la partecipazione di tanti cristiani locali, tanta gioia e festa. Come sempre, tuttavia, non mancano i problemi, legati al conflitto politico israelo-palestinese, alle restrizioni per gli abitanti di Gaza, alle situazioni di tanti profughi, al rifiuto a ogni forma di negoziato di pace e le tante forme di morte e paura che ormai conosciamo e che ci siamo stancati di ripetere. Ma vogliamo anche dire che, comunque, non arretriamo, non ci arrendiamo.

Che cosa ha da dire, oggi, all’uomo contemporaneo l’annuncio della Resurrezione?

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La Resurrezione è una pazzia, secondo la logica umana. Non si può spiegare. Non si può capire. Possiamo solo farne esperienza. E questa passa attraverso i testimoni: Maria di Magdala, Pietro, Giovanni e poi tutti gli altri fino ad oggi. La Resurrezione è l’ultimo, definitivo intervento di Dio, nella storia, per tutti. Il più inatteso e il più sorprendente. L’uomo ha paura della morte, che è ogni luogo della vita dove Dio è assente, dove l’uomo è senza la relazione con Lui. È questo il vero fallimento della vita. Essa non è senza senso quando ci manca qualcosa, quando sperimentiamo il dolore, la fatica, ma quando ci manca il Signore. La Resurrezione dice all’uomo contemporaneo che senza Dio, l’uomo è solo e perduto, e che Dio è la risposta alla propria solitudine.

In Medio Oriente, dopo anni di guerra e di violenze e nonostante la sconfitta dell’Isis, il traguardo della pace sembra ancora lontano. Come è possibile non arrendersi allo sconforto per un desiderio che appare come irraggiungibile?

La speranza, la libertà, le prospettive di futuro, prima ancora che dipendere da circostanze esterne, sono il frutto di una decisione personale, interiore, forte e determinata. Questo vale anche per noi in Medio Oriente. Se siamo motivati, appassionati, decisi, allora potremo farcela, nonostante le tante difficoltà. Come nel passato. Ma se nel nostro cuore mancano il fuoco e la passione, allora certo, l’avranno vinta i disfattisti e gli operatori di iniquità. Per questo abbiamo bisogno della preghiera e della solidarietà di tutti.

A proposito di dialogo con l’islam, il Papa, nel recente viaggio negli Emirati Arabi Uniti, ha firmato a quattro mani con l’imam di al Azhar una Dichiarazione congiunta. Che valore va attribuito a quel documento? E che segni visibili e tangibili ha lasciato quell’incontro?

Il documento è importante, perché scritto insieme ai musulmani, e non per i musulmani. In quel documento, noi e loro, ci impegniamo a relazioni fraterne e costruttive, a isolare ogni forma di uso strumentale della religione per la violenza. E’ un documento che ha avuto un grande impatto nel Medio Oriente e che certamente avrà bisogno ancora di molto tempo per essere accolto e assimilato. Ma certo, è un positivo passo per un Medio Oriente rappacificato.

In Europa, intanto, dominano sempre più la paura, l’egoismo e la solitudine. Come si può vincere la durezza del cuore?

Solo l’amore può cambiare il mondo e il nostro cuore. La prima e grande testimonianza che il cristiano è chiamato a dare è quella dell’amore. Di comunità normali, nelle quali non manchino i problemi, ma nelle quali i suoi membri si amano. Condannare e gridare alla deriva della nostra società non costruisce nulla. Bisogna invece proporre un modello diverso e questo lo possiamo fare solo noi. L’uomo è assetato di vita. E va dove trova, o presume di trovare, la vita. Dobbiamo ricominciare da lì. Da un amore vero, concreto, possibile, alla nostra portata, dove la vita scorre. Il resto verrà da sé.

(Marco Biscella)

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