Desiree Piovanelli, parla un condannato/ Video “Dura finire in carcere a 14 anni”

Desiree Piovanelli, il racconto a Quarto Grado di uno dei tre condannati

Caso Piovanelli a Quarto Grado
Caso Piovanelli (QG)

Continuano ad essere molti i misteri attorno all’omicidio di Desiree Povanelli, la ragazzina trovata morta il 4 ottobre del 2002 presso la Cascina Ermengarda di Leno, in provincia di Brescia. Tre i ragazzi, all’epoca dei fatti minorenni, che sono finite in manette, tutti e tre ora liberi dopo aver scontato le rispettive pene, e tutti e tre che si dichiarano da tempo innocenti. Fra questi anche un giovane che è stato intervistato in esclusiva dai microfoni di Quarto Grado, e che sottolinea come lui, in quella maledetta cascina, non ci fosse mai stato: «Ho fatto varie richiesta – racconta il giovane che non vuole farsi vedere in volto – non mi è mai stata data la possibilità. Io ero il primo a dire “guardate che c’è qualcosa che non va” e tutti zitti. Penso sia stato fatto qualcosa di sbagliato all’epoca? Non lo so, però già il fatto che io non c’ero vuol dire che c’era un altro al posto mio. Dicono “Ha fatto così, ha fatto cosà”, però non ci sono le prove. C’è qualcosa che non torna no? Eppure… Posso capire se avessero detto “Era fuori che ci aspettava” e non ci sono le prove, come fai a non trovare le prove dentro?».

DESIREE PIOVANELLI “DURA IN CARCERE A 14 ANNI”

Non è stato facile per un 14enne affrontare dieci anni di galera, perdendo dietro le sbarre gli anni più belli della propria vita: «E’ stata dura? Prenda lei un ragazzo di 14 anni – prosegue – e lo metta dentro per 10 anni, poi vediamo. Sono sempre stato dell’opinione che se sbaglio e mi accorgo dello sbaglio chiedo scusa però se non sbaglio perché devo chiedere scusa». Il giovane condannato per la morte di Desiree, ammette di essere alla ricerca della giustizia: «La sto cercando da quando ancora in caserma la prima volta mi hanno detto di cosa ero stato accusato – racconta – eppure nessuno mi ha mai teso la mano all’epoca, tutti puntavano il dito contro di me “io so, però non voglio parlare”, se so le so le dico, se no mica posso inventarle. Addirittura il papà di Desiree era stato uno dei primi che mi ha puntato il dito contro, poi l’ho affrontato e gli ho parlato, e sono stato uno dei pochi a farlo».

DESIREE PIOVANELLI “CERCARE LA VERITA’?”

Ma lo stesso ragazzo non sembra intenzionato a muoversi concretamente, per paura di tornare di nuovo troppo sotto i riflettori: «Sono anni che penso di cercare giustizia per ciò che mi è stato fatto – afferma – ma non ho intenzione di muovermi per poi eventualmente perdere: se farò qualcosa, sarà quando avrò la certezza di vincere. Altrimenti significherebbe perdere il lavoro e quei pochi amici che mi sono fatto negli anni tra mille sacrifici». Quando era in galera era convinto che prima o poi la verità sarebbe venuta a galla: «Pensi sempre “domani esco, domani esco” ma non vai mai a pensare che quel domani è fra 10 anni. Anche nei processi ero tranquillo, tanto non avevo fatto nulla: verrà fuori prima o poi la verità mi dicevo». E invece è rimasto in carcere per scontare l’intera pena. «La famiglia mi crede? Era con me – spiega – non me la pongo nemmeno questa domanda». E se Desiree oggi potesse parlare… «Quando la vedo in tv penso “Se lei fosse qua ora direbbe la verità, direbbe chi ha visto, chi c’era, come sono andate le cose”». Qui il video del servizio di Quarto Grado

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