TERREMOTI/ Lo studioso dell’Ingv: l’attività umana può influire sull’attività sismica, ecco come

- int. Mimmo Palano

Un nuovo studio a cui hanno preso parte anche esperti italiani dell’Ingv dimostra la relazione fra attività umana e terremoti. Lo spiega uno deigli studiosi, MIMMO PALANO

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I terremoti di oggi (Infophoto)

I terremoti possono essere scatenati anche per colpa dell’uomo? Quando si verificò il terribile doppio sisma in Emilia che tanta distruzione e morte ha provocato, qualcuno disse che forse poteva esserci una complicità umana in quanto successo. Sembrò ai più una delle tante leggende metropolitane che spesso si leggono in casi di disgrazie di vario tipo: si disse che l’attività di drenaggio sulla falda acquifera aveva contribuito alla potenza distruttrice del sisma. Oggi uno studio a cura di alcuni ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia italiano, dell’università dell’Ontario e dell’istituto di geoscienze di Madrid sembra invece avvalorare quella ipotesi. Che l’attività umana possa davvero influire sullo scatenarsi di un terremoto. Lo studio si intitola “Gli effetti dello sfruttamento a lungo termine delle falde acquifere sul terremoto di Lorca, Spagna meridionale, del maggio 2011”. Un terremoto che risultò essere stato di magnitudo 5.1 della scala Richter a una profondità di circa 2, 4 chilometri lungo la faglia nota come Alhama de Murcia. Lo studio mette in evidenza la possibile relazione tra l’attività di un segmento di faglia e lo stress sugli strati di terreno circostante causato dal pompaggio della falda acquifera dal 1960 a oggi. Ilsussidiario.net ha contattato uno dei due ricercatori italiani, Mimmo Palano (l’altro è Flavio Cannnavò): “Non si tratta di attività umana che possa influire dall’oggi al domani” ha detto “ma di una attività a lungo termine, nel caso spagnolo una attività cominciata nel 1960. Il drenaggio di acqua per così tanti anni ha influito in modo tale da far abbassare la falda acquifera in modo notevole. Lo studio dimostra che la mancanza di acqua  aumenta lo stress ed è la stessa zona dove avviene il terremoto, quindi c’è un forte nesso fra le  due osservazioni, aiutando la faglia a generare il terremoto”. Palano purtroppo ci dice anche che nonostante la volontà di fare lo stesso tipo di studi in Italia, la situazione di precarietà sua e del suo collega con fine del rapporto di lavoro il 31 dicembre di quest’anno, porterà anche all’interrompersi di uno studio che invece potrebbe avere effetti assai importanti per prevenire l’impatto di un sisma.

Dopo il terremoto in Emilia si era parlato di una possibile relazione tra lo sfruttamento della falda acquifera e il sisma stesso, è così?

Noi abbiamo analizzato il caso del terremoto di Lorca del 2011 in territorio spagnolo. In Italia ancora il metodo non è stato applicato. Prima di applicare il metodo bisognerebbe vedere tutti i dati che ci sono disposizione nella pianura Padana, applicare il metodo e vedere se c’è un riscontro o no.

Avete intenzione di farlo?

Noi avevamo intenzione di estendere questo studio in altre aree del mondo e l’Italia è una di queste. Purtroppo  io  e il collega il 31 dicembre essendo tutti e due  precari saremo mandati a casa e lo studio non continuerà. Noi possiamo continuare questi studi che abbiamo cominciato solo che è uno studio che non si fa in una serata. Si fanno test, si fanno modelli, nel frattempo si acquisiscono altri dati, è insomma una cosa che richiede un certo tempo.

Questo studio però è il primo al mondo a dimostrare una relazione fra l’attività umana e il generarsi di un sisma?

Sì, con questo tipo di approccio sì.  Gli studi precedenti erano solo valutazioni statistiche applicate su osservazioni naturali.

Nel caso del terremoto di Lorca del 2011 è dunque possibile dire che l’attività umana ha contribuito al generarsi del sisma?

In quel caso sì.  Ha influito nel lungo periodo, non si tratta cioè di una attività umana che dall’oggi al domani influisce. In questo caso si è trattato di attività umana caso che è cominciata nel 1960 nel periodo in cui sono stati messi in funzione la maggior parte dei pozzi idrici dell’area in esame. Questi pozzi fino all’anno scorso hanno influito in modo tale che il livello della falda acquifera allo scorso anno si era abbassato di 250 metri cioè un dislivello in 50 anni davvero notevole.

 

In che modo tale attività influisce sul sisma?

 

L’esempio classico che si fa per spiegare questo studio è quello di alcuni studi fatti in passato. Essi hanno messo in relazione un aumento della sismicità. Hanno osservato come la diminuzione dei ghiacciai per case naturali sulla catena dell’Himalaya coincideva con un aumento dell’attività sismica.

 

Perché?

 

Vedendo che man mano che un zona si scaricava di un certo peso, in quel caso dei ghiacciai, c’era un aumento dell’attività sismica: Nel nostro caso abbiamo fatto una prova, simulando quel che può succedere data la mancanza di acqua e abbiamo visto che effettivamente una zona dove aumenta lo stress e la stessa zona dove avviene il terremoto, esse sono in correlazione. Lo sfruttamento cioè della falda acquifera ha causato una variazione di campo dello stress locale che sommandosi a quello regionale di tipo tettonico ha aiutato la faglia a genere il terremoto. Quindi c’è un forte nesso fra le  due osservazioni.



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