Cuba, rivolta contro la ‘Rivoluzione’/ L’effige di “Che” Guevara gettata nei rifiuti

- Niccolò Magnani

La foto virale da Cuba del “Che” Guevara nei cassonetti dopo la rivolta anti-Rivoluzione comunista: caso isolato o la fine di un mito ideologico?

Foto del Che nella spazzatura
Cuba, l'immagine di "Che" Guevara nei cassonetti (foto da Twitter)

L’immagine potrebbe essere piuttosto iconica, quasi da segnare un’epoca nuova a Cuba: un manifesto con lo storico volto del “comandante” Ernesto “Che” Guevara buttato nel cassonetto dei rifiuti. L’immagine ripresa sui social e divenuta virale in queste ore sembra rappresentare da vicino quello che tantissimi ancora in Italia non sono disposti ad ammettere: la rivolta di questi ultimi giorni del popolo contro ‘La Rivoluzione’ e il regime comunista – seppur silenziata da molti media nazionali e internazionali e frenata dallo spegnimento per 3 giorni della rete internet su tutta l’Isola – ha portato a rivedere quel collante considerato ineludibile tra la popolazione centroamericana e i propri leader della “Revolutiòn” come il “Che” e Fidel Castro.

E invece con quell’immagine buttata nei rifiuti, di fianco a due ragazze che quasi incuranti passano oltre, potrebbe segnare un’epoca. La sinistra mondiale sul medico argentino ci ha costruito un mito ancora resistente ai giorni nostri: un “santo” da venerare protagonista della “liberazione del popolo” dall’oppressione della dittatura. Una bellissima e riuscitissima liberazione che ha portato il governo cubano di Fidel, Raul Castro e ora di Miguel Diaz-Canel a fondare tutto sulla costrizione, sul controllo sociale capillare tramite i C.D.R., Comités de Defensa de la Revolución. Quel “Patria o muerte” che è diventato ben presto sinonimo di un completo sopruso della libertà personale, religiosa e politica.

IL “CHE” NEL CASSONETTO: FINE DI UN “MITO”?

Davanti alle proteste per la fame, la mancanza di libertà e medicine che il popolo è costretto a subire (e che la pandemia ha solamente ampliato e acuito come emergenza) ha visto in risposta più di 5mila arresti, morti, feriti e rete internet spenta per evitare di diffondere all’estero gli orrori della repressione sulla “rivolta anti-Rivoluzione”. In tutta risposta, sigle della sinistra mondiale (e italiana), addirittura il Black Lives Matter, accusano il Governo americano e il suo infinito embargo imposto dagli anni Sessanta come unici responsabili della condizione nefasta del popolo cubano. Ecco, che la realtà sia un filino più complessa di come viene “composta” dai difensori della “Rivoluzione” ormai sembra emergere ben al di là dei dissidenti (quei pochi che sono riusciti ad uscire dalla morsa del regime comunista di Cuba). La messa al macero dell’immagine iconica del “Che” fatta dal fotografo Peter Korda (e diffusa dall’editore comunista Giangiacomo Feltrinelli) può essere una semplice “goccia” nel mare di un’ideologia che invece potrà continuare per molto; oppure no, una coscienza che inizia a dischiudersi prima a Cuba, poi in altre piazze viste in questi giorni, da Miami a Buenos Aires fino a Roma. «Basta dittatura», o ancora «Che Guevara assassino». Complotto dell’imperialismo made in Usa o l’emergere finalmente di una verità storica? Eppure basterebbe leggere l’autobiografia del Che, Textos Políticos, quando è proprio Guevara a scrivere «odio come fattore di lotta, l’odio intransigente contro il nemico che spinge oltre i limiti naturali dell’uomo e lo trasforma in una, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere». Un mito che si incrina e inizia – forse – ad essere messo in discussione e – per alcuni – addirittura nella spazzatura.



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